L’Italia Pre-unita (1472–1773)

Ucronie svalvolate

Filiberto I di Savoia (1472–1482): Filiberto sale al trono a soli sette anni. Lorenzo comanda il regno in tutto e per tutto, conquistando Asti, Pisa, Lucca e Siena. Essendo Genova indebitata con i Medici, Lorenzo riesce a porre sotto la sua egemonia la Corsica, ponendo i Doria in funzione di sudditanza al regno.
 Vicario Regio
 -Lorenzo de’ Medici (1469–1492)

Carlo I di Savoia (1482–1490): Carlo I succedette quattordicenne, lasciando la politica a Lorenzo, ormai noto Magnifico. Con Venezia che occupa Mantova e lo Stato Pontificio che conquista Ferrara, la situazione italiana pare riequilibrarsi. La Pace di Asti (1482) pone la penisola in una pentapartizione, con Modena che svolge un ruolo di stato cuscinetto. Non contento della floridità economica data dal potere finanziario fiorentino e dall’acquisizione delle rotte commerciali genovesi, Lorenzo guarda con interesse alle iniziative portoghesi nelle Indie e alla circumnavigazione dell’Africa. Quando un navigatore genovese, Cristoforo Colombo, pone alla sua attenzione il progetto di aprire una nuova strada per le indie, il Magnifico lo sostiene. Per prima cosa organizza un’intesa con il Sultanato di Granada. L’Italia avrebbe offerto al sultano un salvacondotto ed in cambio avrebbe preso possesso di Gibilterra e Marbella, che il vicario progetta di usare come testa di ponte per l’iniziativa di Colombo. L’accordo va in porto, così, mentre Lorenzo corrompe i consiglieri del duca di Medina-Sidonia per appropriarsi della città dello stretto, non ancora passata sotto il diretto dominio spagnolo. Il resto del tempo è occupato dal reperire i fondi e preparare la spedizione a livello logistico.
 Vicario Regio
 -Lorenzo de’ Medici (1469–1492)

Carlo Amedeo (1490–1496): Il vecchio Lorenzo non fa in tempo a vedere Colombo partire Colombo, il 4 Agosto 1492, ma si può dire che il suo spirito aleggi sulla spedizione, che trova il successo, sbarcando in quella che poi sarà riconosciuta come America. L’isola su cui sbarca inizialmente il navigatore genovese viene chiamata in onore del vicario Laurenzia. Alla morte dell’amato vicario, il figlio Piero gli succedette, diventando il centro della politica italiana, senza però avere le qualità di carisma, scaltrezza e affabilità che avevano reso grande il padre. Compie l’errore di portale il piccolo Carlo Amedeo a Firenze, dove viene affidato alle cure del frate Girolamo Savonarola, che tende la fila per impossessarsi del potere. Fa scacciare Piero, che si rifugia a Modena, e diventa nuovo vicario, portando avanti una politica teocratica e facendo leva sulla volontà di un deciso rinnovamento morale.
 Vicario Regio
 -Lorenzo de’ Medici (1469–1492)
 -Piero II de’ Medici (1492–1494)
 -Girolamo Savonarola (1494–1496)

Filippo II di Savoia (1496–1497): Morto il giovanissimo Carlo Amedeo, sale al trono lo zio Filippo, che condanna a morte il Savonarola e, non vedendo di buon occhio neanche i medicei, chiama al vicariato il famoso eroe nazionale Cristoforo Colombo. Questi, però, impreparato all’attività politica, lascia la carica dopo un anno, due settimane prima della morte del sovrano. Il regno si trova quindi in una situazione molto confusa, essendo il successore molto giovane e da molti considerato inadatto per il ruolo in un momento tanto delicato.
 Vicario Regio
 -Cristoforo Colombo (1496–1497)

Filiberto II di Savoia (1497–1504): Filiberto diventa re e nomina immediatamente un vicario molto giovane, di appena dieci anni più grande di lui, Niccolò Machiavelli, abile ed intelligente politico fiorentino, che come prima mossa dichiara neutrale il regno nella questione della successione al ducato di Milano, quindi decide di sfruttare il primato conquistato nel nuovo mondo, che negli anni di crisi politica si era andato offuscando. Innanzi tutto espande la presenza italiana in tutti i Caraibi e prende possesso degli attuali Panama e Nicaragua. Inoltre, per rimpinguare le forze lavoro partite per cercare fortuna nelle Americhe, accoglie tutti gli ebrei e i moriscos scacciati dalla Spagna. Le scorribande di Cesare Borgia lungo il confine, però, costituiscono un caso, che potrebbe incrinare la Pace di Asti, che aveva retto fino a quel momento. La sua morte nel 1507, però, riporta l’equilibrio fra le parti. Intanto, nonostante i tentativi di Ludovico il Moro, Milano era caduta nelle mani dei Francesi.
 Vicario Regio
 -Niccolò Machiavelli (1497–1527)

