PUMS, servono scelte coraggiose non a parole ma con le decisioni reali

E’ partito martedì il percorso consultivo sul PUMS e il PGTU, con la costituzione del Forum della mobilità sostenibile: è un fatto molto positivo e importante per la città, che ci consentirà di arrivare nei prossimi anni ad approvare i due più importanti strumenti di pianificazione della mobilità urbana e metropolitana.

Si è giustamente cominciato dai numeri, che descrivono la realtà attuale della mobilità e della sicurezza stradale, per capire come cambiarla e migliorarla. Il Comitato scientifico e i consulenti tecnici hanno sottolineato come “la media degli spostamenti non va oltre i 5 km, percorso percorribile efficacemente a piedi, in bicicletta o in bus”.

E la politica cosa dice? Le linee guida approvate alla fine dello scorso mandato dai Consigli metropolitano e comunale puntano ad aumentare l’uso dei mezzi pubblici dal 31 al 33% e della ciclo-pedonalità dal 25 al 31% e in contemporanea a ridurre l’uso di auto e moto dal 44 al 35%, entro il 2020, cioè fra poco più di due anni!

La domanda che avanzo in sintesi è proprio questa: è confermato questo obiettivo fondamentale, da cui discendono tutte le scelte conseguenti?

Ad esempio, affermare che “al centro c’è la persona e non il mezzo che usa”, come ha fatto il sindaco, è certamente vero e giusto nel far rispettare le regole e nel tutelare la sicurezza stradale, perché le vite umane da salvare valgono tutte uguale, a prescindere che siano di automobilisti, motociclisti, ciclisti o pedoni. Ma, al contrario, i mezzi di trasporto non sono tutti uguali: se quei target di mobilità sostenibile vogliamo davvero raggiungerli, occorrono scelte coraggiose, non solo a parole ma nelle decisioni reali, che rendano davvero prioritaria la mobilità pubblica e ciclo-pedonale rispetto a quella privata. Altrimenti, come facciamo a fare quello che diciamo, cioè aumentare l’una e ridurre l’altra?

Il secondo dato che è emerso riguarda l’incidentalità stradale, che nei primi sei mesi di quest’anno è diminuita rispetto allo stesso periodo del 2016, ma sono aumentati purtroppo i morti, 11 in più. E da gennaio a ottobre del 2017, rispetto all’anno scorso, sono raddoppiate le vittime tra pedoni e ciclisti. Su questa vera e propria strage sulle nostre strade non possiamo aspettare l’approvazione dei nuovi strumenti pianificatori, servono già nel breve-medio periodo azioni, come controlli e infrastrutture. per migliorare la sicurezza stradale in favore di tutte le persone e in particolare degli utenti più vulnerabili, che i dati statistici ci dicono essere pedoni, ciclisti, bambini, anziani e disabili.

Tra l’altro nei giorni scorsi, subito prima dell’avvio del Forum della mobilità, abbiamo letto sui giornali le dichiarazioni della presidente della Consulta della bicicletta che, tendendo la mano all’amministrazione comunale dopo le aspre polemiche delle settimane scorse, ha detto: “siamo disponibili a collaborare, ma va ricostruito prima un rapporto di fiducia e coerenza che si è perso”.

Io mi auguro che la Giunta voglia accogliere questo appello e questa disponibilità, non a parole ma con segnali concreti, per ricucire con quel 25% di cittadini che si spostano ogni giorno a piedi e in bici a Bologna. Cittadini che contribuiscono in modo determinante a ridurre smog e traffico a vantaggio anche di tutti gli altri, e che dovrebbero avere almeno gli stessi diritti, oltre ai doveri, di chi sceglie i mezzi a motore. Quali potrebbero essere questi segnali concreti? Ne propongo tre, sui quali attendo una valutazione della Giunta.

Il primo: mettere in atto una campagna straordinaria di controlli e multe della Polizia municipale, nell’ambito del progetto del risveglio civico, sulla violazione continua dell’obbligo di dare la precedenza sulle strisce pedonali (dove viene investita la metà dei pedoni, secondo i dati del progetto “Siamo tutti pedoni”, che anche il Comune di Bologna patrocina).

Il secondo: avviare la sperimentazione del doppio senso ciclabile in via Guerrazzi, in anticipo rispetto ai piani generali futuri, esattamente come è stato scelto di fare per l’apertura di alcune corsie preferenziali ai motorini senza una pianificazione complessiva.

Il terzo: cominciare al più presto l’iter di approvazione del Biciplan, che contiene misure fondamentali per la sicurezza di ciclisti e pedoni che nel frattempo continuano a rischiare la vita quotidianamente in strada, dato che è pronto da un anno e mezzo ed è ancora chiuso nel cassetto.