Come Taiwan ha hackerato la pandemia

Diego De Simone
Aug 25, 2020 · 3 min read

Una storia di innovazione, tecnologia e collaborazione.

Audrey Tang — Ministro del Digitale di Taiwan

La prima protagonista di questa storia si chiama Audrey Tang, dal 2016 Ministro del Digitale di Taiwan. Già che in una nazione esista il Ministero del Digitale, è una notizia. Audrey diventa Ministro nel 2016 a 35 anni ed è stata il primo ministro transgender del mondo.

Andrey ha cominciato a programmare prima degli 8 anni, ha imparato il linguaggio di programmazione Perl a 12 anni. A 14 aveva lasciato la scuola perchè non si sentiva adatta alla vita dello studente. A 20 anni aveva già lavorato in varie società di software, e cominciato l’attività di imprenditrice in Silicon Valley. Pare abbia un quoziente intellettivo di 180. Andrey da sempre è a favore del software libero e degli open data.

Il secondo protagonista si chiama Howard Wu, programmatore residente a Taiwan.

Taiwan — Photo by Thomas Tucker on Unsplash

Da gennaio 2020 a Taiwan comincia a farsi seria la minaccia del Covid19 e cominciano a scarseggiare le mascherine. Il governo converte alcune aziende statali nella produzione di mascherine, altre le compra dai privati e vieta la vendita di aziende all’estero.

A Taiwan sono riusciti a tracciare le disponibilità di mascherine in tutto il paese grazie agli “open data”, ovvero alla condivisione di informazioni gratuita. Come?

E’ tutto iniziato grazie a Howard Wu. A febbraio si accorge che la maggior parte dei messaggi che riceveva su LINE (il sistema di messaggistica più usato a Taiwan) riguardavano la disponibilità di mascherine per tutto il paese, aggiornata ogni minuto. Da buon programmatore, cercando di dare un servizio alla comunità ha cominciato ad hackerare il sistema per prendere i dati e riorganizarli in una forma più fruibile dai consumatori. Quindi in un solo giorno ha creato un sito ad hoc integrando Google Maps. In particolare utilizza Google GPS e Place API per mappare tutti i punti vendita con le mascherine disponibili (segnati in verde) e quelli che avevano esaurito le mascherine (in rosso). Il giorno dopo è diventato virale. Naturalmente non se lo aspettava ed è arrivata una sorpresa. Ovvero fatture da pagare a Google per quasi 20.000 € per l’utilizzo delle API.

Google infatti fornisce le API di integrazione di Maps gratuitamente fino ad un certo numero. Essendo il sito diventato virale, ha superato ampiamente i limiti gratuiti. Howard si è così affidato al web, cercando aiuto su una community online, HackMd, sia per affrontare le spese sia per trovare un modo per risolvere il problema tramite qualche strumento open source. E’ qui che subentra Audrey. Il giorno dopo si è messa in contatto con Howard e poi ha chiesto ed ottenuto un incontro d’urgenza con il Primo Ministro.
Durante la riunione ha proposto al governo di distribuire le mascherine tramite il servizio sanitario nazionale, pubblicando liberamente tutti i dati. Il progetto è stato subito approvato ed in due giorni messo in piedi. Audrey ha fornito gli open data del governo tramite un canale di Slack frequentato da hacker civici, chiedendo espressamente di utilizzarli il più possibile per condividere le informazioni, aiutare e tranquillizzare i cittadini. Sono stati poi scritti diversi programmi open source per fornire informazioni e facilitare l’accesso alle informazioni da parte del pubblico.

“Penso che questa operazione sia una pietra miliare nella cooperazione tra il governo e il settore privato — ha affermato Howard — . Il governo ha mobilitato molte risorse rapidamente, compresa la comunicazione interministeriale, integrando varie informazioni e rispondendo rapidamente. Si tratta di un livello altissimo di cooperazione che non era mai stato visto prima.”

Anche Google ha aiutato, rinunciando ai costi delle API su Google Maps, visto che servivano per combattere il Covid-19.

Al 24 agosto Taiwan ha circa 23 milioni di abitanti, 453 casi di Covid-19, l’Italia ha 60 milioni di abitanti e 259.000 casi.

Quanto ci metteranno gli altri governi a capire il potenziale della tecnologia, del software e del software libero per il bene comune?

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L’obiettivo? Automatizzare i lavori noiosi e ripetitivi, rendendo le macchine e la tecnologia al servizio dell’uomo e migliorare la qualità del lavoro e della vita.

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