UN MONDO DI MIGRANTI

Oggi il mondo è una grande torre di Babele, è un mondo di migrazione di lingue, culture, abitudini che si vanno a fondere in una società sempre più multietnica.

I migranti nel mondo sono più di un miliardo se si tiene conto anche delle migrazioni interne agli Stati. Ciò vuol dire che essi pesano per il 14% della popolazione mondiale: 1 abitante su 7 nel mondo è un migrante.

Questo è un flusso inarrestabile che non può essere certo fermato con muri di filo spinato, né manganelli, né lacrimogeni come abbiamo visto fare in questi anni . Nel campo delle scienze naturali a regolare la direzione del flusso è una legge fisica: il flusso di elettroni che parte dall’anodo, dove avviene una reazione di ossido-riduzione (redox), e arriva al catodo; il flusso dell’acqua in pressione che va nella direzione in cui il carico piezometrico decresce. Analogamente la legge che regola il flusso di una popolazione nella società odierna è la legge dell’ineguale sviluppo economico; cioè lo spostamento avviene da una zona a minore ad una a maggiore sviluppo capitalistico.

È una legge scientifica sempre valida in una società con diversi livelli economici.

Oggi l’Europa ha bisogno della popolazione migrante per mantenere gli standard necessari per il welfare, il sistema pensionistico e la produzione industriale. Ciò a causa dei bassissimi tassi di natalità attualmente presenti: ad esempio in Italia, secondo l’ISTAT, in ogni nucleo familiare nascono 1,3 figli. Tassi ancora inferiori sono presenti in alcune zone della Germania.

Il calo demografico che l’Europa sta affrontando ha ripercussioni molto negative ed è dovuto ad un tasso medio di natalità di 1,51 figli per nucleo familiare (dato riferito alla EU a 27 Stati). Con questi tassi è in discussione anche la continuità della specie umana: un paradosso per una società sviluppata in senso capitalistico come l’Europa. Anche per questo servono i migranti. Per concludere avrei potuto descrivere il flusso dei migranti europei italiani, tedeschi e francesi che all’inizio del Novecento partirono per l’America: nella sua forma, ma anche nella sua sostanza, esso non sarebbe molto diverso da quello che oggi è costituito da Siriani, Afghani, Eritrei… Allora una riflessione si scorge naturale: una generazione come la nostra, la cosiddetta generazione 2.0, abituata all’innovazione tecnologica senza fine, ha senso che debba osservare un fenomeno del genere: barconi affondati nel mar Mediterraneo, gente morta asfissiata in un camion in Austria o l’immagine del bambino siriano morto sulle spiagge della Turchia? Allora è necessaria una riflessione per un vero cambiamento.

benezzine yousef

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