L’arma contro la dittatura: la corruzione.

Chat politiche

[23/06 18:29] Alter Petrus: Ripensando alle discussioni contro e a favore della riforma costituzionale renziana un concetto veniva portato alla luce drasticamente. Lo stato italiano è altamente inefficiente in primo luogo per l’impossibilità del governo di portare a casa in tempi brevi azioni che possano modificare sostanzialmente la situazione vigente. Insomma l’Italia è un paese ingovernabile, a causa di un sistema istituzionale che porge eccessivamente il fianco alla frammentazione e ad un rimpallo fra gli organi che detengono ogni minima porzione dell’azione governativo-legislativo-giudiziaria, rendendo ogni provvedimento nel migliore dei casi lento, spesso inefficace, a volte controproducente.
[23/06 18:30] Alter Petrus: Insomma la riforma dovrebbe servire a snellire il cursus e rendere più incisiva l’azione di governo. Ora a me poco interessa al momento se la riforma sia ben fatta o mal fatta, ma mi concentro sul suo scopo, che è a parole condiviso da tutti. Rendere l’Italia meglio governabile.
[23/06 18:31] Alter Petrus: E se fosse questo punto, innocente e largamente condiviso, incostituzionale?


[23/06 18:34] Alter Petrus: In realtà il punto che voglio esprimere, è diverso. Penso: e se l’ingovernabilità e ogni peso morto costituzionale fosse non un frutto dell’avanzare del tempo, ma specificatamente calibrato, voluto?
[23/06 18:35] Alter Petrus: No, io parlo dei politici di settant’anni fa
[23/06 18:37] Alter Petrus: Immagina. Siamo nel 1945-46, appena usciti dal fascismo, un governo forte, che ha potuto fare tutto quello che voleva senza intrusioni. Forse strutturare la Costituzione Italiana (da qui in poi CI) come una costituzione forte, al contrario dello statuto albertino, non sarebbe stato abbastanza.
[23/06 18:43] Alter Petrus: Ecco allora l’illuminazione. Una struttura di bilancio dei poteri macchinosa, ingolfabile e difficilmente gestibile, se non dal sistema partitico che l’ha ideata. L’ingovernabilità diventerebbe quindi non un errore di progetto che viene amplificato da settant’anni di utilizzo, ma un particolare realizzato ad arte. La Repubblica Italiana si presenta quindi con una struttura tale da poter vedere realizzati dei progetto a carattere nazionale solo grazie a compromessi e accordi ad ampio spettro. In pratica una unità di intenti ed un bisogno di accontentare molte teste, che genera automaticamente gli inciuci e la corruzione, come mezzo unico per oliare la macchina istituzionale. In un ambiente così definito, l’imposizione di un potere forte sarebbe impossibile e poco voluto. Grandi conflitti politici sarebbero limitati proprio dal fatto che tutto tiene tutto ognuno a legato all’altro da accordi extrapolitici, un sistema di cose che ha tutti gli interessi per rimanere tale e che rigetta ogni spinta individualistica. Ecco allora che (anche) attraverso la corruzione una nuova dittatura si sarebbe evitata.

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