Al popolo del social web serve un Galateo

Analisi della technology incivility, il volto villano della società connessa


L’educazione fa di ciascuno di noi un pezzo dell’ingranaggio e non un individuo.

Clemente Alessandrino, Erasmo da Rotterdam, Baldassarre Castiglione e Giovanni Della Casa, se è vero che ci osservano dall’alto, si stanno rivoltando nella tomba. Sono certo che almeno uno di questi illustri esponenti del bon ton, se avesse la possibilità, spenderebbe due parole per contrastare la maleducazione che contraddistingue la nostra epoca.

Non mi sorprende che nessun Monsignor Del Social Web, ammesso che esista uno, non abbia ancora deciso di mettere giù un paio di righe per dare vita ad un Galateo dei giorni nostri.

Viviamo in un’epoca in cui maleducazione fa rima con tecnologia e dove basta uno smartphone e una connessione decente per ignorare chi ci sta di fronte. Quante volte vi è capitato di staccarvi da discussioni interessanti, sacrificandole in nome di una notifica di Whatsapp o Facebook? Avanti, non siate ipocriti nel rispondere con un secco e perentorio “MAI!”.

La maleducazione tecnologica si è impossessata di tutti noi. Nessuno è escluso da questo declino di etichette e costumi ed è per questo che non c’è ancora un degno discepolo dei quattro illustri pensatori citati poc’anzi che abbia il coraggio di alzare la voce e dire: “Signori miei, ma in che mondo viviamo?”. La technology incivility, come qualcuno osa chiamarla, è il volto oscuro della società connessa.

L’utilizzo di smartphone e tablet è una costante della nostra vita e ci permette di vivere esperienze multiple a livello emotivo e razionale, ma pur sempre iper-soggettive. Questi device sono chiavi di un portale spazio-temporale che ci proietta in una dimensione parallela della nostra esistenza fisica.

Entriamo grazie ad essi in un mondo dove ognuno di noi diventa una monade di leibniziana memoria. Una monade, di fatto, non avendo né porte né finestre, non può comunicare con l’esterno. Tuttavia c’è un universo per tutti, perché ogni singolo individuo proietta un suo mondo e in questo mondo — essendo puramente autoreferenziale — si dimentica degli altri.

La nostra vita si sviluppa così attraverso una serie di micro-eventi e micro-mondi generati da tecnologie che rappresentano un’estensione sempre più alienante della nostra esistenza fisica. L’uso smodato delle tecnologie che abbiamo sottomano crea una sorta di dipendenza, di scollamento tra vita reale (quella offline) e vita virtuale (quella online). Si genera, in altre parole, un distacco tra le persone e la realtà circostante, che possiamo ben definire come alienazione tecnologica.

C’è una bellissima animazione, realizzata da Erica Rotberg, che spiega bene questo fenomeno, mostrando in maniera lucida come le tecnologie di cui siamo in possesso possano diventare una forma di fuga dalla vita reale.

Quello che abbiamo di fronte è una giungla metropolitana di individui che non possono vivere senza smartphone e tablet; che non esitano a dare una sbirciatina ai social network nel corso di conversazioni o riunioni di lavoro; che maneggiano il cellulare anche durante i pasti, o perfino nei momenti d’intimità.

Insomma, siamo di fronte a vivacissimi navigatori e comunicatori sui social network e deprimenti zombie privi del dono della parola nella vita reale. Tutto questo è ormai evidente e sebbene ognuno di noi sia solerte nell’individuare ciò che potrebbe darci fastidio, c’è da dire che tale fastidio si manifesta a prescindere dalla nostra coerenza mostrata nel non infrangere semplici regole di bon ton. Regole che si vorrebbero rispettate soprattutto dagli altri.

I mobile-addicted protagonisti di comportamenti contrari al Galateo e malsane abitudini quotidiane sono in netta maggioranza adolescenti. Tuttavia diversi studi recenti dimostrano come una buona fetta di adulti appartenenti alla fascia 35–50 anni sia più che soggetta a maleducazione tecnologica, seguita subito dopo dalle persone di età compresa tra i 55 e 65 anni. I posti dove più spesso si manifesta la mobile incivility sono: l’ufficio, i mezzi pubblici, la camera da letto e la cucina.

La soluzione? Darsi una regolata e aspettare che “chi è senza peccato” uno di questi giorni possa formulare un nuovo Galateo da leggere, imparare e prendere come guida dei nostri comportamenti. Un consiglio, però, mi sento di darlo: prima di puntare il dito sugli altri, proviamo a valutare quanto facciamo ogni giorno e agiamo di conseguenza.

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