Un anno di merda, per chi?

Il 2016 è ormai ampiamente riconosciuto come uno dei figli più brutti del nuovo millennio, riformuliamo, la nostra bellissima classe disagiata di bianchi universitari che ormai siede comodamente al comando della “industria culturale” lo considera l’anno in cui il sogno liberale si è infranto. L’Europa è stata colpita dal calcio della Brexit sui denti, Donald Trump ha vinto contro Hilary Clinton. Il mondo si sta rivoltando su se stesso e facendo il terzo dito in faccia al sorriso accondiscendente della classe dirigente.

Domani si vota per il Referendum Costituzionale che è stato considerato come nuovo culmine di questa “serie di sfortunati eventi”. A questo punto non resta che chiedersi se sia davvero cosi? Siamo di fronte ad una tragedia greca? il voto di domani è veramente l’equivalente del gesto centrale, della buona azione che poi si rivolterà contro se stessa, in pieno stile adolescente brufoloso, per farci piombare nella disperazione? Vorrei proporre una riflessione, tipo uno di quei specchi vecchi pieni di ruggine che si trovano nelle case polverose e che nessuno, su qualche punto che mi sta a cuore.

1. La democrazia è una conquista, non una sconfitta. L’argomento che circola oggi sulle pagine facebook, mi fa rabbrividire. E’ elitista, sporco ed arrogante, e badate bene che ci sono passato anche io. Me li ricordo gli anni di Berlusconi in cui il popolo democratico mi faceva schifo. Mi ricordo gli anni delle primarie in cui il popolo democratico mi faceva schifo. Mi ricordo. Quello che vedo risuonare nella cassa di risonanza di facebook, è un fenomeno pericoloso, sono le parole dell’élite liberale dopo la prima guerra mondiale, quando il popolo richiedeva a gran voce la sovranità. Il bollare la voce del popolo come tremendamente suscettibile all’arte oratoria e’ ancora una volta non essere in grado di esaminarsi e capire perché’ l’arte oratoria si trasmette cosi facilmente. E non basta un si, ma loro sono populisti. Cosi avete già dimostrato di non capire

2. Le tre crisi che hanno travolto l’Europa nell’ultimo decennio, sono state magistralmente non affrontate. La crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano (o per meglio dire del troppo credito al sovrano) e la crisi dei migranti sono stati dei campanelli di allarme di un sistema che non era in grado di reggersi se non sulle spalle di una costruzione sociale piramidale. Quello che e’ avvenuto nella risoluzione delle crisi economiche e’ stato praticamente pagare il gioco d’azzardo del 20% piu’ ricco del mondo con i servizi del restante 80%. La ridistribuzione esiste solo che avviene per le spese. Oltre il 90% dei fondi dati alla Grecia sono stati utilizzati per pagare i creditori (banche) dei paesi che gli avevano erogati, spostando iil costo dell’aggiustamento al mercato del lavoro greco, spagnolo, portoghese e italiano. Il sogno dell’Europa e’ smaterializzato il giorno in cui ha deciso di essere al di sopra del processo democratico nel rimettere “a noi i debiti degli altri”. Ora, l’Europa era un bel sogno se non ne avevi capito le premesse o se quelle premesse ti avvantaggiano, questo per dire, essere anti europa non significa essere antieuropei, significa essere contro alcune idee di europa -tipo quella ordo-liberale per dirne una.

3. Riguarda il voto di domani: logicamente, si tratta di un voto su una riforma. Punto. Il primo ministro, dopodomani, ha la piu’ completa e assoluta libertà ( e il dovere a mio parere) di rimanere in carica e continuare a guidare il paese. Quello che voglio dire e’ che domani, comunque vada, il voto non e’ sulla coalizione che governerà questo paese; quello e’ un compito che spetta alle elezioni e capisco, ultimamente non siamo stati così abituati a votare il governo e il governo non sa piu’ se il popolo lo voglia o meno. Così insicuro che lo si trova ansioso di avere l’approvazione del popolo ad ogni occasione, europee, referendum, cosa ordinare a pranzo, un po’ come un bambino geloso della propria madre. Domani si vota la riforma costituzionale, e porca puttana, solo quella.

4. Hai paura del cambiamento. Purtroppo, a mio parere, cambiare per dimostrare di essere in grado di cambiare non e’ il cambiamento che cambierà le cose in meglio.

5. Ma abbiamo lo stallo istituzionale. Gli americani volevano la seconda camera per assicurarsi contro la vittoria dei comunisti in un eventuale sistema monocamerale, io voglio la seconda camera per assicurarmi contro la vittoria neoliberista in un sistema bicamerale fatto a culo; se fosse stato un saggio su una proposta di revisione costituzionale non credo avrebbe raggiunto nemmeno la sufficienza. Meglio restare fermi che andarsene a fanculo.

6. Siamo tutti ideologici. Questo e’ un punto che mi sta a cuore; molta della ideologia contemporanea -quel modello di sinistra che si mimetizza abilmente con la destra per ingannare gli elettori del centro distratti, per poi subito tornare a sventolare bandiere di socialismo- si nasconde dietro a ideologie che si mascherano come evoluzioni naturali del pensiero economico o politico. il ruolo della finanza nell’economia e’ ideologia, il ruolo della competizione e’ ideologia, il ruolo del governo nell’economia e’ ideologia, l’accettare i modelli e i valori liberali e’ ideologia, mascherarsi dietro l’assenza di ideologia e’ ideologia, l’econometria e’ ideologia (vecchia impostazione positivista). Siamo e siete tutti ideologici, quindi quando la prossima volta che rivolgete l’accusa ideologica a qualcuno ricordate che e’ come accusare un malato di essere in vita, lo state colpevolizzando per il vostro stesso reato.

Sono sei pezzi sconnessi di incazzatura in generale. Insomma il 2016 e’ stato un anno bruttino secondo molti, perdere contro qualcuno che si reputava stupido e’ sempre un problema. Capire il perche’ di quella stupidita’ o non farlo sara’ l’inizio o la fine della tragedia della democrazia moderna.

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