Carlo II di Savoia (1504–1553): I primi anni di regno di Carlo II furono pacifici, caratterizzati dall’espansione degli interessi e delle influenze in America, mantenendo allo stesso tempo un equilibrio sul fronte europeo, che potesse evitare conflitti con i francesi e soprattutto con gli ispanico-tedeschi di Carlo V, che aveva costituito l’impero su cui non tramontava mai il sole. Carlo V, volendo affermare la sua posizione imperiale, si impegnò nei Paesi Bassi e fra i principi tedeschi, per costituire uno stato unitario, un potente impero universale. I suoi interessi in Italia erano solo laterali, supportando l’incursione degli antichi nemici svizzeri, che riportò sul trono di Milano uno Sforza, Massimiliano, riducendo l’influenza del suo grande avversario Francesco I. Intanto, lo stesso anno (1512), venne elevato al soglio pontificio Leone X, fu Giovanni de’ Medici. Ciò portò Machiavelli a tentare di ristabilire contatti con la vecchia famiglia vicariale che aveva tenuto le fila del regno per quasi cinquant’anni. Leone X, che dovette immediatamente affrontare lo scisma protestante, si assicurò l’appoggio del regno, in cambio di qualche territorio di confine e piccole enclavi. L’asse con la Chiesa continuò col seguente papa mediceo, Clemente VII, dopo l’anno di pontificato di Adriano VI. Intanto, morto Machiavelli, per volontà medicea, Carlo pose alla carica vicariale Alessandro de’ Medici. Alessandro dunque cominciò a imprimere un tipico carattere sempre più “principesco” al proprio governo. Si inimicò gran parte della popolazione e dell’aristocrazia, che congiurarono per ucciderlo, avendo successo. Durante il suo vicariato fu pre-organizzato il matrimonio fra Emanuele Filiberto di Savoia e Anna d’Este, figlia di Ercole II, con l’accordo che una dinastia sarebbe subentrata all’altra in caso di esaurimento delle linee ereditarie. Subentrò al vicariato il lontano cugino, all’epoca appena diciottenne, Cosimo. In questo modo, mantenendo i rapporti con la casata fiorentina, il monarca avrebbe, però, avuto anche maggiore libertà di azione. Carlo V d’Asburgo, intanto, impedito dai francesi nel congiungere i suoi due regni (la Spagna con le sue colonie d’oltremare in Messico e Florida, e l’Austria, con le Fiandre e il titolo imperiale) pretese un segno di fedeltà da parte dei sovrani italici, in particolare nei riguardi del ducato di Milano, che i francesi tentavano di sottrarre ai suoi alleati Sforza. Aveva già parecchi grattacapi con la ribellione dei luterani e la recrudescenza del conflitto con gli ottomani e un’ambivalenza dei reali meridionali non giocava a suo favore. Carlo II era in preda all’indecisione. Se si fosse schierato con l’impero avrebbe messo a repentaglio sia l’autonomia del regno che la sua integrità, essendo la probabilità di una rappresaglia ad occidente assai alta. Se si fosse posto dalla parte dei francesi, l’impero avrebbe dichiarato guerra e Carlo V avrebbe rimesso le mani sulle terre che Federico II aveva sottratto alla sfera d’influenza germanica con non poco sforzo. Il re sabaudo prese quindi a temporeggiare, inviando truppe di supporto esterno all’impero, ma impedendo che queste venissero impiegate nelle azioni più importanti, mentre dall’altra parte assicurava i francesi di star compiendo un doppio gioco a loro favore. Questo fino al 1550. Quell’anno, con la nomina a papa di Giulio III, appoggiò la volontà papale di dare Parma e Piacenza ai Farnese, strappandola al controllo ufficioso spagnolo. Ciò indispettì l’imperatore, ma la situazione internazionale gli si era già ritorta contro e glissò sull’accaduto.
 Vicario Regio
 -Niccolò Machiavelli (1497–1527)
 -Alessandro de’ Medici (1527–1537)
 -Cosimo I de’ Medici (1537–1574)

