Intolleranza
Mi sono svegliata con una fame da lupo. A colazione ho ingurgitato un croissant al miele e ventisette frollini, quelli con i pezzi di cioccolato.
Dovevo sospettare che avrei iniziato la giornata con un alto livello di insofferenza, perché quando mi sveglio affamata vuol dire che il mio corpo sente di aver bisogno di energia per sostenere la testa. Cioè, quello che contiene.
La verità è che sono intollerante. Tagliente.

Mi hanno rotto i coglioni i buoni propositi per ricominciare di slancio un Settembre magico e fitto di liste da compilare, scrivanie con cactus e tastiere di Mac. Odio il crochet, il sashimi, gli insignificanti hashtag delle foto delle vacanze su Instagram, gli zatteroni ai piedi delle ragazze bionde con gli occhi azzurri. Non sopporto più i workshop, i webinar, le foto coi gattini e quelle ai piatti al ristorante. Detesto i ragazzi con la canottiera, le donne con le unghie lunghe fucsia e i vecchi che odorano di naftalina. Basta con l’avocado, gli ananas, gli handmade with love, la Champions, lo spritz, la musica indie, i mercatini, Tiger e H&M. Diffido di chi ha studiato troppo, di chi non viaggia in tram e di chi ha la lavastoviglie.
Prendo le distanze. Sono intollerante. E ho un sacco di amici.
A scrivere è sempre lei, Ella. Fino a qui, sempre ella.
Egli, ella, esso, essa, Ella.
Il suo orologio si è fermato, fa sempre le 11. Ella non ha ancora cambiato le pile, perché così le sembra di essere sempre puntuale.
Da quando spacca il minuto, si è messa a scrivere. Qui.

