Ostinazione
La raggiungo quella cazzo di boa, vuoi vedere? Scommetti che ce la faccio?

Sotto sotto sapevo che ce l’avrei fatta. Sì, era cosa certa: bisogna superare la pigrizia iniziale, vincere l’immobilità che ti inchioda i piedi a riva.
Vorrei capire perché senza troppe imposizioni riesco a
non ascoltare certe canzoni
non riprendere in mano vecchie foto
non ripensare ad alcune situazioni
non riconsiderare i dettagli scomodi
non pensare alla vita degli altri che nonostante tutto ci sono, proprio qui intorno a me, vivono e respirano e fanno parte della vita reale e non di quella che vedo nei film che ostinatamente mi metto a guardare come se fossero un sollievo, una medicina.
Play.
Repeat.
Prendi la medicina.
Vorrei capire perché invece per nuotare fino a là mi debba
impuntare
impegnare
incaponire.
Vorrei sapere in quale cassetto si nasconda la cocciutaggine e in quale la naturalezza. Perché un gesto mi viene spontaneo, quasi automatico, e per un altro mi ci debba mettere d’impegno.
Alcune cose te le trovi tra i piedi tuo malgrado, altre te le vai a cercare. Di altre finisce che non puoi più farne a meno, quando non le hai più.
Se n’è resa conto proprio adesso che è tornata a casa e si è messa a scrivere davanti al camino acceso. E’ Agosto e fa un freddo cane sulle montagne.
Pensa a quella cazzo di boa.
Prima o poi tornerà al mare.

