PERCHE’ SIAMO POPOLARI

di Marco Pannella

SOMMARIO: Un sorprendete sondaggio della Demoskopea: Marco Pannella è, tra quelli non presenti in Parlamento, il leader politico più gradito agli italiani. E il partito radicale, con le sue organizzazioni federate, è la formazione alla quale viene attribuito il maggior numero di preferenze in caso di presentazione di liste elettorali. Marco Pannella evoca le ragioni di questo interesse degli italiani verso il Pr: le battaglie per i diritti civili e contro i potentati, i referendum, i processi, la nonviolenza. Per il futuro l’obiettivo della riforma del sistema elettorale in senso maggioritario. (PANORAMA, 23 ottobre 1975)

(Divorzio, liberazione della donna, aborto, antimilitarismo. Per Pannella, l’impegno per i diritti civili è alla base dell’affermazione radicale nel sondaggio Demoskopea. E autorizza speranze più ambiziose.)

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Marco Pannella è il leader politico tra quelli non presenti in parlamento più gradito dagli italiani. E il partito radicale con le sue organizzazioni federate (Movimento di liberazione della donna, Lega italiana del divorzio, Fuori-Movimento di liberazione sessuale, Lega degli obiettori di coscienza e Cisa, Centro italiano sterilizzazione e aborto), la formazione tra quelle non tradizionali alla quale viene attribuito il più alto numero di preferenze in caso di eventuale presentazione di liste elettorali. Questi due risultati del sondaggio affidato da “Panorama” alla Demoskopea, uniti alla conferma della grande importanza riconosciuta dagli italiani alle lotte per i diritti civili, indicano con sufficiente chiarezza una delle direzioni verso le quali il paese dichiara di muoversi per ottenere un deciso rinnovamento politico.

Ai radicali, secondo il sondaggio, guardano con simpatia in maggioranza le donne (51% dei simpatizzanti sono sotto i 35 anni). Sul ruolo che gli italiani, secondo il sondaggio, attribuiscono ai radicali, sul rapporto fra questo movimento e la sinistra tradizionale e sulle prospettive della lotta per i diritti civili, “Panorama” ha chiesto l’opinione di Marco Pannella.

“Domanda”. I risultati del sondaggio Demoskopea che attribuiscono notevole popolarità, con un alto potenziale elettorale, ai radicali, la sorprendono?

“Risposta”. Non è questo quel che ci interessa e qualifica maggiormente, comunque, in una prospettiva elettorale, bisogna rapportare il 5% consolidato di voti con tendenza al 10–12% che la Demoskopea riscontra, al fatto che solo il 54% degli italiani dichiara di conoscerci almeno di nome. Se andiamo alle elezioni, andremo anche alla televisione: ve lo assicuro. Anche se cercheranno, da fascisti, di impedircelo. Allora saremo conosciuti quanto gli altri: dal 95% almeno. I conti sono facili da farsi. Potremo aspirare al quarto o al terzo posto? Staremo a vedere. Ma da più di dieci anni la nostra strategia, il nostro obiettivo, la nostra posizione sono altri, e non in questi calcoli. Ci siamo posti e imposti “altrove” che in questo sistema chiuso di pseudovalori e di classifiche. Abbiamo voluto costruire e abbiamo costruito, siamo già da tempo l’antagonista di questo regime dc già Pnf, con le sue “correnti” esterne di partitini pseudo-laici, con il suo parlamento “introvabile”, i suoi oppositori ufficiali rassegnati alla subalternanza. L’antagonista radicale perché nasca e si affermi il protagonista laico e libertario.

D. A cosa è dovuto, secondo lei, questo interesse degli italiani verso il partito radicale?

R. Il movimento per i diritti civili, con le sue organizzazioni che crescono di numero, s’articolano, si stanno potenziando, ormai, ogni giorno che passa è una realtà non cancellabile. In aprile, in più di 3 mila Comuni sotto i 5 mila abitanti, dove c’è appena una parrocchia e nemmeno la sezione del Pci, s’è trovato almeno un cittadino che s’è recato in Comune, ha chiesto il suo certificato elettorale, ha fatto vidimare il modulo di raccolta delle firme per la richiesta di referendum contro le leggi fasciste sull’aborto e vi ha apposto la sua. Non è che un esempio. Potrei farne altri…

Ci battiamo da 15 anni per “l’unità, il rinnovamento, l’alternativa” della sinistra, per renderla “socialista, laica, libertaria”. Abbiamo proposto un “programma comune di governo” fra sinistra comunista e sinistra democratica, contro il centro sinistra che s’annunciava, spaccando il nostro stesso partito, già nel marzo del 1959, dalle colonne di “Paese sera” diretto allora da Mario Melloni. Intervenne duramente Palmiro Togliatti per tapparci la bocca. Nel 1962 “La voce repubblicana”, di già, ci sbeffeggiava perché indicavamo nel divorzio, nell’aborto, nella liberazione della donna, nei diritti civili la via dell’alternativa e dell’unità con i comunisti. Nel 1964 ci impegnammo a fondo per denunciare nell’Eni di Cefis il principale centro di corruzione economica, politica, finanziaria e industriale sostenendo lotte d’azienda, di fabbrica, soli, con la sinistra scatenata a difenderlo mentre era sul punto di essere arrestato (sì, nel 1965!), salvato in effetti da Pci e Psiup oltre che da un intervento pubblico di Paolo VI, dal silenzio dell’”Espresso”, dell’”Unità”, del “Secolo d’Italia”. E sapete cosa facevamo dichiarare sulla nostra agenzia al segretario del sindacato petrolieri Cgil? Che forse avevamo ragione, forse il capitalismo di Stato era più pericoloso, in Italia, di quello “privato”; che forse non avevamo torto nel riproporre il “socialismo autogestionario”!