Emanuele Filiberto I di Savoia (1553–1580): Sotto il regno di Emanuele Filiberto, Cosimo poté agire più liberamente. Sotto Carlo si era limitato ad una politica interna moderata e al trattamento da commisurare alle Indie, impedendo che gli spagnoli si allargassero troppo e iniziando l’occupazione degli odierni Venezuela, Colombia, fino ai confini dell’Impero Inca, con il quale venne stipulato un temporaneo patto di non aggressione. Ora, grazie anche all’abdicazione di Carlo V nel 1556, aveva la possibilità di dare un taglio più proattivo alla politica estera in campo europeo. L’abdicazione imperiale aveva portato ad un impero in stasi e diviso, sotto il comando di un Ferdinando I d’Asburgo più interessato ai suoi domini che ad altro, e una Spagna retta da Filippo II attiva internazionalmente, pronta a guerreggiare con Francia, Inghilterra e anche forse Italia. Il regno, confinante con la spagnola Milano, poteva essere quindi coinvolto in conflitti da cui uscire sarebbe stato difficile. Inoltre, la morte di Ercole II d’Este poneva sul trono di Ferrara Alfonso II, all’epoca senza figli, e che mai ne avrà. Filippo II esaurì però tutte le sue forze contro francesi e inglesi, senza avere possibilità di sfidare il Rgno d’Italia. La Pace di Cateau-Cambresis ridefinì la situazione, portando stabilità al continente. Alla morte di Cosimo, gli succedette il figlio Francesco. A tratti simile al padre, talvolta dissoluto e dispotico, con una vena però più crepuscolare, che lo portava a passare periodi di solitudine, ed una sfrenata passione per tutto ciò che di misterioso ed occulto vi era nello scibile dell’epoca. Nelle indie venne stipulato un accordo con la Spagna e vennero fondate le prime colonie dell’attuale Argentina, in una strategia per circondare e dissolvere gli inca, sfruttando una guerra civile intestina. Francesco diede il Comando Generale delle Indie al cugino Giulio e al figlio di lui Cosimo, discendenti di Alessandro I, che iniziarono ad infiltrarsi nell’impero sudamericano per avere la meglio.
 Vicario Regio
 -Cosimo I de’ Medici (1537–1574)
 -Francesco I de’ Medici (1574–1587)

