Traveling | In Viaggio

By Matteo Rosati, PC’18

Who is the traveller? Matteo gives compelling psychological portraits of the kinds of people who travel. Without insight in the traveller — he provokes — there is not much insight to be gained about the journey.

ORIGINAL

Cos’è un viaggio? La settimana bianca a Cortina? Il fine settimana chic a Londra? Un paio di giorni in un agriturismo giusto fuori Gubbio?

Che significa veramente viaggiare? Un semplice cambiamento di luogo? La ricerca di un nuovo modo di vedere la realtà? Un mutamento spirituale?

Ma manca ancora l’elemento principale del viaggio: il viaggiatore. Che tipo di persona è il viaggiatore? Ha un senso porsi questa domanda?

Le domande sono tante e difficili, come tanti aspetti della vita, del resto. Però una cosa si può fare. Si può vedere come una certe categorie di persone interpretano il viaggio, come si comportano durante esso e cosa ne traggono. Esistono tanti tipi di viaggiatori italiani, ma qui ne presenterò soltanto due.

Il primo è il viaggiatore ‘lumaca’. Come la lumaca, si porta la casa con se mentre si sposta. Ovviamente, questo va letto in chiave metaforica, ovvero che questo tipo di viaggiatore non si deve portare la casa con se, ma cerca di portarsela mentalmente. Il viaggiatore ‘lumaca’ prepara un viaggio nei minimi particolari e va spesso nei resort e nelle città grandi e famose. Durante il viaggio, lui (o lei) prova a ricrearsi la realtà che ha abbandonato per viaggiare, o almeno di sviluppare una nuova routine. Il valore di viaggiare, per il viaggiatore ‘lumaca’, è concentrato sull’aspetto culturale, intellettuale o anche di potenziale divertimento del posto in cui si trova, e nient’altro. Il suo viaggio ha uno scopo ben delineato, e ciò lo rende contento. Questo tipo di viaggiatore spesso non si trova bene a dover comunicare con gente non-italiana, ma quando parte, conosce il posto che sta lasciando nei minimi particolari. Spesso parlerà in italiano o in un inglese sincopato con camerieri, facchini e gente del posto, e si meraviglierà quando questi non lo capiranno. Il padre di un mio amico non prova mai a parlare la lingua del posto, o neanche a parlare in inglese (lingua che aumenterebbe le sue probabilità di essere compreso). Ordina la cena in italiano, scherza con stranieri in italiano, e se si perde, chiede indicazioni ad individui sulla strada completamente in italiano. Anche se si rifiuta di parlare, o almeno provare a parlare, la lingua giusta, viene sempre capito e poche volte ha dovuto gesticolare esageratamente per venire compreso.

L’altro tipo è il viaggiatore ‘scoiattolo’. Come lo scoiattolo, si distrae facilmente, è pieno di energie, e non riesce a pianificare le sue azioni future. Egli si immerge nel nuovo posto con immensa curiosità, si interessa della vita quotidiana della gente del posto, ed è sempre alla ricerca di cose nuove e poco conosciute da fare, visitare o anche mangiare. Lo si trova spesso in paesi meno sviluppati e in zone meno urbane e più selvagge e disordinate. In modo diverso dal viaggiatore ‘lumaca’, il viaggiatore ‘scoiattolo’ tornerà in Italia con un bagaglio culturale e intellettuale molto più piccolo, però avrà una comprensione intuitiva ed emotiva del paese e dei suoi cittadini. Dato che non organizza niente in anticipo, sarà costretto a chiedere consigli, a perdersi, a ritrovarsi ed a tornare a casa a mani vuote. Il viaggiatore ‘scoiattolo’ è il turista irritante che prova a fare domande nella lingua natia del paese, mutilandola. Tuttavia, è molto più pronto a fare nuove esperienze, a dimenticarsi della sua identità fissa di Italiano, ed a godersi il viaggio. Io credo di essere più un viaggiatore ‘scoiattolo’ che ‘lumaca’. Mi piace arrivare in una nuova città ed esplorarla senza alcun tipo di mappa, mentre cerco di capire, molto lentamente, dove sono e dove sto andando. Provo a vivere la vita di un cittadino medio di quel paese, e a capire come la sua vita sia diversa dalla mia. Quando andai in Armenia, sì feci un paio di visite guidate nei grandi monasteri del paese cristiano più antico al mondo, ma la maggior parte del mio tempo lo passai girovagando nella capitale, Yerevan. Andavo al piccolo di ristorantino famiglia invece dell’elegante ristorante dell’albergo. Non evitavo zone meno pulite, e con edifici meno imponenti, come invece fanno i turisti che rimangono nel centro della città, pulitissimo e con edifici di architettura sovietica molto imponente, ma alla fine molto più noioso.

