Gli Stati Uniti cedono il controllo ad ICANN

La governance di Internet rispetterà il carattere globale della rete

Internet Governance

Originariamente per “governance della rete” si intendevano tutte quelle procedure volte a gestire gli aspetti tecnici e di allocazione degli indirizzi numerici, gli IP, e di quelli alfanumerici, i nomi a dominio. Con il passare del tempo in questa definizione sono stati inclusi anche altri temi relativi al web, come la tutela della libertà di espressione, della privacy e dei diritti umani, la neutralità della rete, le diversità culturali e linguistiche e così via. La definizione più nota è stata elaborata durante la Conferenza di Tunisi del WSIS (World Summit on the Information Society), dove la Internet Governance è intesa come:

“l’elaborazione e l’applicazione da parte dei governi, della società civile, il settore privato e le organizzazioni internazionali, rispettivamente, di principi condivisi, norme, regole, procedure decisionali e programmi che plasmino l’evoluzione e l’utilizzo della rete”.

Il WSIS è un forum mondiale organizzato per discutere e analizzare i temi relativi alla società dell’informazione e che nasce dall’idea delle Nazioni Unite. Gli argomenti maggiormente trattati nelle due conferenze del forum (tenutesi rispettivamente a Ginevra e a Tunisi) sono stati gli impegni per la riduzione del divario digitale e la questione della governance di Internet. Il ruolo più importante del Summit, tuttavia, è stato quello di aver messo in comunicazione la comunità di internet, di radice prevalentemente statunitense, con le altre nazioni e le organizzazioni non governative.

Image from www.wearesocial.com

Secondo il report pubblicato annualmente da WeAreSocial, nel 2016, gli utenti che hanno accesso alla rete coprono il 46% della popolazione mondiale, per un totale di 3,4 miliardi di persone. Proprio per la sua grande diffusione internazionale e la sua particolare natura che sfugge alle forme tradizionali di governo, la rete delle reti necessita di organismi, politiche e procedure che consentano di veder rispettati e tutelati i diritti umani anche online.

ICANN (Internet Corporation For Assigned Names and Numbers)

Image from ICANN official website (www.icann.org)

Uno degli organismi decisamente più conosciuti che operano nell’ambito della Internet Governance è l’ICANN, Internet Corporation For Assigned Names and Numbers. Questo ente fu istituito nel settembre del 1998, durante l’amministrazione Clinton, per svolgere incarichi di gestione e controllo della rete. Oggi, i compiti principali di ICANN sono quelli relativi all’assegnazione degli indirizzi IP e la gestione dei nomi a dominio generici di primo livello (che vengono definiti Top Level Domain, gTLD, e sono, ad esempio .org.net) e nazionali, cioè quei nomi a dominio che circoscrivono un territorio (detti Top Level Domain, ccLTD, come .it per l’Italia o .es per la Spagna). Questo compito è fondamentale perché, tra le altre cose, ci aiuta a capire come effettivamente il sistema di nomi a dominio funzioni e si sviluppi attraverso i contratti di ICANN con i registries (ad esempio .com.info) e registrar (ovvero le società che vendono i nomi a dominio per gli individui, le organizzazioni, le aziende e così via). A partire dal 2005 il GNSO (Generic Names Supporting Organization) di ICANN, ovvero l’organismo che si occupa di creare le politiche che regolano i Top Level Domain, ha attuato un processo di sviluppo per considerare l’inserimento di nuovi gTLDS, basato sul risultato di alcune prove condotte tra il 2000 e il 2003. Il progetto è stato portato alla luce nel 2011 con l’approvazione del programma dei nuovi nomi a dominio e con il lancio di un Guidebook. Lo scopo del progetto è, non solo favorire la concorrenza, quanto e soprattutto espandere lo spazio dei nomi a dominio per promuovere le diversità. Come spiega Appelmann nel suo lavoro “Internet Governance and Human Rights: ICANN’s Transition Away From United States Control”, i domini .islam .gay sono, non solo semplici nomi a dominio, ma un modo per esprimersi e comunicare. Altro importante compito di ICANN è quello di gestire il database WHOIS, in cui vengono registrate le informazioni e le identificazioni di tutti i nomi a dominio e dei propri creatori, che possono essere individui, governi, imprese, società e così via. L’incarico di ICANN in quest’ambito è quello di mettere in atto delle politiche per mantenere le informazioni del database WHOIS accessibili a chiunque, accurate, tempestive, senza restrizioni e complete. Tuttavia, proprio per la facile accessibilità di WHOIS, chiunque, attraverso una semplice ricerca, può risalire al proprietario di qualsiasi nome a dominio contenuto nel database, inclusi i governi che vogliono censurare o reprimere la libertà di espressione. Dunque, la disponibilità di queste informazioni rende più facile per i governi repressivi identificare, sorvegliare e frenare coloro che utilizzano Internet per esprimere punti di vista, idee e opinioni opposti.