Carlo Emanuele I di Savoia (1580–1630): Francesco si invaghì fatalmente di una donna, la veneziana Bianca Cappello, con la quale visse una sfrontata storia d’amore, nonostante ella fosse già sposata, dando scandalo. Dopo anni di clandestinità, i due rimasero entrambi vedovi e poterono sposarsi nel 1579, anche se il loro idillio durò fino alla notte di ottobre del 1587 quando entrambi morirono, si dice a causa di una congiura familiare. Dismesso l’abito talare, succedette al fratello Ferdinando I. Ferdinando guidò il processo di integrazione dei possedimenti Este nel regno, dopo la morte senza eredi di Alfonso II. Il trono, però, finì per essere rivendicato anche dal nipote Cesare d’Este, che chiese l’investitura da parte dell’imperatore tedesco. Ferdinando immediatamente fece riferimento alla divisione delle corone italiana e tedesca avvenuta con Federico II di Svevia, per cui l’autorità feudale italica era nelle mani del Regno d’Italia, che sarebbe anche stato alleato dell’impero, ma che non avrebbe mai abdicato ai suoi diritti. La paura di scatenare una guerra infinita, come quella chiusa a Cateau-Cambresis, fece desistere le potenze europee dall’intervenire. Francesco fece ricompattare le famiglie, sottolineando il legame fra Cesare e i Medici, avendo sposato egli una sua sorella. Così venne deciso che alla morte di Cosimo di Giulio de’ Medici, agli Este sarebbe andato il Comando Generale delle Indie. Morto Ferdinando, Carlo Emanuele nominò vicario Cosimo II, che si distinse per una politica oculata e per mettere a freno gli spiriti guerrieri del sovrano, pronto a scontrarsi con le altre potenze del continente. Cosimo, come gli altri Medici, invece, percepiva il regno come un affare ancora regionale, da accrescere e potenziare (con sommo riferimento alle Indie) prima di farlo entrare di peso nello scacchiere. La battaglia di Cajamarca pose, intanto, tutto l’impero Inca nelle mani italiane, ed in generale tutta l’America del Sud. La morte di Cosimo II pose il vicariato in una situazione scottante, essendo il suo figlio Ferdinando II di appena undici anni. Carlo Emanuele nominò quindi Cesare d’Este, che iniziò una campagna, con l’appoggio regio, molto ingente in romagna contro Imola, Faenza e Forlì. Ciò portò a malumori veneziani, che reclamavano il dominio sulla costa romagnola. Intanto nel 1627 era morto senza eredi il duca di Mantova, stato orbitante attorno a Venezia e, nell’ottica della Guerra dei Trent’Anni, varie potenze straniere presero a sostenere diversi candidati alla successione. La Francia e Venezia sosteneva il ramo dei Gonzaga-Nevers, mentre Italia, Asburgo e Spagna si trovavano concordi nel supportare il ramo Gonzaga-Guastalla. Lo Stato Pontificio tentò di mediare ed inviò una legazione con tra gli altri il nunzio Giulio Mazzarino. Egli, potendosi spostare fra gli schieramenti, tra Verona, Cremona e Lione, riuscì a comprendere come ci fosse a livello militare un sostanziale pareggio e quindi intavolò una trattativa molo delicata. Intanto, con la morte di Cesare la carica di vicario era contesa fra Alfonso III d’Este e Ferdinando II de’ Medici. Il re nominò allora, come Vicario Generale alla Commissione, Giovanni Stefano Doria, della famiglia che controllava da generazioni Genova e ben conosciuta, nonché fedele, alla corona. Con questo incarico, Giovanni per prima cosa si autoimpose un mandato di quattro anni e poi si presentò alla tavola rotonda che doveva dirimere la questione di Mantova, richiamando i Medici e gli Este a considerare le loro questioni in tempi meno difficili per il regno.
 Vicario Regio
 -Francesco I de’ Medici (1574–1587)
 -Ferdinando I de’ Medici (1587–1609)
 -Cosimo II de’ Medici (1609–1621)
 -Cesare d’Este (1621–1628)
 -Giovanni Stefano Doria (1628–1632) (come Vicario Generale alla Commissione)

Vittorio Amedeo I di Savoia (1630–1637): Nel 1631 Mazzarino portò a termine la pacificazione. A Mantova sarebbe salito al trono Ferrante II Gonzaga di Guastalla, ma la Francia avrebbe beneficiato della cessione di alcuni territori sabaudi fuori dai confini della Savoia propriamente detta, mentre altri territori a Nord sarebbero andati alla Svizzera. L’Italia avrebbe in cambio acquisito Rimini da Venezia. Separatamente Giovanni Stefano Doria tratta con Mazzarino per lo scambio tra Rimini e Bologna, che quindi darà continuità al’estensione del regno. Mazzarino, ricompensato per i suoi servigi, venne dal Papa elevato al soglio cardinalizio. Sia il Cardinale Richelieu che il Vicario Doria rimasero colpiti dall’intelligenza politica e risolutezza del giovane prelato lo avvicinarono per offrirgli collaborazioni. Richelieu lo voleva come segretario, mentre il Doria gli prometteva la carica vicariale di lì ad un anno. Entrambe le offerte erano vantaggiose, ma la posizione immediata che l’Italia, sua patria, gli offriva era più stuzzicante e perciò accettò la proposta del vicario, promettendo però ai francesi una tacita alleanza per il futuro. Mazzarino, succede ai Doria e, per tenersi buoni gli Este, gli affida la carica di Comandante Generale delle Indie (vacante da due anni ed affidata nel lasso di tempo al vice di Cosimo di Giulio de’ Medici). Per quanto riguarda i Medici, Mazzarino dà a Ferdinando II la carica di Capitano di Napoli e Sicilia, affidandogli il governo del blocco meridionale della penisola. Il vicario quindi prestò soccorso a Ragusa, minacciata dagli espansionismi ottomano e veneziano, facendola rientrare nella propria sfera di influenza.

