Cari Compagni e Compagne,

La parola militante deriva dal latino “miles” (soldato), ma escludendo il collegamento rapido, che ognuno di noi farebbe, alla guerra, ciò che rimane è “colui che partecipa attivamente ad un gruppo”. 
Sono convinto che “militanza” sia una delle parole più belle del nostro vocabolario. È un concetto che difficilmente, oggi, viene espresso adeguatamente, ma forse, questo rende quella parola ancora più unica ed importante.

Militante è ciò che io mi considero. Ed è con tale sentimento che ho contribuito alla Festa dell’Unità dei giorni scorsi. Vi parlo della Festa perché è uno di quei momenti in cui il “militante” prende forma e si realizza in tutta la sua pienezza.
È un momento di condivisione, dibattito, formativo, impegnativo, a volte stressante, ma soprattutto di gioia. E soprattutto, senza il militante è un momento che non ci sarebbe. Potranno essere 50 come 100 come 1000 braccia, ma senza di esse non sarebbe realizzabile. È uno dei momenti più entusiasti, costanti ed inimitabili che il Partito Democratico ha da offrire a chi ogni giorno partecipa attivamente a quel gruppo; ne è militante.

Quest’anno, per la prima volta, una serata è stata organizzata dai Giovani Democratici ed era completamente dedicata ai ragazzi e alle ragazze. Chi è “un addetto al lavoro” (termine che invece odio) sa quanto impegno è necessario nella realizzazione di tal evento. Non c’è niente che mi renda più orgoglioso e fiero di questo. In un anno, quei sei ragazzi che si incontravano per la prima volta dentro una sede di partito malconcia si sono conosciuti, hanno condiviso le proprie idee politiche, sono diventati molti di più ed hanno avvicinato nuove persone alla politica, hanno fondato una sezione della giovanile, hanno scritto un programma per le elezioni locali (dimostrando così di essere l’unica lista ad avere proposte reali e serie per le politiche giovanili, consultabili qui), hanno costruito progetti, iniziative ed eventi, hanno fatto campagna elettorale, hanno speso il loro tempo a distribuire volantini, ai banchetti, ai seggi, a convincere l’amico al bar, e oggi incoronano il tutto con la prima serata giovani della Festa dell’Unità locale. Con hamburger, birra, musica e un dibattito sulla cannabis.

E ora? Ora ci sarebbe da festeggiare quell’obiettivo tanto sperato e raggiunto. Ma in realtà non festeggio proprio niente, perché quel sentimento è finito.
La mia militanza all’interno del Partito Democratico è terminata. Perché “colui che partecipa attivamente ad un gruppo” non lo fa casualmente, lo fa per senso di appartenenza, perché ci crede, per questo vi si impegna. E quel senso di appartenenza, purtroppo, l'ho smarrito.
Non certo da oggi, o durante la festa: è andato perduto in costante aumento negli ultimi mesi, e i primi dubbi erano nati più di un anno fa'. Ma non mi sono mai dato per sconfitto, ho creduto e ho lottato per il cambiamento e il rinnovamento che speravo. Sposai Rivoluzione Socialista, il progetto politico, guidato dal Presidente Enrico Rossi, che più si avvicinava alla mia idea di partito, idee, proposte, riforme, d'Italia ed Europa. Oggi quella prospettiva non esiste all’interno del Partito Democratico, risiede in Articolo UNO - Movimento Democratico e Progressista, ed io, con non poca difficoltà, dopo diverse notte insonni e confronti con molti compagni (e veri amici) decisi di non seguirla. Le battaglie vanno fatte dall’interno. Anche se il congresso è stato malgestito e sleale, ora, che finalmente ne avevamo l’opportunità era il momento per tentare quel cambiamento che in tanti chiedevamo.

Definisco i giorni della scissione quelli in cui toccò ai giovani diventare saggi. Sandro Pertini con parole semplici e chiare disse che più di sermoni, noi abbiamo bisogno di esempi di onestà ed altruismo. Quelli furono i giorni in cui molti dirigenti del nostro partito, in completo disinteresse dei 360'000 iscritti, hanno tirato fuori la peggiore parte di sé. Hanno preferito sé stessi ai militanti. Toccò a noi dire “fermatevi”, ad organizzare una raccolta firme e un presidio per richiamare al valore fondante del PD: l’unità. Ma, nostro malgrado, non servì, ognuno andò per la sua strada.

E in quel congresso Andrea Orlando, nonostante tutto, ha avuto coraggio di raccogliere quel senso di appartenenza ormai perso, di ridare una speranza ai tanti che come me avevano visto i propri sogni fallire, rimanere tali. 
Sostenere la nostra mozione, far valere e credere nelle proprie idee, intervenire per difenderle ed esaltarle, sia nella sezione più piccola e sconosciuta che al fianco di politici di alto livello come Brando Benifei, Andrea Orlando e Gianni Cuperlo è stato formativo ed emozionante.
Grazie al Partito Democratico ciò ch’era solo appassionante lettura, ciò ch’erano “solo” scritti, dichiarazioni, interviste, proposte, idee impersonatesi al meglio nella figura di Enrico Berlinguer si sono in me evolute nella speranza e nel sogno del concreto, del realizzabile. Con questo non voglio dire che dobbiamo prendere il programma politico del Partito Comunista Italiano e compierlo in pieno, ma per dirlo con le parole di Eric Hobsbawm: <[Enrico Berlinguer] ha lasciato ai suoi successori una base solida per i problemi del futuro>.

