Sei di Pincopallino se…

Sia Pincopallino un Comune del Nord Italia, sia Piazza Chicchessia il suo centro. Si immagini ora che un pincopallinese decida di indire un comizio spontaneo, inviando cinquanta inviti nominali e convocando cinquanta persone alle cinque e cinquanta del pomeriggio in un angolino di Piazza Chicchessia.

Ecco che alle cinque e cinquanta esatte, anzi con un anticipo di cinquanta secondi, il pincopallinese compare in Piazza Chicchessia e appoggia sul pubblico suolo un minuscolo sgabello, cinquanta centimetri di lunghezza, cinquanta d’altezza e cinquanta di profondità. Negli inviti il pincopallinese ha promesso un piccolo rinfresco con salatini e tortine fatti in casa; le prelibatezze sono tutte lì, in una valigia frigo, che il pincopallinese ripone a fianco dello sgabello. Sopra lo sgabello, un amplificatorino a pile da cinque watt, che regola al cinquanta per cento del volume. Come microfono, quello di un karaoke, recuperato in un mercatino dell’usato per cinquanta centesimi.
 Nelle intenzioni del pincopallinese il comizio non dovrebbe durare più cinquanta minuti, ma già dopo cinquanta secondi compare un post rabbioso sull’inevitabile gruppo facebook “Sei di Pincopallino Se…” . Una concittadina della piazza pubblica una foto storta e mossa, nella quale si scorge l’adunanza. Il testo del post è iniettato di rabbia, la chiosa sa di sentenza: “E una vergonia”, senza il conforto né dell’accento sulla e del verbo né del gn del sostantivo seguente. Poi, una raffica di punti esclamativi e di numeri uno. Fra i commenti, giunti istantaneamente, spiccano quelli di R.F.: “Uccidilo”, di W.F.: “Scendi e tiragli una secchiata di ammoniaca in faccia” e di A.A.: “Se vuoi ti presto la motosega e lo fai a pezzi”.
 
Qualcun altro del palazzo di fronte ha già allertato il sindaco. Non solo il sindaco: tutto il consiglio comunale, anche il primo dei non eletti, non si sa mai: Non solo il sindaco in carica, ma anche i quattro precedenti: il caso è troppo grave, potrebbe essere necessario un consulto fra i probi viri del paese.
 Le pattuglie della Polizia Locale di Pincopallino, a sirene spiegate, piombano sul posto, gli agenti scendono dall’auto con le armi in pugno e corrono nell’angolo della piazza, immobilizzando il pincopallinese e disperdendo la folla. La folla si ribella, non tanto per l’interruzione del comizio, ma per il mancato rinfresco finale. Una qualsiasi proposta politica, sociale o economica, presentata in una conferenza o modalità similare, si valuta dal buffet conclusivo.
 Accorrono anche dieci dipendenti comunali di vari uffici, nove donne e un uomo, richiamati in servizio con urgenza. Si improvvisa una Giunta Comunale allargata proprio lì in piazza e si accerta che: 1) il pincopallinese non ha chiesto l’autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico; 2) l’amplificatore non era dotato delle omologazioni della Comunità Europea necessarie; 3) non era stata presentata nessuna S.C.I.A.; 4) il pincopallinese non era in possesso di certificazione HACCP per maneggiare gli alimenti. Guai serissimi. Ecco, se il pincopallinese avesse ammazzato il suo vicino di casa, se la sarebbe cavata con meno.

In una città del Nord dell’Algeria, invece, è assolutamente possibile piazzare una tenda che invade più della metà della carreggiata di una strada percorsa da molte macchine. Senza chiedere niente a nessuno.

Lo abbiamo chiesto per tre volte e la risposta è sempre stata la stessa: “è normale, non serve nessuna autorizzazione”. Ci siamo preoccupati per la reazione dei vicini: “non si lamentano?”. La risposta, nel suo candore, non ha lasciato margini di replica: “E’ perché dovrebbero?”.

La tenda è stata piazzata sulla strada che noi attraversiamo per andare in moschea. E’ proprio oltre il muro, che abbiamo raccontato poco più di un mese fa. Il motivo dell’installazione è una festa del matrimonio. Lo abbiamo capito dalla musica popolar-tradizional-elettronica tamarrissima che attraversava le pareti gommate della tenda. La musica era sovrastata dagli isterici iuiuiù, le grida delle donne che celebrano il lieto evento ,garantendo il chiasso necessario. Quando gli invitati sono tanti e non c’è la possibilità né di ospitarli tutti nell’appartamento o di affidare una sala delle feste, si mette una pezza, anzi… si piazza una tenda. Talvolta le tende vengono piazzate in occasione di funerali, sempre per accogliere le persone che accorrono alla funzione e che porgono le condoglianze.

Siccome l’ironia non è una merce in vendita al Lidl, avremmo dovuto iniziare con una premessa, pur inutile come tutte le premesse. Scrivendola qua alla fine, non è più una premessa, ma una post-messa. E la post-messa è che non auspichiamo certo l’esportazione della tenda selvaggia come modello di organizzazione universale. Allo stesso tempo, però, denunciamo la permessite acuta, l’autorizzazionite paranoide, la certificazionite cronica delle quali l’Italia e l’Europa paiono essersi ammalate negli ultimi quindici anni. Le vittime di questo sistema sono anche le associazioni di volontari, che investono il proprio tempo libero per l’organizzazione di eventi, senza guadagnarci il becco di un quattrino. Il guaio, poi, non sono solo e non sono tanto le carte da presentare e le tasse da pagare, ma i funzionari, talvolta così tronfi, arroganti e ottusi, coi quali ci si trova ad avere a che fare nel disbrigo di queste pratiche. Chi ha orecchie per intendere, in tenda. Quella algerina, tanto c’è posto.

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Originally published at zenzerob.wordpress.com on August 12, 2016.