Strage 2 agosto, continuiamo a pretendere verità e giustizia

E’ notizia di questi giorni che la Procura di Bologna, a seguito della presentazione, nel 2015, di un corposo dossier da parte dell’Associazione dei familiari delle vittime, ha riaperto le indagini su alcuni filoni investigativi della strage alla Stazione del 2 agosto 1980: tra gli esecutori o comunque organizzatori ci sarebbe un quarto uomo, Gilberto Cavallini, estremista di destra a cui è stato notificato un avviso di fine indagine in carcere; e poi si continua a indagare ancora sui mandanti e i depistatori dell’attentato.

Questo primo risultato è stato possibile grazie al lavoro dell’associazione dei familiari che, a 37 anni di distanza, continuano senza sosta a chiedere e impegnarsi per avere verità e giustizia, non solo in occasione della ricorrenza del 2 agosto ma quotidianamente. Verità su tutti gli esecutori, ma anche sui mandanti e i depistaggi. Giustizia per gli 85 morti e i 200 feriti. All’associazione dei parenti, al presidente Paolo Bolognesi, diciamo grazie per la tenacia e che siamo al loro fianco in questa battaglia di civiltà: per le vittime, per Bologna, per l’Italia.

La notizia dell’avviso di fine indagine nei confronti di Cavallini è un primo passo in avanti importante dopo molto tempo, nella direzione di tenere effettivamente conto della robusta documentazione e rilettura degli atti fornita dall’associazione e, soprattutto, di diradare le tante ombre che ancora esistono e offuscano la verità sulla strage.

Confidiamo che la magistratura bolognese possa andare avanti con determinazione su questa nuova strada, che riconosce la fondatezza delle ricostruzioni offerte sul coinvolgimento di ulteriori componenti dei Nar nella organizzazione della strage, e che nella ricerca dei mandanti conferma ancora una volta la matrice nera e neofascista, contro ogni revisionismo e ogni tentativo di fuorviare la scoperta della piena verità: quella scritta “vittime del terrorismo fascista” in cima alla lapide nella sala d’aspetto, allora di seconda classe, è ogni anno più vera e indelebile.

Anche per questo ci auguriamo che, allo stesso modo, pure la Procura di Roma, competente per il reato di alto tradimento da parte di militari, approfondisca i significativi elementi forniti sui depistaggi, che chiamano pesantemente in causa anche gli apparati dello Stato, nell’ipotizzato tentativo di proteggere il gruppo della destra eversiva e la violenza stragista usata per finalità di politica interna.

Negli stessi giorni in cui arrivava questa buona notizia, con incredulità e preoccupazione abbiamo invece appreso — anche se l’episodio è passato molto sotto traccia e sento invece qui la necessità di portarlo alla luce e dargli la massima pubblicità e conoscenza — che la storica gru rossa dei Vigili del fuoco, la mitica Fiat Cristianini, che il 2 agosto fu impegnata nei soccorsi e ricorre in tante foto d’epoca con il suo braccio meccanico teso in mezzo alle macerie su piazza Medaglie d’oro, ha rischiato di essere rottamata, dopo essere stata venduta a un demolitore nel ferrarese.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, il mezzo sarebbe ritornato proprio pochi giorni fa al Comando dei Vigili del fuoco di Bologna, grazie anche alla mobilitazione dei sindacati e dell’associazione dei pompieri bolognesi. Ci auguriamo che sia effettivamente così e che nessuno possa prendere in considerazione in futuro l’idea di demolire quella gru, perché vorrebbe dire demolire un pezzo di storia e di memoria sulla strage del 2 agosto alla Stazione e sulla città di Bologna.

Come l’orologio in stazione fermo ancora adesso alle 10.25 orario della bomba, come il bus numero 37 usato per trasportare morti e feriti e da tempo conservato in un capannone della provincia, come il taxi giallo devastato dallo scoppio ed esposto oggi nella sede di Cotabo, anche la gru rossa dei pompieri che intervenne nel piazzale della stazione, con quella scritta “Vigili del fuoco Bologna” che fece il giro d’Italia, è una degli oggetti e delle immagini-simbolo della strage.

Abbiamo il dovere di salvaguardare questi pezzi di storia, per tutelare la memoria di ciò che fu e richiamare tutti, istituzioni e cittadini, all’impegno perché sia fatta definitivamente verità e giustizia e perché nulla del genere possa mai più accadere.