4 lezioni, anzi 5, degli influencer per la gestione social nel 2019

A fine anno si tirano le somme, lo facciamo anche noi che lavoriamo in campo digitale provando ad analizzare una tendenza che ha segnato l’anno social 2018.

L’Italia che sta sul web corrisponde sempre più all’Italia in generale e chi si occupa di comunicazione vede gli italiani nel 2018 coinvolti in modo crescente da influencer e micro influencer: se la loro presenza risultava già emergente, è nel 2018 che la popolarità di molti influencer si è affermata, al punto da renderli personaggi oltre il web.

Possiamo dare la colpa (o il merito) a Chiara Ferragni e Fedez e alla loro storia d’amore social, un vero e proprio kolossal (3,5 milioni di visualizzazioni solo per il momento del sì registrati all’indomani delle nozze, senza contare tutti gli altri attimi della loro vita insieme), ma un fenomeno culturale di questa portata non è riconducibile a una sola importantissima pietra miliare del settore.

Io e il mio smartphone — Credits: rawpixel on Unsplash

Ora anche le nostre nonne sono venute a contatto con il termine influencer, qualcosa di impensabile fino a qualche mese fa. E dal successo degli influencer possiamo imparare tanto.

Infatti ci sono alcune lezioni che i brand dovrebbero fare proprie nella gestione social del 2019 e che possono ispirare l’approccio operativo di noi agenzie digitali.

Metterci la faccia

Le persone seguono con maggiore interesse il racconto in prima persona che gli influencer possono, per loro natura, proporre, è la rivoluzione della faccia. Per un brand non è facile metterci la faccia, è evidente, ma si può operare così in modo indiretto. Qualche anno fa Einaudi Editore aveva iniziato l’esperienza su Twitter proprio in questo modo, con un approccio irresistibile, ma come fare ora che il video è diventato il principale strumento? La soluzione è nella strategia: costruire il linguaggio del brand attraverso un tono di voce e contenuti così coerenti con valori e obiettivi da dare la sensazione ai follower di leggere, vedere e ascoltare un personaggio. L’identità di brand, riletta attraverso il linguaggio social, non è mai stata così importante!

Selfie — Credits: Priscilla Du Preez on Unsplash

Community management

Il dialogo è da tanto tempo la chiave del successo di community sane e popolate. Osservando gli influencer vediamo che il loro livello di attenzione verso i follower è molto alto: interagiscono con gli utenti anche al di fuori dei propri profili, dimostrano interesse verso l’opinione dei followers, ad esempio facendo domande e sondaggi per capire quali contenuti proporre, cosa si aspettano, conoscerli meglio. Sono tutte attività utili per conoscere il proprio target e insieme positive per dimostrare ascolto: non trascuriamole mai.

Sperimentare

Gli influencer più popolari ma soprattutto quelli che sono stati in grado di emergere quest’anno in uno scenario sempre più competitivo hanno introdotto le innovazioni appena queste sono arrivate. Che si tratti della musica nelle Stories Instagram o dell’apertura di un nuovo canale, ad esempio la IGTV, i tempi di reazione degli influencer sono generalmente più veloci rispetto a quelli dei brand. Questo è reso possibile da una struttura certamente più flessibile, in termini organizzativi ma anche di mentalità: un micro influencer lavora, in linea di massima, da solo; gli influencer che lavorano con un team hanno creato una squadra letteralmente immersa nei social, primario strumento di comunicazione. “Sburocratizzare” l’approccio dei brand a queste innovazioni, cercare di essere propositivi e esprimere al cliente i trend appena questi arrivano potrebbe essere un buon obiettivo per iniziare il 2019 nel migliore dei modi.

Mettersi in ascolto

Benchmark e analisi di scenario rimangono fondamentali, ma quando si parla di linguaggi sono l’osservazione e l’ascolto costanti a risultare determinanti nel formulare proposte vicine al modo di esprimersi della rete nel momento. Seguendo gli influencer emerge chiaramente un approccio attento, la voglia di interpretare l’attualità in chiave personale. E’ un percorso che anche i brand possono intraprendere, supportati da chi possa immergersi per loro nell’ambiente digitale e mettersi in ascolto.

Ascolto — Credits: Malte Wingen on Unsplash

Abbiamo visto quattro lezioni da imparare dagli influencer nella gestione social nel 2019, ma c’è anche un +1, il punto più ovvio e insieme pericoloso quando sfugge: teniamo sempre a mente le differenze tra influencer e brand!

Raggiungere gli obiettivi di business, ascoltare il cliente e l’appassionato, fare brand awareness, convertire in contatti utili sono il fine ultimo dell’intrattenimento che il brand mette in atto sui social, cercando di abbracciare il più possibile i trend del momento. Il piano editoriale social deve tenere conto dei modi di esprimersi della rete in generale, ma all’interno di una strategia digitale con presupposti solidi e basata sulla misurazione dei risultati.

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Articolo scritto per il blog di AND EMILI.