Il Pci di Enrico Berlinguer e la Dc di Aldo Moro erano la base del progetto PD, il coinvolgimento, in un unico movimento di tutte le forze socialiste, progressiste e popolari che nel nostro contesto storico e politico sarebbero state in grado di dare all’Italia e all’Europa la necessaria e giusta svolta per la realizzazione di un governo, di leggi, di prospettive a lungo-medio termine di cui andare fieri e che avrebbero ridotto le disuguaglianze della nostra società. Il compromesso storico che si evolveva nell’alternativa democratica alla destra moderata ed estrema, gli interessi di tutti contro quelli di pochi.

Ho creduto e sperato, e per questo atteso, che anche dopo la sconfitta congressuale, il segretario nazionale rieletto potesse avere, comunque, il buon senso di riallacciare i rapporti con quella parte del partito che da lui è spesso rimasta delusa ed insultata. Ho creduto e sperato che si potesse riavviare il procedimento per costruire l’agenda programmatica del Partito Democratico insieme. Ciò non è stato fatto e non si ha l’intenzione di farlo. Dalla segreteria alla direzione, tutto si muove a seconda del bilancino delle correnti interne. La mozione Renzi-Martina è diventata l'agenda stessa del PD, magari per alcuni anche legittimamente, e le nuove scelte e linee politiche vengono calate dall’alto, tra l'altro in aggiunta ad una comunicazione mediatica deplorevole.
Voglio precisare che il mio dissenso nei confronti del Partito Democratico, o meglio della cd maggioranza è ideologico, non personalistico. Matteo Renzi è un rappresentante, probabilmente non il migliore per questioni di carattere, ma ne rimane la figura portante e non è senza di lui che tutto sarebbe risolto, magari meno complesso, ma non risolto.

[Ma] <In un partito stai se hai l’agibilità per viverlo. Se puoi esprimerti, far valere le tue proposte nei luoghi misti. Se alla guida non c’è chi usa le primarie come la clava dei Flinstones. […] Molti se ne vanno perché sentono offesa la loro dignità, la piccola o grande biografia che si portano addosso. Non capire questo vuol dire chiudere l’ombrello sotto il temporale.> (Gianni Cuperlo)

Non mi adeguo ad un partito che non è più in grado di rispondere alla necessità dei suoi originali elettori, non mi adeguo ad un partito che li ha traditi ed umiliati, che li ha costretti a sfogare la loro rabbia nell’astensionismo, o nel populismo-5stelle. La sinistra non si è dimostrata coerente con la propria storia, divisa e disorientata a causa di una classe dirigente che ha preferito inseguire il consenso nel breve periodo, invece che investire per una crescita più forte e duratura, facendoci guidare dai sondaggi e trasformando il partito in comitati elettorali catch-all permanenti. La crisi economica ha colpito principalmente il mondo del lavoro e la classe media. La sinistra dovrebbe avere il compito di proporre una visione del futuro alternativa a quella liberista che ha causato la crisi. Invece, abbiamo commesso l’errore di identificarci con l’establishment.

Non mi adeguo alla subalternità all’agenda economica liberista che ha reso la nostra proposta politica meno chiara. Il capitalismo finanziario ha allargato il divario tra i pochi ricchi e il crescente numero di persone sotto la soglia della povertà, come illustrato dai rapporti OCSE. La detassazione generale è diventata parte integrante della linea politica del Partito Democratico senza tenere conto della loro progressività, come stabilisce l’art. 53 della Costituzione. Abolire l’IMU su tutte le prime case ed alzare il tetto all’uso dei contanti sono state due scelte profondamente sbagliate e che vanno contro agli ideali e ai valori che dovevano guidarci.

Non mi adeguo a una sinistra che non sa creare lavoro, promuovere iniziative per la lotta alla povertà. I giovani professionisti, nuovi insegnanti, piccoli artigiani sono oggi esclusi.
Non esiste la volontà e la possibilità di rimettere in piedi un rapporto costruttivo con i sindacati, riconoscendo, comunque, ch’essi stessi dovrebbero avere il coraggio di evolversi ed adeguarsi ad un nuovo mercato del lavoro.

La disoccupazione giovanile ha raggiunto in Italia livelli insostenibili. È necessario dare un ricambio generazionale alla PA. Com’era scritto nel manifesto di Democratici Socialisti: “Un piano mirato che consenta ai più anziani di poter andare in pensione e l’assunzione di 100.000 giovani è economicamente sostenibile per il nostro Paese.”
Combattere le disuguaglianze partendo da una Equal Pay Act, una legge per l’equità salariale e accogliere l’invito del Parlamento Europeo a riconoscere ai lavoratori un congedo di paternità obbligatorio. Ma tutto questo non fa parte dell’agenda di governo del Partito Democratico.

