Di vecchi cappotti e sorprese

Allungare le mani in un vecchio cappotto e trovare qualcosa di inaspettato, rimanere sorpresi di come ci si era dimenticati di quella piccola parte delle propria vita, perché quel piccolo oggetto in un momento nel passato avevo avuto uno spazio nei nostri pensieri. Ci assale quasi la meraviglia di aver rimosso un particolare della nostra vita, ma la sensazione ha anche un retrogusto piacevole e domestico. Come se ci fossimo lasciati intenzionalmente una traccia dal passato, per farci una sorpresa.

Così mi è successo qualche settimana fa, mi ha colto impreparato pensare di aver ritrovato una parte di me, un atteggiamento, che molti anni fa ti aveva fatto forse innamorare.

Gli anni si sono posati come pellicole trasparenti, un singolo strato sembra perfettamente permeabile alla luce, ma quando il numero aumenta uno strano effetto fa si che la trasparenza si perda. Allo stesso modo alcune parti di me sono scomparse. Le ho lasciate in disparte, le ho fatte sentire sole, non ci parlavamo più.

Lentamente ho avuto la sensazione che il mio aspetto si stesse modificando. Un orco. Grossi e cisposi peli nelle orecchie, sulle sopracciglia e l’attitudine a vivere in luoghi isolati e melmosi. Lo sguardo torvo e arrabbiato. Tornando a casa l’unico obiettivo era quello di chiudersi la porta alle spalle.

Quando ti vedi come un mostro poi fatichi a capire perché gli altri possano trovare qualcosa di interessante in te. E allora alzi il ponte levatoio e riempi il fossato di coccodrilli. Anche i pochi che avrebbero le chiavi per aprire forse hanno sempre meno voglia di venire a trovarti.

Ho sempre vissuto con la paura del ridicolo. Di essere frainteso, con la sensazione di non trovare qualcuno che mi somigliasse. La paura di volare libero e l’ansia di esaudire le aspettative di altri hanno sempre minato le mie decisioni. Dopo tanti anni, guardando indietro, le decisioni che ho preso e che amo di più sono spesso quelle che riguardano la mia vita sentimentale. La migliore quella di venire a Bristol a riprenderti, consapevole solo dei miei sentimenti e con tanti amici contrari. Tutti mi consigliavano di lasciarti andare andare, che ormai era finita. E invece siamo qui con due bambini bellissimi.

Negare la propria natura è triste e ha delle conseguenze. Tutti i “no” che ti dici da solo e ti imponi si ammucchiano come rifiuti e formano un muro che ti ostruisce la vista. Non sai più cosa c’è fuori e ad un certo punto non ti interessa più.

Forse adesso sembro ridicolo, illuso o idealista, forse qualcuno scuoterà la testa anche per queste parole, ma credo sia sempre stata la mia natura.

E’ diventata forte è l’esigenza di comunicare. Vivo in conflitto perché una parte di me mi urla in continuazione di non perdere mai il controllo, di essere sicuro di ogni mossa. Ma comunicare vuol dire rischiare qualcosa, rischiare di essere fraintesi. Oggi forse più che mai. Ma non voglio lasciare le cose intentate per colpa di qualche senso di pudore.

E così, quando è ricomparsa qualche settimana fa, quella sensazione di presenza e di soddisfazione per aver detto e fatto qualcosa a cui tenevo, è stato come ritrovare un tesoro perduto. Una cosa preziosa e dimenticata. Ho pensato a te, a come mi hai visto negli ultimi anni uccidere i sogni e trasformarmi nel fantasma di me stesso.

Ma oggi è diverso. A volte sono per strada con la musica nelle orecchie e mi abbandona quel masso che sembro avere sempre al collo e cmi affonda e mi assale la voglia di ballare. Non ho mai ballato, mi sono sempre sentito goffo e maldestro, il perfetto bersaglio per ogni tipo di ironia sull’argomento. Oggi credo che mi interessi un po’ meno cosa possono pensare gli altri. Ballare per strada sembra una cosa così terribile? Non credo, penso invece che se qualcosa ti spingere a esprimere un’emozione è meglio lasciarla andare e liberare. Il mio corpo però credo non mi segua ancora, ma lavoreremo anche a quello. Non mi interessa più se sembro goffo, stupido, ingenuo o ridicolo, non posso più tenermi tutto dentro e vederlo scomparire.

L’emotività, oggi, mi sembra davvero una risorsa incredibile.

Ho avuto paura di perderti ad un certo punto, ti ho dato la colpa delle mie sconfitte.