Image from ICANN official website (https://whois.icann.org/en)

La governance di Internet dovrebbe imitare la struttura della rete stessa, che abbiamo definito essere senza limiti e aperta a tutti. Proprio per questo, al centro del processo decisionale di ICANN, vi è un modello multistakeholder che consente, di fatto, di definire una struttura che sia rappresentativa dei diversi soggetti che hanno un ruolo nella governance di Internet. Per favorire la partecipazione e rendersi accessibile a tutti, ICANN coinvolge chiunque sia interessato a prendere parte agli incontri aperti al pubblico che si svolgono tutto l’anno e a condividere il proprio punto di vista attraverso il forum ufficiale.

Image from ICANN official website (https://www.icann.org/public-comments)

Transition Proposal

Attraverso un contratto con il Dipartimento del Commercio, le responsabilità per l’assegnazione e il funzionamento dei nomi a dominio e degli indirizzi numerici di ICANN (detta funzione IANA), fino a poco tempo fa, erano sotto il controllo del governo degli Stati Uniti, in particolare della NTIA (National Telecommunication and Information Administration), l’agenzia che tratta principalmente le questioni relative alla politica dell’informazione e delle telecomunicazioni negli Stati Uniti. Il 14 Marzo 2014, la NTIA ha annunciato il suo intento di affidare la funzione IANA ad una comunità multistakeholder ai fini di “supportare e migliorare il modello multistakeholder delle politiche e della governance di Internet[…]” (per visionare l’annuncio ufficiale clicca qui). Per raggiungere lo scopo, la NTIA ha affidato ad ICANN il compito di redigere una proposta di transizione che, oltre ad avere un grande sostegno da parte della comunità, doveva essere in grado di mantenere la sicurezza, la stabilità e l’apertura della rete, rafforzare il modello multistakeholder e soddisfare le aspettative e le esigenze dei clienti e partner dei servizi IANA. Nel giugno 2014 è stato istituito lo “IANA Stewardship transition Coordination Group”, ovvero un gruppo formato da trenta persone in rappresentanza di tutti gli stakeholder interessati, avente il compito di analizzare e confrontare tutti i documenti prodotti dalle parti interessate, al fine di elaborare una proposta unitaria. Di questo gruppo facevano parte anche cinque rappresentanti governativi nominati dal GAC (Governmental Advisory Committee), con il compito di rappresentare le regioni riconosciute da ICANN. Il GAC è il comitato consultivo del Board di ICANN, che ha compiti di consulenza sulle questioni inerenti alla gestione e amministrazione del DNS e di dare pareri in merito all’adozione e all’emanazione di politiche. Oltre allo IANA Stewardship Transition Coordination Group, sono stati costituiti anche due gruppi interni ad ICANN: il Cross Community Working Group (CWG), con il compito di occuparsi delle funzioni relative ai nomi a dominio, e il Enhancing ICANN Accountability Cross Community Working Group (CCWG), con il compito di occuparsi dei problemi relativi sia alla “accountability” della struttura di ICANN che della transizione IANA.

Originariamente, ICANN fu creata presso il Dipartimento del Commercio degli USA con il compito di gestire il sistema dei nomi a dominio ma, con il tempo, fu chiamata sempre più spesso a risolvere le controversie correlate alla rete. Proprio a causa del controllo degli Stati Uniti, l’organizzazione è stata spesso oggetto di molte discussioni che premevano per una maggiore rappresentatività dei diversi soggetti che svolgono un ruolo di rilievo nella Internet governance; secondo quanto scritto da Maurizio Mensi nel libro “Il diritto del web”, infatti,:

ICANN rappresenterebbe un organismo che non è espressione diretta degli Stati sovrani ed è criticata da alcuni di essi in quanto risultato di una decisione unilaterale che ha imposto una regolamentazione della Rete conforme agli interessi degli Stati Uniti.

Molte nazioni, specialmente le economie emergenti, rivendicavano un ruolo maggiore all’interno dell’ICANN per dare espressione agli interessi di tutti gli stati e per riflettere il carattere globale della rete. Proprio a causa di questi motivi, la transizione è stata vista da molti come un importante passo verso una maggiore partecipazione internazionale. Secondo alcuni, oltre a questo intento, dietro la transition proposal vi è un tentativo di rassicurazione da parte dell’amministrazione Obama alle preoccupazioni riguardo al controllo americano sul web, soprattutto dopo lo scoppio del Datagate.

