La matematica dei sentimenti

Alex Nagel #08

La simmetria è una perversione.

Questa frase la ripeteva sempre il mio professore di disegno e rilievo, citando Bielicki, Zevi e alcune correnti sociologiche. Io sul fatto che la simmetria sia una perversione non sono mai stato d’accordo, perché per me è uno dei punti fermi della vita. Un paletto, un punto di riferimento. Amo i frattali che si sviluppano in modo rigorosamente geometrico su simmetrie di scala, amo la perfezione del triangolo di Tartaglia, la successione di Fibonacci, le isometrie. Ad Architettura mi ero iscritto dopo aver lasciato Lettere, è durata un anno prima che decidessi di mandare definitivamente a puttane la mia carriera universitaria. L’esame di analisi matematica era andato bene, ma su disegno e rilievo mi ero impantanato. Non sopportavo l’idea che qualcuno considerasse la simmetria una perversione, e addirittura lo sostenesse citando autori e bibliografie.

La simmetria è ovunque. Nelle cose, nei pensieri, nelle strutture, e nei rapporti umani. Il mio rapporto d’amicizia con Gualtiero è simmetrico: ci aiutiamo sul lavoro, a volte ci vediamo, ci telefoniamo — una volta chiama lui, una volta io — se abbiamo bisogno di qualcosa ci siamo l’uno per l’altro. Anche con altre amicizie è la stessa cosa, ad esempio con gli amici della Xbox. Con le donne è più complicato, perché quasi sempre quelle che mi corrono dietro non mi piacciono, quelle di cui mi innamoro non mi cagano. Questa è asimmetria. E’ l’asimmetria, per me, la vera perversione.

Il problema, nell’incontro tra due persone, è quel 33% di possibilità che non funzioni. Gli altri due terzi delle possibilità sono suddivisi in parti uguali: le due persone si corrispondono in modo positivo o negativo, si piacciono o non si piacciono, e quindi nessuno dei due è scontento. Nel terzo rimanente, quel trentatré — anzi, a essere precisi trentatré virgola tre periodico — uno dei due ama l’altro senza esserne riamato, ed è quella la vera tragedia. L’asimmetria assoluta, che si verifica fin dall’inizio, o che subentra dopo un periodo costituito da un altro dei due terzi. E non puoi farci nulla, non puoi porre nessun rimedio, cambiando i fattori il risultato non cambia. E conoscere la matematica non ti aiuta.

Per un periodo mi sono visto con Chiara, e la faccenda delle asimmetrie mi è apparsa ancora più evidente.

Chiara è quella che non vede il rosso, ha un difetto congenito chiamato protanopia; è rarissimo nelle donne, colpisce lo 0,02% della popolazione femminile. Il fatto che avesse una diversità così particolare me l’ha fatta sentire più vicina: io prosopagnosico e Asperger, e lei con la sua cecità al rosso, una combinazione da Classificazione Internazionale delle Malattie.

Con Chiara ci siamo frequentati per alcuni mesi, e in questi mesi siamo andati a letto insieme. Ma non avevamo una storia, ce l’eravamo detti fin dall’inizio. Io ero innamorato di una donna, e lei di un uomo. Entrambi ricadevamo nel trentatré virgola tre periodico per cento dei casi di asimmetria.

L’uomo di cui era innamorata Chiara era un suo collega di lavoro. Erano anche grandi amici, e facevano molte cose insieme. Lui le ripeteva continuamente che le voleva bene. Malgrado ciò non era innamorato di lei, e le aveva detto che la vedeva solo come un’amica. Lei si struggeva per lui, e non faceva che pensare a come sarebbe stato bello stare insieme, e come era impossibile; riconosceva che lui doveva volerle davvero bene, perché un altro al posto suo avrebbe approfittato della situazione e se la sarebbe scopata senza problemi.

La donna di cui ero innamorato io era Nadia. Abitavamo lontani. Un bel po’ lontani. Un migliaio di chilometri. Ci sentivamo per telefono, ci scrivevamo, ma non ci eravamo mai incontrati. Avevamo grandi affinità, ci raccontavamo molte cose, lei diceva di adorarmi; a volte parlavamo come due innamorati. Ma io sapevo che lei non era innamorata di me, e non le avevo mai confessato i miei sentimenti.

Dopo aver fatto l’amore, con Chiara ci raccontavamo delle nostre storie infelici.

“Alex, non capisco perché per noi le cose devono essere così complicate. Non lo capisco proprio.”

“E’ per via della simmetria” le dissi, e le spiegai la mia teoria.

Lei sospirò. “E nel concreto questo cosa significa?”

Ci pensai un attimo, poi presi il mio tablet, cercai alcuni dati e feci dei rapidi calcoli.

“Considerando la percentuale di popolazione mondiale compresa nella fascia d’età 15–65 (probabilisticamente più incline all’accoppiamento) e la relativa distribuzione tra i generi se ne deduce che al mondo è possibile che si formino o si siano formate 364.493.835 coppie con esito soddisfacente ed appagante per entrambi.”

“Ma la realtà è diversa, vero?”

“La realtà è diversa” confermai.

Ogni volta che ci vedevamo e andavamo a letto insieme i nostri discorsi toccavano quell’argomento. Riflettevamo sulle asimmetrie dei rapporti, ricordavamo episodi relativi ad amici o compagni di scuola, poi tornavamo sempre a parlare dei nostri infelici amori.

Un giorno Chiara mi annunciò che cambiava lavoro e si trasferiva in un’altra città. Per lei era anche un modo di staccarsi da quella situazione senza sbocchi con il suo collega di lavoro che non l’amava; sebbene piangesse mentre me lo diceva, sembrava quasi sollevata.

“Mi mancherai, Alex. Sei un buon amico. Non dimenticherò mai le cose che ci siamo detti. E cercherò sempre la simmetria nelle cose.”

Volevo dirle che ci saremmo scritti, ma non sapevo se avrei avuto voglia di scriverle. Mi era piaciuta e la trovavo una persona gradevole, ma in quel momento non mi importava molto di restare in contatto con lei.

Dopo che se ne fu andata, però, ne sentii la mancanza, perché non sapevo più a chi parlare della simmetria e del mio amore impossibile per Nadia.