Vicario Regio
 -Giovanni Stefano Doria (1628–1632) (come Vicario Generale alla Commissione)
 -Giulio Mazzarino (1632–1661)

Francesco Giacinto di Savoia (1637–1638): Mazzarino organizzò l’avvicinamento alla poltica francese, ponendosi in un aperto antagonismo con gli spagnoli del ducato milanese, che sarebbe presto sfociato in guerra.
 Vicario Regio
 -Giulio Mazzarino (1632–1661)

Carlo Emanuele II di Savoia (1638–1675): L’arrivo dei Medici a Napoli e il malgoverno serpeggiante spinsero la popolazione a sommuoversi, nel 1647. I rivoltosi erano guidati da Masaniello, il fratello Giovanni e Don Giulio Genoino. In un primo momento i Medici si trovarono sopraffatti e scesero a compromessi. Masaniello venne nominato Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano e alcune delle richieste furono accolte. Il “regno” del popolano, però durò ben poco. La nobiltà locale e i Medici, nonché il Genoino, si trovarono davanti ad un individuo instabile, che perciò rimase sulla cresta dell’onda per pochi mesi, per poi essere rinchiuso in un ospedale militare presso Benevento. La carica del Masaniello passò a Genoino, che però morì poco dopo. I Medici ne approfittarono per riacquisire il pieno controllo. Mazzarino intanto osservava e faceva girare un’informativa confidenziale che avrebbe allontanato i Medici dagli incarichi di maggior rilievo. Mazzarino riprese il concetto di primato feudale del re d’Italia e contestò la proprietà spagnola di Milano, l’unica non concordata dal regno (essendo Venezia esclusa dal dominio regio e Parma e Mantova state concordate in precedenza). La Francia sostenne le pretese italiane e perciò scoppiò la Guerra Lombarda. Alla fine si trovò un compromesso, con il possesso di Milano staccato dalla corona spagnola e dato ad un ramo cadetto dei Borbone, costretto alla residenza in loco. Intanto nel conflitto, il ducato perse Tortona. Il lungo vicariato di Mazzarino, politico dalla mano ferma e dal sottile acume, portò ad un generale riconoscimento dell’Italia fra le potenze internazionali. Arrivato a 59 anni, il cardinale, malato da tempo, si preoccupò della successione. Tra vari pretendenti poco qualificati si trovò a scegliere Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano. Alla sua morte Emanuele Filiberto adottò una politica oculata, lontana dai grandi proclami, che richiudeva nuovamente l’Italia in se stessa. Egli, però si portò a corte ben presto Eugenio, un Savoia-Soissons, figlio della nipote prediletta di Mazzarino e suo stesso nipote, di cui il cardinale si era raccomandato, essendo rimasto orfano di padre.
 Vicario Regio
 -Giulio Mazzarino (1632–1661)
 -Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano (1661–1690)

Vittorio Amedeo II di Savoia (1675–1732): Nel 1683, gli ottomani, al massimo della loro espansione territoriale, attaccarono l’impero asburgico e posero l’assedio a Vienna (14 luglio), iniziando così una nuova guerra austro-turca. La formazione di un’alleanza cristiana fu invocata da papa Innocenzo XI. Il Pontefice incaricò il padre cappuccino Marco d’Aviano di ricomporre la Lega Santa, missione che il frate svolse egregiamente ed il 5 marzo 1684 il patto fra i componenti della Lega fu siglato. Aderirono i regni di Spagna, Portogallo, Polonia, Italia e la Repubblica di Venezia. Tutti inviarono aiuti e cospicui contingenti militari. La coalizione, comandata da Giovanni III Sobieski, sconfisse gli Ottomani nella Battaglia di Vienna e tolse l’assedio alla capitale. Successivamente liberò tutta l’Ungheria. Si distinse qui Eugenio di Savoia-Soissons, che guidava le truppe italiane. Emanuele Filiberto, lasciò l’incarico nel 1690, per motivi di salute e perché la nobiltà piemontese pretendeva un’approccio più proattivo. Gli succedette Eugenio, che da subito implementò l’organizzazione militare. La guerra dichiarata con i Borbone di Milano fu rapidissima e portò gli italiani ad occupare subito tutti i centri militari ed amministrativi, entrando a Milano il 12 Giugno 1699. Venezia ne approfittò per occupare la zona di Cremona. La Spagna non fu in grado di reagire e dovette accettare la disfatta. Gli Asburgo mediarono per far accettare agli spagnoli la situazione, per ripagare l’aiuto che gli italiani avevano dato nella riconquista dell’Ungheria. Il vicariato di Eugenio fu il più lungo del regno e portò un ritrovato interesse nazionale all’establishment regio. Nel 1702 Eugenio sollevò Cosimo III de’ Medici dai suoi incarichi nel meridione e lo confinò al governo della Corsica, fino alla fine dei suoi giorni. Col di lui figlio, Gian Gastone, di evidenti tendenze omosessuali, si sarebbe estinta la famiglia che tanto aveva dato allo stato. Nel 1695, intanto, il cardinale Rinaldo d’Este aveva smesso la porpora per assumere la carica familiare di Comandante Generale delle Indie. Nel 1731, alla morte dell’ultimo Duca di Parma e Piacenza, Antonio Farnese, Rinaldo fù richiamato in Italia da Eugenio, per assumere il ruolo di Duca, a causa delle sue parentele con i Farnese. Avrebbe lasciato in eredità alla sua dinastia il ducato, con però giuramento di fedeltà al Regno d’Italia ed incorporazione nei territori regi. In questo modo, pur senza regnarvi, i re d’Italia ne avrebbero avuto un controllo pressocchè pieno. Altra condizione sarebbe stata la devoluzione a favore del regno in caso di mancanza di discendenti diretti.
 Vicario Regio
 -Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano (1661–1690)
 -Eugenio di Savoia-Soissons (1690–1736)

