Quasi in contemporanea sono usciti due libri diversi ma molto vicini tra loro: il primo è quello di Marco Dominici, dal titolo Il digitale e la scuola italiana

Scrive Marco*:

La tesi di fondo supportata da questo saggio è che sia necessaria una fase di decompressione, in cui i nuovi paradigmi vengano assorbiti e metabolizzati; un periodo di pedagogia e didattica ibrida in cui si trovi un’osmosi tra apprendimento nel mondo degli atomi e le forme di conoscenza promosse dal mondo dei bit. […]
L’editoria può in questo senso fornire al mondo della scuola nuove idee e proposte innovative per un uso efficace dei nuovi strumenti a disposizione e fungere in un certo senso da traino (come del resto ha spesso fatto) verso un nuovo modo di creare e promuovere la conoscenza, per poterla utilizzare in contesti diversi in modo flessibile. A patto però che l’editoria stessa superi il trauma causato da questo stesso cambio di paradigma e si reinventi, trovando forme nuove e nuove modalità di gestione di materiali, risorse e servizi che si integrino con le logiche del digitale.

Il secondo s’intitola Teste e colli. Cronache dell’istruzione ai tempi della Buona Scuola, si tratta di una raccolta di saggi curata da Marco Ambra ed è stata pubblicata dagli amici dell’Associazione “Il lavoro culturale” di Siena.

Su Doppiozero è apparsa un’anticipazione di un contributo di Enrico Manera:

In ogni caso, non si insisterà mai abbastanza sul fatto che un ambiente digitale è vivo nella misura in cui esso si configura come la continuazione di un incontro o un discorso “reale”: in questo senso, va alimentato e seguito con la stessa “manutenzione” che si dedica ai rapporti personali “corporei”, non accentuando l’effetto di isolamento e atomizzazione che è il lato critico dell’uso del mezzo da parte degli adolescenti.
Anche per questo ambito, le parole chiave degli obiettivi che ci si deve porre sono la bonifica cognitiva degli ambienti digitali mediante contenuti di qualità per la progettazione di una didattica digitalmente aumentata, contro ogni retorica della vaghezza accompagnata dalla cattiva educazione digitale, della sciatteria del design e della comunicazione. Sono alcune delle precondizioni per trovare a scuola percorsi intelligenti dentro la tecnologia, con il giusto rapporto di cartaceo e digitale che ognuno vorrà dare alle proprie pratiche didattiche e cognitive.

Due libri che si possono e si devono parlare tra loro, nati in autonomia e che invece possono ben interagire nel campo della riflessione sulla cosiddetta #buonascuola.

*Disclaimer: sono stato l’editor del libro, che sarebbe dovuto uscire per :duepunti edizioni e che — per vicende che racconterò presto — è invece stato pubblicato da Ledizioni, cosa di cui sono molto contento.