Piccoli eroi che salveranno il mondo

di Ilaria Favè

Può il battito d’ali di un’ape in Brasile proteggere la laguna di Venezia dagli effetti del cambiamento climatico?
Certo. E non è fantascienza, ma l’inizio del processo di generazione naturale della castaña dell’Amazzonia, una delle piante più alte e fondamentali per la conservazione delle foreste di Brasile, Perù e Bolivia. Le api impollinatrici, dalla “dieta” altamente specializzata e legata alla variabilità botanica amazzonica, hanno in foresta diversi complici. I primi sono gli agouti, i roditori in grado di rompere il duro frutto simile a una noce di cocco che racchiude la castaña. Una volta soddisfatta la fame, nascondono i semi rimanenti nel terreno — in un frutto ce ne sono fino a 20 — poi se ne dimenticano, contribuendo così alla semina degli alberi che produrranno tra 40 e 150 chili di noci brasiliane l’anno, per più di 300 anni. Gli altri complici in questo processo di tutela della biodiversità sono altri abitanti della foresta che, nel rispetto della Pacha Mama, raccolgono e valorizzano i suoi frutti. Come i piccoli gruppi indigeni produttori delle noci brasiliane che lavorano con Candela, partner di Altromercato in Perù.

Gina Procel in Altromercato. Foto Ilaria Favè

Come ci ricorda il WWF, nostro partner nella campagna Insieme creiamo#unaltrovivere, la produzione alimentare è la prima causa delle emissioni di gas a effetto serra e l’aumento delle emissioni di CO2, il più importante fra questi, è dovuto quasi totalmente all’uso di combustibili fossili e alla deforestazione. Conoscendo il ruolo delle foreste nel contrasto ai cambiamenti climatici, insostituibili nel sequestro di anidride carbonica nel terreno, possiamo capire l’importanza di scegliere cibo proveniente dai “custodi della biodiversità”, piuttosto che da filiere che abbiano origine dal disboscamento.

Sono molti i “custodi della biodiversità” che contribuiscono alla conservazione delle foreste. Ne conosciamo altri grazie al racconto di Gina Procel, ingegnera agronoma della Fondazione Chankuap, in Ecuador, dalla quale Altromercato compra gli oli essenziali a base di zenzero e cannella e le arachidi amazzoniche (manì). Lei ha i capelli così lucidi e lunghi che un bambino troverebbe una scusa per toccarli, ma questo non riguarda tanto la biodiversità, quanto l’emozione e la bellezza di incontrare le persone con le quali lavoriamo. Gina Procel ci racconta:

Un produttore di arachidi, comunità Achuar di Kaiptach, che beve la chicha, la bevanda a base di zucca fermentata. Foto di Beatrice De Blasi.

“Chankuap lavora secondo i principi del Commercio Equo e Solidale e dell’agricoltura biologica, con l’obiettivo di godere delle risorse della foresta, senza mettere mai in pericolo gli equilibri della biodiversità. L’agricoltura che si realizza nelle comunità indigene Achuar e Shuar non è un’agricoltura di larga scala, ma famigliare e la certificazione organica ci permette di mantenere sano l’ecosistema, garantendo alle famiglie condizioni di vita favorevoli anche dal punto di vista dell’ambiente in cui vivono.”

Per gli abitanti è un privilegio vivere nella foresta, sentono la responsabilità di proteggerla e con il supporto della Fondazione Chankuap trovano il modo migliore per farlo, attraverso azioni di cura e valorizzazione della foresta. Alcuni ingredienti degli oli essenziali Altromercato derivano da piante autoctone o entrate da secoli nella tradizione indigena, come l’unghuraua, una specie di palma e l’ishpink, una sorta di cannella amazzonica.

Nel tempo, le conseguenze di piccoli gesti quotidiani di chi si prende cura della terra, gesti appresi dalla tradizione o adottati grazie alla ricerca per l’adattamento e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, hanno rilevanza a livello globale. Grazie a Gina Procel sentiamo più vicini anche i gesti dei “custodi della biodiversità” che abitano la foresta amazzonica.

Un’altra donna del Commercio Equo e Solidale ci spiega come altri piccoli produttori operino per preservare la Natura: Gloria Esperanza Rivera Chavarria, di Cecocafen, produttrice del nostro caffè del Nicaragua.

Gloria Esperanza Rivera Chavarria

“Credo che il cambio climatico che si vive nel mondo abbia molto a che vedere con l’attività dell’uomo, perché non abbiamo voluto capire che la Natura esige rispetto. Credo che non abbiamo agito con responsabilità, non ci siamo presi cura di questo Pianeta e si è fatto un uso irrazionale di alcuni pesticidi, applicati indiscriminatamente in tutto il mondo, senza la consapevolezza di aver danneggiato enormemente l’ambiente e anche la salute dei lavoratori, degli animali, delle piante e del suolo, che sono stati esposti a enormi quantità di pesticidi. Le multinazionali fanno uso indiscriminato di questi prodotti, senza tener conto delle conseguenze, in un desiderio di arricchirsi, aumentando la produzione in volume, ma non in qualità. È l’opposto di ciò che facciamo noi, che produciamo con coscienza, secondo i criteri del mercato Equo e Solidale. Seguiamo la buona pratica per cui il caffè cresce all’ombra [di altri alberi, metodo “bajo sombra”] e deve essere tenuto in ordine, non con i diserbanti chimici, ma con un metodo manuale, pulendo il sottobosco dalle erbacce con il machete. Si applica anche fertilizzante naturale per il buon mantenimento della pianta, come la polpa dello stesso caffè e lo sterco di vacca, mescolato con calce dolomitica. Usiamo anche liquidi nutrienti minerali a base di boro, zinco e calcio per combattere un parassita, che sempre può attaccare il caffè. Per mitigare l’impatto del cambio climatico preserviamo le riserve d’acqua, piantiamo alberi, che facciano ombra e aiutino a trattenere l’acqua. Queste sono alcune delle pratiche che adottiamo per preservare l’ambiente.”

Le Noci Brasiliane di Candela, Perù

Questi sono alcuni degli eroi che, con il sostegno di tutti noi, salveranno il pianeta, dal parco nazionale dello Yellowstone, alla vicina laguna di Venezia, agli orsi polari e a milioni di persone minacciate dal cambiamento climatico.

Gli studi sul cambiamento climatico ci danno l’idea dell’urgenza di un’inversione di rotta e credo che non abbiamo altra scelta che convogliare ogni sforzo in questo senso, partendo da tanti piccoli gesti orientati ai cambiamenti positivi, come quelli di molte api impollinatrici in foresta, come la scelta di molti caffè equosolidali in città.

Ora vado a dare un piccolo contributo: vado a caccia di Noci dell’Amazzonia in questa sede veronese di Altromercato, dove troverò anche il mio caffè preferito.


Queste storie fanno parte della raccolta “Clima e cibo per #unaltrovivere”frutto della collaborazione tra Altromercato e WWF per la campagna “Insieme creiamo un altro vivere”.

Il 25 marzo 2017, con Altromercato e WWF, partecipa all’EARTH HOUR>

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