Carlo Emanuele III di Savoia (1732–1773): Il Grande Capitano (così era chiamato Eugenio), pose l’Italia come un underdog, oscillando fra l’appoggio agli Asburgo e ai Borbone. Oramai vecchio, continuò a guidare gli eserciti nelle battaglie che impegnavano il regno all’estero, per mantenere il seggio italico ai tavoli internazionali, ma pensava anche ad una successione. Decise di intavolare una proposta innovativa: sdoppiare la carica vicariale. Da una parte un vicario militare e dall’altra parte uno politico. Da una parte uno avrebbe coordinato la difesa e l’altro gli interni, insieme si sarebbero occupati degli esteri. Passò al, da poco, sovrano l’idea e fece i nomi di Vittorio Amedeo di Carignano e del filosofo e giurista Giambattista Vico. Carlo Emanuele accettò e così alla morte di Eugenio la nuova forma politica venne battezzata. Il mandato durò, però, solo un quinquennio, a causa della morte di Vittorio Amedeo a della successiva rinuncia alla riconferma di Vico. Il re nominò vicario, quindi, il cardinale Giulio Alberoni. Alberoni, tornato da uno sfortunato incarico in Spagna, tentò la politica conquistatrice anche in Italia, spingendo ad una guerra aperta con Venezia nel 1747. La Serenissima rispose con l’occupazione di Ragusa, mentre gli italiani si appropriavano di Ravenna. La guerra fu vinta nel 1749, ma gli Asburgo si irritarono, poiché il conflitto era a loro nocivo e decisamente inappropriato, col suo intento di espandere il dominio italiano su tutta la penisola. Il re quindi entrò in gioco e limitò i poteri vicariali sino alla morte del cardinale, tre anni dopo. Intanto a Mantova si era spento l’ultimo Gonzaga di Guastalla nel 1746 e da tre anni il ducato era retto temporaneamente dalla consorte Eleonora di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glucksburg. Alla fine della guerra con Venezia l’impero pretese l’unione di Mantova alla corona asburgica, essendo il ducato uno stato strettamente alleato degli Asburgo e avendo il Regno d’Italia preteso un’eccessiva espansione nell’ultimo conflitto. Carlo Emanuele fu costretto ad accettare gli accordi capestri e a cedere formalmente Mantova dal Regno d’Italia al Sacro Romano Impero. Il re, alla morte dell’Alberoni, ne diede la carica a Luigi Vittorio di Savoia-Carignano. In questo periodo si l’Illuminismo imperversava in Europa, ed anche in Italia, dove, malvisto alla corte sabauda, trovava onori a Milano e Napoli. Nel 1767 fu pubblicato Dei Delitti e Delle Pene, di Cesare Beccaria, che colpì molto il futuro re Vittorio Amedeo.
 Vicario Regio
 -Eugenio di Savoia-Soissons (1690–1736)
 -Vittorio Amedeo I di Savoia-Carignano e Giambattista Vico (1736–1741)
 -Giulio Alberoni (1741–1752)
 -Luigi Vittorio di Savoia-Carignano (1752–1778)

Italia nel 1627
One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.