Il permesso di fare

Il TAR ha cancellato la nomina di direttori stranieri per alcuni musei italiani. Dicono che la procedura non ha rispettato la norma. Molti hanno difeso il TAR dicendo che se le norme sono scritte male, la colpa è del legislatore e di chi le ha applicate male, non certo del TAR che fa notare l’illecito.

Sarà, ma non sono convinto. Indubbiamente le leggi devono essere scritte meglio e devono essere applicate in modo meno approssimativo. Ma quando leggo la giustificazione del TAR non posso non avere molti e profondi dubbi. Leggo su Repubblica.it:

Diversi sono i motivi di profondo sconforto:

  1. Questo è un paese dove le leggi si interpretano per gli amici e si applicano in modo rigidissimo (e anche di più) per i “non amici”.
  2. Ci sono sentenze di TAR che quotidianamente ci lasciano esterrefatti. In quei casi ci sentiamo di attaccare i TAR. In questo caso, siccome difende l’italianità e ci protegge dagli invasori stranieri, eccoci in tanti schierati in difesa del TAR.
  3. La sentenza dice che “Se il legislatore avesse voluto estendere … lo avrebbe detto chiaramente”. È la visione per cui “tutto ciò che non è permesso, è vietato”. Vivremo mai in un paese libero e civile in cui “tutto ciò che non è vietato, è permesso?”.

Inizio a perdere le speranze.

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