Non mi adeguo al processo di deregolamentazione del mercato del lavoro a livello europeo, alla semplificazione delle procedure di licenziamento. Nonostante il suo fallimento l’austerità resta un elemento fondamentale della politica economica europea. Il PD ha perso completamente l’idea di spingere per la creazione di una vera forza europea di matrice socialista, nonostante sia la forza più rappresentata in europarlamento del PSE.
Il nostro compito della sinistra era quello di invertire la rotta, fare fronte all’impatto della globalizzazione sulle vite dei cittadini europei e raggiungere una maggior coesione socio-economica, non quello di sostenere forze liberali ed in contrasto con la nostra idea di Europa come il movimento En Marche di Emmanuel Macron. (A questo proposito allego un recente scritto di Gianni Pittella)

Per quanto i dati sulle assunzioni grazie alla riforma della buona scuola possano considerarsi buoni, la rottura con il mondo degli insegnanti e degli studenti ha generato un nuovo e ulteriore, aggiungo comprensibile, disprezzo nei confronti del Partito Democratico. Non mi adeguo a chi giudica vittorie delle pesanti sconfitte e non sa riconoscere e riparare ai propri errori. Non puoi pensare di comprare voti con il bonus cultura (facendone una bandiera di uno dei provvedimenti di sinistra di questo governo, non so bene con quale logica) se gestisci nel modo meno appropriato stage, alternanza scuola/lavoro e l’orientamento al lavoro nel post-diploma. Un governo colpevole d’aver creato una nuova generazione che vede la politica come nemico. La cultura si crea, non si compra. Il Pil del settore culturale italiano corrisponde a 40 miliardi di euro. Se ne investissimo l’equivalente degli investimenti medi europei, ovvero 6 miliardi, potremmo ricavarne minimo 120 all'anno.

Non mi adeguo alla riduzione del tema migrazione ed accoglienza rifugiati in indecorose e facili comunicazioni già appannaggio del Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Il superamento dei CIE non rientra nel programma politica del Partito Democratico, ed è una vergogna.
Non mi adeguo alla politica del compromesso al ribasso sulle questioni fondamentali. Il reato di tortura, della proposta di legge originale ha solo il nome. Sullo Ius Soli temperato e Ius Culturae è stata svolta una strategia politica ai limiti del ridicolo. Le Unioni Civili, per quanto possano essere un passo avanti, non sono soddisfacenti se non si lavora per introdurre il reato di omofobia, il matrimonio egualitario e la stepchild adoption. Su quest’ultimo punto, per quanto ogni opinione sia rispettabile, vorrei capire perché nonostante le direttive del Partito Democratico siano state chiare, alcuni parlamentari della cd maggioranza hanno votato contro, ma la solfa dei traditori sleali riguarda solo la cd minoranza immagino.

Non mi adeguo all’inerzia di riconoscere e risolvere i problemi che affliggono il partito, da quelli economici all’abbandono della propria base, dei propri militanti, della continua silenziosa scissione, a quelli del consenso elettorale. Non mi adeguo alla mutazione in corso, ho lottato contro di essa ed ho pianto nei momenti in cui l’ho considerata inaffondabile.
Non mi si chieda di ossequiare, portare lealtà o altro nei confronti di una maggioranza chiusa ed arrogante, che sa solo mettere all’angolo o spingere fuori dalla porta chi è contrario, anche se in senso costruttivo. Io non mi adeguo e l’unità di partito è ben altro da ciò che si prospetta. Non bastano due semplici parole (Avanti, insieme), ci vogliono anche i fatti. Come ha detto il segretario stesso: “Chi non è d'accordo scenda dal treno.”

Io scendo, ma non mi fermo.
La mia militanza riparte dai bisogni. La mia passione per la politica è troppo forte per essere frenata nei suoi primi momenti di sconforto a soli vent'anni. I miei valori, idee e prospettive che oggi non sono più collocabili nel Pd, trovano il giusto spazio, senso e rispetto nel progetto avviato in quella Piazza di Santi Apostoli, in Roma, nella nuova casa comune del centrosinistra ed ho tutta l’intenzione di continuare a spendere le mie energie, il mio entusiasmo ed impegno in quel nuovo sogno.
Compagni vi abbraccio, manterrò per ognuno di voi la stessa stima e rispetto che avete da sempre meritato, con alcuni sono sicuro di ritrovarmi presto, ma per troppo tempo sono stato fermo davanti ad un bivio, e stavolta giro a sinistra e poi tiro dritto per quella strada, magari più tortuosa, ma che affronto con entusiasmo ed onestà intellettuale, dove trovo che sussista l’unica possibilità di rinascita di un centrosinistra forte e coeso che lotti per un presente e futuro migliore, al fianco di quei milioni di cittadini a cui si vuole ridare rappresentanza.

<Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.> (Enrico Berlinguer)