I nuovi professionisti del mondo interconnesso

Iper-professionisti superspecializzati

Nel tavolo delle riunioni dei professionisti aziendali c’è una sedia vuota da molto tempo, un posto non assegnato che sempre più reclama la presenza di una nuova figura di integrazione. Le esigenze di specializzazione sempre più spinta e di settore che il mondo moderno impone stanno facendo emergere con grande evidenza la necessità di una figura professionale interdisciplinare in grado di comprendere le istanze degli specialisti e di coordinare e collegare le azioni e le decisioni. Questa esigenza, spesso ancora ignorata, è diretta conseguenza della sempre più crescente complessità del mondo moderno e della rapidità di scambio all’interno dell’”Infosfera” della rete.

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La “complessità” è indubbiamente il paradigma più adatto per caratterizzare il modello storico e sociale del mondo attuale, in cui le interazioni e i collegamenti tra i vari settori formano ormai una rete indistricabile di connessioni, tanto che già dagli anni ’60 e ’70 un nutrito gruppo di studiosi — tra cui il chimico Ilya Prigogine e il fisico Murray Gell-Mann — ha iniziato a studiare ciò che sarebbe diventata una vera e propria Scienza della Complessità.

Eppure non si tratta di un concetto completamente nuovo: il termine sta a significare “composto di più parti collegate fra loro e dipendenti l’una dall’altra”, esattamente come è la realtà, la natura, la società, l’ambiente che ci circonda. Una modalità di pensiero “complessa” integra e considera come parte della visione tutti i contesti, le interconnessioni, le interrelazioni fra le diverse realtà.

Alle luce di quanto sopra, che cosa è oggi la professionalità? Chi è e come può essere definito un professionista?

Molto spesso — anche a causa dei sempre più specializzati annunci di richiesta lavoro che appaiono ormai ovunque sulla rete — si è portati a identificare le persone in base agli anni di esperienza in un particolare ruolo. Coloro che hanno lavorato più a lungo in un settore o in una specifica mansione e ne hanno acquisito le necessarie abilità, vengono definiti “professionisti” di quel particolare impiego.

Ma quanto tempo è necessario per diventare un professionista? 15 anni? 30 anni? Anche se il periodo non può essere l’unico criterio per determinare la professionalità, molti ritengono che il tempo di esperienza espresso sul curriculum racconti la propria capacità potenziale, questo anche perché normalmente l’annuncio di lavoro si concentra unicamente sul tempo trascorso nella posizione richiesta.

Tuttavia appare ormai evidente che la realtà quotidiana è divenuta troppo complessa perché sia affrontata da un esperto mono-disciplinare. In altre parole, le prestazioni professionali tradizionali non sono più sufficienti per il mondo d’oggi, eppure il concetto di professionalità è ancora fermo a quello di 40 anni fa.

Ciò non significa che gli esperti tradizionali superspecializzati non hanno più ruolo, tutt’altro: il loro apporto è comunque indispensabile per far emergere le soluzioni specifiche. Tuttavia è essenziale in questo momento poter disporre di nuovi professionisti che siano in grado di costruire ponti tra le diverse discipline individuando i fattori di coordinamento dei vari contesti e armonizzando comportamenti e risultati provenienti da ambiti prettamente isolati.

L’esempio di Shockley

Un esempio di quanto la sola iper-specializzazione non sia sufficiente per il successo dell’azienda ci viene fornito dal fisico premio Nobel William Shockley, l’inventore del transistor. La sua invenzione rappresentò una pagina indimenticabile nella storia della tecnologia e da lì prese vita il gruppo che originò Silicon Valley e l’inizio dell’elettronica moderna. Eppure non è altrettanto noto che Shockley provò anche la strada dell’imprenditoria: per ben tre volte tentò di avviare aziende “Start-Up” sulla base delle sue ricerche e ogni volta si scontrò con un fallimento totale.

Fondò la “Shockley Semiconductors” ma l’azienda non riuscì mai a decollare, benché sulle sue ceneri i collaboratori di Shockley fondarono la “Fairchild Semiconductors”, il noto e fortunato colosso dell’elettronica. Shockley rimase legato alla sua natura di scienziato ricercatore e non riuscì a cogliere anche la complessità delle esigenze aziendali, né poté affidarsi a professionisti forse meno specializzati ma più interdisciplinari.

Il tutto e le parti

Più tempo trascorriamo nella “nostra” disciplina, concentrati sui “nostri” problemi, nel “nostro” ambiente, e più la nostra visione del mondo rischia di essere limitata, ridotta e allontanata da nuove percezioni e intuizioni, come gli uomini incatenati con il volto verso il muro nel mito della caverna di Platone. Mentre le attuali conoscenze della natura si fanno sempre più approfondite, il numero di specializzazioni è costantemente in crescita. Da una semplice e rapida ricerca, ad esempio, appare che solo nella Medicina siano già presenti oltre 75 specialità diverse, per non parlare dell’Ingegneria Elettronica dove forse sono ancora di più. Eppure, nel caso della Medicina, è forse proprio il corpo umano l’esempio di maggior rilievo dove ogni parte contribuisce al benessere del tutto, dove il totale rappresenta sempre qualcosa di più che la semplice somma delle sue parti.

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Un professionista meno “specializzato” saprà però essere in grado di mettere a fattor comune i singoli settori per capire come i diversi campi si collegano tra loro in un’appropriata armonia aiutando, inoltre, a “vedere la foresta e non il singolo albero”.

In un tavolo di ingegneri, commerciali e progettisti di design, la mancanza di comprensione tra i diversi aspetti rischia spesso di bloccare il corretto svolgimento verso un comune obiettivo. Ciascuno specialista richiede che sia rispettata la propria posizione: i commerciali tendono a concentrare l’attenzione solo sul prezzo, gli ingegneri sulla fattibilità di realizzazione e i designer sull’esigenza di creare un prodotto distintivo. Ma se nella sedia vuota di quella riunione prenderà posto un professionista transdisciplinare, sarà suo compito stimolare negli altri la propria creatività e immaginazione in modo tale che le differenze rappresentino un’opportunità, anziché un ostacolo.

Non si tratta di scegliere tra un super-esperto di una specifica funzione e un professionista con molteplici esperienze (dai settori umanistici a quelli tecnici) seppur meno approfondite. La soluzione è sempre rappresentata dall’integrazione, dalla cooperazione di un gruppo guidato nelle decisioni da un approccio che tenga conto di nuovi modelli che riflettono le esigenze di complessità.

Il nuovo “professionista della complessità” costruirà la sua carriera attraverso l’esperienza in molteplici campi, attraverso la consapevolezza che un nuovo futuro si costruisce dall’aver acquisito la strada che l’uomo ha percorso fino ad oggi e come il tempo abbia influito su di essa. Non sarà una singola disciplina ad aumentare il suo valore, ma la propria passione verso la complessità del mondo.


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