L’esperienza del corpo

«(…) Prima o poi dovrai uscire e sai che sarà bello ritrovare la gente per strada e tornare ad abbracciare gli amici di sempre, ma ti agganci al sedile e tieni duro anche se hai la nausea e non ne puoi più delle stesse battute e delle stesse inquadrature che non segui più. La solitudine è la pena molto prima della morte e pensi ormai che fuori del cinema e di quel film, di quel noioso Via col vento ci sia uno strappo ancora più solitario e angoscioso.

Ogni bimbo piange quando lo porti via dal gioco, ma la notte il suo riposo angelico è una delizia per chi può goderne e probabilmente anche per lui, nonostante non potrà comprenderlo se non quando si risveglierà nella luce del mattino accanto a tutti gli infiniti suoi cari nell’ovatta dell’anima senza tempo» prosegue su Sciamanourbano