Facemmo scoppiare lo scandalo della assistenza pubblica, da soli, provocando l’arresto del sindaco di Roma, Petrucci. Intanto, in galera, cominciavamo ad andarci soprattutto noi; i primi, nel 1963, i fratelli Strik-Lievers, gli ultimi quest’anno Adele Faccio, Spadaccia, Emma Bonino, gli obiettori, io stesso. Migliaia di processi: un partito che fu di avvocati, è divenuto principalmente un partito di imputati, un’”associazione a delinquere”; la nostra, una politica da marciapiede, anche perché non c’era più altro posto per noi, privati spesso dei più elementari diritti civili e costituzionali. Abbiamo anche saputo difenderci e attaccare con nonviolenza, e gaia quanto drammatica è stata questa lunga serie di lotte di libertà e di liberazione…

No, non siamo sorpresi dal sondaggio. Non è il senno di poi, può documentarlo una grottesca storiella. Il 24 agosto dello scorso anno, avendo strappato al “Corriere della sera” di Ottone e Rizzoli in Cefis un po’ di spazio, pubblicammo i dati di un sondaggio ordinato da ambienti militari italiani e stranieri, giuntoci poi per vie vaticane: ci davano il 4% dei voti e fornivano molti altri elementi che ora sono confermati.

D. Cosa le sembra più interessante nel sondaggio? L’identikit del partito radicale, e indicazioni generali di tendenza, la straordinaria popolarità di Berlinguer?

R. Un dato, formale, mi entusiasma: per la prima volta nella storia politica italiana una formazione della sinistra esprime una maggioranza di donne. E’ un segno emblematico, rivoluzionario: da le lotte della Lid a quelle del Mld e del Cisa, attraverso il partito radicale, prende corpo un processo di liberazione sociale e umana delle donne grazie a delle donne, e per tutti. Un altro, che dedico ai miei compagni rivoluzionisti: il potenziale elettorato radicale è formato dal 20% di operai, dal 28% di casalinghe, dal 10% di pensionati e non-occupati. C’è poi il 16,7% di studenti, il 13% di impiegati, il 7,4% di negozianti o artigiani, l’1,9% di agricoltori. E vorrei sottolineare che, fra quanti affermano di voler votare eventuali liste radicali vi sono il 31,7% degli elettori “altrimenti” o “anche” del Psi, il 24,8% del Pci, il 25,8 del Pri, il 14,8 del Psdi, il 6,1 della Dc e il 5,6 del Msi.

Ma il dato centrale è il seguente. Nell’irresistibile pressione verso sinistra e le sinistre, la grande maggioranza dei democratici, dei comunisti, dei socialisti distribuisce a piene mani “voti” plurimi, contemporanei, al Pci, al Psi, al Pr, al Pdup o al Pri avendo dichiarato, in ogni modo che le lotte radicali dei diritti civili sono di grande, enorme importanza. Che la metà di coloro che mi eleggono nel gruppo delle loro speranze politiche indichi anche Berlinguer, è riprova di questo atteggiamento. Che lo stesso accada a Loris Fortuna, con il suo clamoroso e meritato risultato, anche. L’attribuzione dei maggiori meriti al Pci nelle lotte per i diritti civili e per l’aborto è certo un monumento all’inettitudine dei compagni della direzione del Psi che spesso si comportano come se si vergognassero, quasi, di essere alleati e di sostenere non di rado i radicali, mentre non hanno esitato a votare alla vigilia delle elezioni, perché anche il Pci glielo chiedeva, le ignobili leggi sull’ordine pubblico proposte per ordine fanfaniano dal “repubblicano” ministro della Giustizia, Oronzo Reale (cui il sondaggio meritatamente attribuisce il primato dell’impopolarità e della disistima della gente).

D. Quali progetti avete e, in particolare, quali sono gli obiettivi prossimi della Lega 13 maggio, il movimento da lei fondato?

R. Per il movimento nel suo assieme saranno determinanti le decisioni che prenderà il congresso nazionale del Pr, dal 1 al 4 novembre, a Firenze. Anch’io, non più organizzato nel partito radicale e per ora isolato, attenderò di conoscerle. Se

tutto andrà bene, passerò subito alla fase organizzativa della Lega.

Penso a un progetto politico complessivo che chiamerei “Orizzonte 80”. Con il resto del movimento che gestirà le lotte per i diritti civili, penso che noi della Lega cercheremo di affrontare con durezza e urgenza problemi di riforma istituzionale e

anche costituzionale. Anche qui ci sono troppi tabù. Anche qui non sarà tutto molto facile, con i compagni del resto della sinistra. Ma, per esempio, credo che agiteremo l’obiettivo di una riforma del sistema elettorale, in senso maggioritario e a due turni, per favorire il processo di bipolarizzazione della lotta politica, e quello dell’unificazione della sinistra con la fissazione di un “quorum” molto alto al di sotto del quale si eliminino i concorrenti. Ci sono troppi partiti, troppo cronicari politici in giro.