Perché facciamo la fila all’Expo?
Paolo Iabichino
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Però occorre essere onesti: sei ore di coda ci sono in un solo padiglione (Giappone) e dipendono esclusivamente dalla progettazione di quel singolo padiglione che prevede una visita di 50 minuti per un massimo di 50 persone alla volta (la matematica fa il resto).

Dopodiché lungi da me negarlo, le code ci sono (quasi) in tutti i padiglioni e viaggiano tra una e due ore. Però tranne rarissimi casi (vedi sempre Giappone) sono code tutt’altro che immobili. Poi se la visita sarà valsa l’attesa credo che sia una questione che afferisca a ciascun padiglione, ma se si è disposti a fare un’ora di coda a Gardaland per un’attrazione che poi dura cinque minuti e c’era anche lo scorso anno e ci sarà anche l’anno prossimo allora non mi sembra così spropositato fare un’ora di coda per un padiglione che posso vedere solo qui e ora.

Peraltro in una settimana da pendolare mi toccano tante ora di attesa quante per una giornata a Expo. E questa cosa sì che possiamo dire che è tutta italiana (le code alle esposizioni universali c’erano anche nelle precedenti edizioni organizzate da nazioni ben più blasonate) e se vogliamo analizzare un comportamento sociale allora fa più specie vedere come accettiamo tacitamente queste ore buttate rispetto a quelle che coscientemente decidiamo di “investire” per vedere qualcosa che domani non ci sarà più.

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