Plastica commestibile

Dalle vacanze si torna sempre un po’ cambiati: nel peso, nel colore della pelle, nella prospettiva di osservazione delle cose. E di valutazione della frutta. In Italia, sul banco degli imputati finiranno in particolare l’uva nera e le pesche, qui di una bontà sopraffina.

Le note dolenti arrivano alla cassa. Le squisite pesche nella foto di sopra costano due euro e cinquanta al chilo, un prezzo che farebbe storcere il naso anche in Italia. E quando si sa che qua uno stipendio normale è l’equivalente di duecentocinquanta o trecento euro, diventa chiaro che la pesca — e la frutta in generale — è da considerarsi alla stregua di un bene di lusso, un genere alimentare riservato ai ricchi. Fra l’altro qua non ci sono i supermercati, men che meno i discount, per cui o si paga tanto o si digiuna. Con il calo del prezzo del petrolio di questi ultimi anni, il potere d’acquisto della moneta locale si è ridotto sensibilmente.

Riscriviamo l’etimologia: sfruttare qualcuno significa lasciarlo senza frutta. Deve essere per forza così, perché nessuno ci ha pensato prima? Privare una persona della frutta significa renderla fragile.
 Ci sono tanti modi per puntinipuntinipuntini sfruttare qualcuno: gonfiare i prezzi fino all’inverosimile oppure offrire merce disgustosa, magari ancora fredda di congelatore. Pensiamo alle schifezze che in Italia a volte abbiamo addentato e che ci siamo persino fatti piacere. Pesche, ad esempio, dure come marmo, acerbe, senza gusto. Una sorta di plastica commestibile.
 E’ anche colpa nostra, è solo colpa nostra: confessiamo che spesso andiamo alla ricerca del prezzo più basso, dell’offerta sensazionale. Ritorna in noi urgente l’esigenza di conoscere meglio quegli infedeli del Gruppo di Acquisto Solidale che si ritrova a pochi bastoncinifindus da Via Sofficino.
 In ogni caso, ora sosteniamo che la commercializzazione di certi generi di schifezze dovrebbe essere vietata. Lo sconto estremo non può essere un’attenuante. Si dovrebbe istituire una sezione speciale della Polizia: Le Forze d’Assaggio. Dovrebbero venire addestrate in Algeria: qui si abituerebbero a cosa significa mangiare della buona frutta e poi tornerebbero in Italia, con licenza di gustare e disgustare la merce in vendita. Sotto una certa soglia di qualità, dovrebbero estrarre dei manganelli a forma di zucchina e distruggere seduta stante il prodotto vomitevole. Oppure apporre un bollino verde bile, segnalando l’oscenità.
 Ci sentiamo pronti per arruolarci nelle Forze D’Assaggio, noi abbiamo il vantaggio d’aver già sostenuto l’addestramento. Saremo spietati, non faremo prigionieri.

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Originally published at zenzerob.wordpress.com on August 16, 2016.