La baggianata del burkini (ad agosto si perdona tutto)

Ah, l’estate! Il caldo fa brutti scherzi. C’è poi il buco dell’ozono a complicare la situazione, nemmeno per le restanti tre stagioni c’è troppo da star tranquilli. In Francia quest’anno il sole deve essere stato di quelli cattivi.

Quale miglior mese, se non agosto, per agitare la baggianata del burkini? Fortunatamente noi non eravamo in Europa e, di questa cagnara assurda, sono arrivati solo degli echi lontanissimi.

I nostri cugini d’Oltralpe hanno vietato alle donne la carnevalata di un abbigliamento simile a quello di un palombaro. Per la serie: donna, zitta e muta. Da sub.
 Anche in Italia, a livello di effetti del caldo, non si è scherzato. Nel dibattito stucchevole si sono tuffate, tutte d’un pezzo o al limite in due (pezzi), le femministe italiane che, nell’islamofobia si sono ritrovate vicine — pur con stili diversi — alla signora Santanché, che organizzava manifestazioni anti-burqa provocatorie e non autorizzate nei pressi di luoghi temporanei di preghiera. Ecco, appunto, il burqa.

Questa storia del burkini, fra imprecisioni e bugie, è un imbroglio. Un imbroglio che comincia dal nome: burkini è un neologismo arguto, ma truffaldino. Burkini rimanda un po’ al bikini e un po’ al burqa, ma nel caso specifico le donne musulmane al bagno non si vogliono infilare un burqa gommato indosso. Il burqa copre il volto. A farci notare l’idiozia è stata la nostra amata direttrice algerina. Era stupita, non capiva. Perché in effetti non c’è niente da capire. Ad agosto, però, si perdona tutto.

Del burkini ci è venuto in mente comprando i cornetti mixmini di Algida. Rima galeotta.

Altro colpo per la nostra dieta. Il guaio è andare al Tigros con il nostro apprendista di quattro anni e ventidue giorni. Il carrello passava e quel bimbo gridava: “Gelato!” . I mixmini sono delle dolcissime trappole: sono otto, sono buoni, sono piccoli. Nella loro dimensione ridotta, se ne consuma uno con fare autoassolutorio. Il problema insorge quando, di soppiatto, si ritorna nella zona del congelatore per sottrarne un secondo, poi un terzo, poi un quarto. I dolcetti dovevano essere per i nostri apprendisti, ma poi finiscono anche e soprattutto negli stomaci degli adulti della redazione. E che fatica, quello scartare i cornetti in silenzio, perché non ci si scopra a vicenda.
 Fortunatamente oggi è terminata l’offerta del Tigros. A prezzo pieno ci tenteranno di meno. Leggeremo l’etichetta e rimarremo puntinipuntinipuntini algidi.

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Originally published at zenzerob.wordpress.com on August 30, 2016.