“Chiedi a Gugùl!”

Internet serve per trovare l’anima gemella, ma soprattutto per perderla.
 Internet serve per trovare un lavoro, ma soprattutto per perderlo.
 Internet serve per risparmiare tempo, ma sopratutto per perderne.

I “giochi alla frutta” di Google sono stati l’unico nostro legame con le Olimpiadi. Qui non abbiamo visto niente. Le competizioni per nazioni, i giochi con le frontiere, non ci appassionano, ma subiamo comunque il fascino dell’eccellenza, quella sportiva inclusa. Se ne avessimo avuto la possibilità, avremmo guardato qualche gara.

Abbiamo notato che l’Italia ha conquistato un gran numero di medaglie. Provengono da sport dei quali agli italiani interessa molto poco o addirittura niente. Agli italiani interessa solo il calcio, che notoriamente è più spettacolo che sport. Alle Olimpiadi l’Italia calcistica nemmeno si è qualificata.

Tornando ai “giochi alla frutta” di Google, confessiamo che per qualche giorno ne siamo stati assidui consumatori. Dell’arte di perder tempo siamo degli illustri accademici, ma dal giogo dei videogiochi, ossia dai videogioghi, per miracolo ci siamo disintossicati presto. Arrivata la Playstation, ne eravamo già immuni. Non ci ha avuto.
 La potenza di fuoco — e, per l’occasione, di frutta — di Google ha fatto sì che ci siamo trovati ad armeggiare coi loro giochini. Il nostro preferito, quello del golf. Certo, completare il percorso in ventotto secondi è una soddisfazione indicibile, ma conosciamo modi migliori per occupare il tempo.

Qualche giorno fa, qui in redazione stavamo discutendo di dinosauri, uno dei temi preferiti dal nostro apprendista di quattro anni e tredici giorni, Ismail. Non conoscevamo il nome di un particolare tipo di animale preistorico e lui, candidamente, ha suggerito: “Chiedi a Gugùl!”, con l’accento sulla seconda u. Da Gulùl adesso è Gugùl, piano piano ci arriviamo. In ogni caso, è già più avanti dell’ex Presidente del Consiglio in carica.

A quattro anni, Google è già il suo punto di riferimento, ha credibilità. Gli adulti, per i consulti medici, fanno la stessa cosa: a molti vien più facile rivolgersi al motore di ricerca che non al medico. Avanti così, senza paura, a vele spiegate per il tiepido mare di Internet.

Fra poco ricomincia un nuovo anno scolastico e il Codacons pubblica le cifre allarmanti del caro-scuola. Motivo dell’orrore non è solo il quanto, ma il cosa. Spero che gli zaini dei nostri apprendisti non contengano tanti libri cartacei, ma un solo tablet. E per il programma di studi, proponiamo lo slogan: meno caravelle, più HTML.

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Originally published at zenzerob.wordpress.com on August 21, 2016.