Tuttavia, due categorie di viaggiatore non sono abbastanza. Se ci sono viaggiatori ‘scoiattoli’ e ‘lumaca, ci dovranno essere viaggiatori ‘zebra’, ‘elefante’ e ‘vipera’. Forse, quando riusciremo a capire perché certa gente si comporta più come uno ‘scoiattolo’ che come una ‘lumaca’ e vice versa, potremmo capire di più cos’è un viaggio e che effetto ha su di noi. Per adesso, finirò quest’articolo come lo ho iniziato, cioè facendo una domanda ai lettori: Cos’è un viaggio?

TRANSLATION

What is a journey? A white week in Cortina? The chic weekend in London? A couple of days on a small bed and breakfast just outside Gubbio?

What does it really mean to travel? A simple change of place? A search for a new way of viewing reality? A spiritual transformation?

Yet we still are lacking the main element of the trip: the traveler. What kind of person is the traveler? Does it even make sense to ask this question?

These are many questions with complex answers, like the questions that populate several others aspects of life, for that matter. But by looking at the behavior of its main protagonist, the traveler, one can do a one preliminary analysis of what traveling really means. You can see how they interpret their journey, how they behave during it and what they draw from it. There are many types of Italian travelers, but here I will present two.

The first is the ‘snail’ traveler. Like the snail, he brings his home with him when changing location. Obviously, this must be read metaphorically, that this type of traveler does not bring their home with them, but that they try to bring it mentally. The ‘snail’ traveler prepares a trip in detail and often goes to resorts and to large and famous cities. During the journey, he tries to recreate the reality that he has left by traveling, or to at least develop a set routine. The value of travel, for the ‘snail’ traveler, lies in the cultural, intellectual or even the potential entertainment of the place where he is, and nothing else. His journey has a well-defined purpose, and that makes him happy. This type of traveler does not like having to communicate with non-Italian people, but when he departs, he knows the place he is leaving in incredible detail. Often, he speaks in Italian or in a syncopated English with waiters, porters and locals, and will marvel when they will not understand him. The father of a friend of mine will never attempt to speak the language of the country he is in, nor try to communicate in English (which would increase his chances of being understood). He will order dinner in Italian, ask questions at reception desks in Italian, even ask for directions to people on the street in Italian. And yet, albeit sometimes some slight gesticulation is involved, he is always understood.

The other type is the ‘squirrel’ traveler. Like the squirrel, he is easily distracted, is full of energy, and can’t plan his future actions. He plunges into a new place with great curiosity, is interested in the daily life of the locals, and is always looking for new and little known things to do, visit or even to eat. He is often found in less developed countries and more rural areas. In contrast with the ‘snail’ traveler, the ‘squirrel’ traveler will return to Italy with a much smaller cultural and intellectual baggage, but he will have an intuitive and emotional understanding of the country and its citizens. Since he does not organize anything in advance, he will be forced to ask for advice, to get lost, to find himself and to return home empty-handed. The ‘squirrel’ traveler is the irritating tourist trying to ask questions in the native language of the country, mutilating it. However, he is much more ready to make new experiences, to forget his set Italian identity, and to enjoy the journey. I think I’m more a ‘squirrel’ traveler than a ‘snail’ one. I like to get to a new city and explore it without a map, slowly trying to understand where I am and where I want to go. I try to live the life of native and to understand how it is different from mine. When I went to Armenia, I did some sightseeing around the country, but most of my time was actually spent exploring Yerevan and getting to know its people and their lifestyles: I went to the small food cart instead of the fancier restaurant. I avoided areas where the tourists would go in the center of the city, clean and filled with enormous buildings of Soviet architecture that becomes extremely monotonous, but instead explored areas that were less clean and had less grand buildings.

However, two categories of traveler are not enough. If there are travelers’ squirrels’ and ‘snail’, there should be ‘zebra’, ‘elephant’ and ‘viper’ travelers. Perhaps, when we can understand why some people act more as a ‘squirrel’ than as a ‘snail’, and vice versa, we could understand more of what a trip is and what effect it has on us.

For now, I’ll finish this article as I began it, by asking you readers a question: What is a journey?

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