Cosa succede in Russia: Navalny vs Putin

L’arresto del coordinatore dell’opposizione Alexei Navalny e la mobilitazione dei millennials

Nonostante i fermi, gli arresti, le condanne e gli oscuramenti del blog dal quale coordina l’opposizione in Russia, Alexei Navalny, ha dimostrato di essere l’unico in grado di trascinare in piazza migliaia di persone, tanto da far tremare Vladimir Putin. Intorno alla sua persona circolano una serie di leggende: qualcuno pensa sia una spia americana, altri lo credono un fantoccio del governo messo lì per fare da valvola di sfogo al regime. Un’altra leggenda narra che Vladimir Putin non pronunci neppure il suo nome avvertendolo come una minaccia al potere.

Alla base di questo successo c’è una personalità carismatica e una grande capacità organizzativa, Navalny, infatti, è in primis un grande social media manager. Potrebbe essere etichettato come populista, eppure, con il suo trilocale in periferia, una bella moglie e due figli, aspira ad una vita borghese. Dal suo account Twitter, che vanta più follower di Madvedev, combatte la sua battaglia contro i ladri e i ciarlatani. Il suo programma è vario ed eterogeneo: ha sostenuto la guerra contro la Georgia nel 2008, ma si è schierato con gli ucraini, ha marciato con i nazionalisti, ma è immune alle nostalgie imperial-sovietiche tipiche del putinismo.

Il 27 marzo è arrivata per Alexei Navalny l’ennesima condanna. Questa volta gli sono toccati 15 giorni di prigione per avere opposto resistenza a un pubblico ufficiale. Navalny, infatti, aveva cercato di resistere al suo arresto avvenuto mentre era in corso una manifestazione pacifica contro la corruzione a Mosca.

Dopo l’arresto, come si legge sul profilo facebook di Navalny, la polizia ha fatto irruzione nell’ufficio della Fondazione anticorruzione di Mosca, sequestrando computer ed altro materiale. Contestualmente tredici dipendenti sono stati arrestati.

La protesta nella capitale era solo la punta dell’iceberg del malcontento che si palesava con una serie di manifestazioni in diverse città della Russia tra cui San Pietroburgo, Vladivostok, Ekaterinburg, Nizhny Novgorod, Kazan e Samara. Un movimento di popolo così non si vedeva dal 2011-2012, anche perché, in quell’occasione, il Cremlino aveva risposto inasprendo le leggi sul diritto di manifestare, rendendo davvero semplici gli arresti da parte della polizia. Nonostante l’alto tasso di rischio, un fiume di migliaia di persone si è riversato nelle strade delle principali città del Paese sotto un’unica bandiera: l’anticorruzione.

OVD — Info, che da tempo monitora i livelli di repressione politica in Russia ha stimato che gli arrestati siano stati almeno 800 a Mosca; tra questi c’era anche Navalny, fermato mentre si dirigeva a piedi in piazza Pushkin.

Navalny, il dissidente per eccellenza, a 40 anni è una delle figure più in vista dell’opposizione russa e già in passato aveva subìto diverse condanne, da lui considerate politicamente motivate. Tempo fa ha annunciato la sua intenzione di partecipare alle elezioni presidenziali che si terranno nel 2018, ma non è chiaro se la candidatura verrà accettata. Navalny, infatti, ha collezionato negli anni numerose restrizioni alla libertà personale, minacce e alcune rappresaglie da parte dei sostenitori del presidente. Ha avuto anche qualche problema giudiziario per truffa, con casi che secondo le opposizioni sarebbero stati montati ad arte per impedirgli di candidarsi alle prossime elezioni. Se riuscirà a superare l’ostacolo legale, gli incubi di Putin potrebbero concretizzarsi e anche se Vladimir il Grande riuscirà a fermare Navalny, resta il fatto che oggi, a quanto pare, i ragazzi russi non hanno proprio bisogno di uno zar.

Subito dopo l’arresto, un post su Twitter, ha rassicurato tutti sul fatto che stava bene e ha invitato i cittadini russi a continuare la protesta contro la corruzione.

Prima che il furgoncino della polizia su cui era stato portato riuscisse a portarlo via ci sono voluti diversi minuti, perché i manifestanti hanno cercato di fermarlo.

Il tutto si è svolto nel silenzio della stampa e anche qui, come testimonia Pavel Gusev, presidente dell’Unione dei giornalisti di Mosca, perchè “gli ufficiali di polizia hanno violato il diritto costituzionale dei giornalisti a raccogliere informazioni” fermando alcuni di loro durante le proteste. “L’Unione dei giornalisti di Mosca — ha dichiarato Gusev — ha un accordo con il dipartimento di polizia per gli accrediti speciali dei giornalisti che coprono eventi pubblici. I nuovi capi del dipartimento di polizia cittadino o non ne sono a conoscenza o lo hanno ignorato per una qualche ragione”.

Nonostante questo, non si sono fatte attendere le reazioni.

Gli Stati Uniti, tramite una nota di Mark Toner, portavoce del dipartimento di Stato Usa, hanno “condannano fermamente gli arresti”, e hanno chiesto al governo russo di rimettere tutti in libertà. Anche l’Unione Europea si è accodata alla richiesta: “Le operazioni di polizia nella Federazione russa hanno impedito di esercitare le loro libertà fondamentali, fra cui la libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, che sono iscritte nella costituzione russa”. Il governo tedesco giudica “incomprensibili e preoccupanti” gli arresti. Lo ha detto il portavoce dell’esecutivo Steffen Seibert nella conferenza stampa del lunedì. “Nel pieno rispetto della sovranità russa e delle sue leggi, non posso che riconoscermi nella posizione espressa dall’Ue e ribadire la nostra fede nei principi di libera manifestazione del pensiero regolato dalle convenzioni internazionali”, ha detto il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, in visita a Mosca, nella conferenza stampa congiunta con il collega russo Sergey Lavrov. Nonostante il mondo chiedesse a gran voce libertà per i manifestanti fermati, Navalny ha dovuto scontare la condanna per intero ma l’oppositore di Putin, se possibile, ne è uscito rafforzato.

La Russia di oggi, se comparta all’ultima Unione Sovietica, gode certamente di maggiore benessere, anche se, non si può omettere, che a seguito delle crisi economiche del 2008 e 2014 la cosiddetta classe media vive una condizione incerta e delicata.

Quello che colpisce di questa situazione è la massiccia adesione alle proteste dei giovani, ovvero quella fascia di popolazione che è nata e cresciuta sotto il regime di Putin. Perché, allora, i millennials si sono schierati con Navalny?

Galeotto fu un audio messo in rete da uno studente liceale di Briansk che ha registrato un’invettiva della preside volta a stigmatizzare le attività di Alexei Navalny. Approdato su VKontakte, il Facebook russo, l’audio ha totalizzato 1,2 milioni di ascolti. Dalla ricostruzione dei fatti sembra che tutto sia iniziato quando uno studente del liceo di Briansk ha creato un gruppo a sostegno della protesta anticorruzione andata in scena il 26 marzo. Il ragazzo è stato prelevato dalla polizia durante le lezioni per dare conto del suo operato in rete ma il fatto non è passato inosservato tra i suoi compagni che hanno iniziato a rumoreggiare e quando sono stati convocati dalla preside che li ha incoraggiati a sostenere Russia Unita di Putin hanno registrato tutto. L’audio è subito diventato virale e la mobilitazione giovanile è stata quasi automatica.