Il partito repubblicano, negli ultimi anni, ha fortemente attaccato la proposta e, proprio ai fini di evitare la transizione dalla NTIA a un’organizzazione multistakeholder, Sean Duffy e Ted Cruz hanno emanato una proposta di legge, il Protecting Internet Freedom Act. Quest’ultimo è un atto che impedirebbe di affidare il web ad un’organizzazione globale che consentirebbe a 160 governi stranieri di avere un’influenza sulla gestione e il funzionamento di internet. Uno dei principali timori del partito repubblicano è che l’ICANN possa decidere di revocare l’utilizzo esclusivo dei DNS (Domain Names System) .mil.gov agli enti militari e governativi. Tuttavia, l’impegno da parte dei repubblicani per osteggiare la transizione non ha avuto successo: il 10 marzo di quest’anno ICANN ha inviato la propria proposta di transizione alla NTIA, che l’ha revisionata e approvata il 9 giugno 2016. A partire dal primo di ottobre, la funzione IANA è ufficialmente sottratta al controllo degli Stati Uniti. Il “monopolio” da parte del Governo americano è durato ben diciotto anni, durante i quali le funzioni tecniche di sua competenza gli avrebbero consentito di far sparire un paese dal web semplicemente rimuovendolo dal sistema; è stata proprio questa preoccupazione della comunità internazionale a spingere la transizione ad un’organizzazione totalmente indipendente, in grado di rappresentare società civile, governi, associazioni, imprese e ricercatori. Fino alla fine, il partito repubblicano ha tentato di stoppare il processo di transizione: il 30 settembre, infatti, un giudice texano ha respinto un’ingiunzione presentata da alcuni procuratori generali, guidati da Ted Cruz, per bloccare la transizione.

ICANN ha da poco tenuto il suo primo incontro globale post-transizione, che ha avuto luogo il 9 novembre ad Hyderabad, in India. All’evento hanno partecipato circa tremila soggetti registrati della società civile, governi e imprese, provenienti da 130 nazioni diverse. Il presidente di ICANN, Goran Marby, ha definito l’incontro come lo “storico primo meeting”, alludendo ovviamente alla transizione di cui ci siamo occupati fino a questo momento. All’incontro, durato una settimana, ha partecipato anche Barbara Wanner, vice-presidente di USCIB. L’acronimo sta per “United States Council for International Business”, fondato nel 1945 con lo scopo di promuovere un sistema commerciale aperto e oggi fra i leader più importanti a favore del commercio e la liberalizzazione del mercato. Stando a quanto riportato nel sito web dell’USCIB, a proposito dell’historical meeting, la conferenza non si è concentrata soltanto sulle celebrazioni legate alla transizione ma si è discusso molto dell’attuazione di cambiamenti e di questioni legate alla politica dei nomi a dominio.

Transition Proposal e diritti umani

Durante l’assemblea “Promozione, protezione e godimento dei diritti umani online” delle Nazioni Unite, svoltasi il 30 giugno 2016, si è sostenuto a gran voce che i diritti di cui le persone godono offline, devono essere loro riconosciuti anche online. Come abbiamo visto anche nel primo paragrafo di questo articolo, per internet governance si intendono tutte quelle politiche che, oltre a gestire gli aspetti tecnici del web, tutelano i diritti umani in rete. La libertà di informazione, ad esempio, deve essere tutelata e protetta anche su internet e, quindi, devono essere vietati tutti quei provvedimenti e quelle politiche, emanati dai governi, volti a censurare questo diritto o anche semplicemente a limitare l’accesso a Internet. Anche a livello europeo la tutela dei diritti nel web ha assunto un ruolo rilevante: il Consiglio d’Europa, attraverso il suo lavoro con 47 Stati membri, la società civile e il settore privato, si impegna affinché il web sia basato sui diritti umani, sulla democrazia e sullo Stato di diritto, garantendo un ambiente sicuro in cui esercitare e veder rispettati i propri diritti. Anche la nostra nazione, in merito alla relazione diritti umani e Internet, ha preso posizione e lo ha fatto attraverso l’emanazione della Dichiarazione dei diritti di Internet. La carta, frutto del lavoro di una commissione mista di esperti e parlamentari italiani, presieduta da Stefano Rodotà, garantisce sul web i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra legislazione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e garantisce, inoltre, i diritti basilari necessari per accedere alla rete e quei diritti che ci proteggono online dagli abusi di potere che possono arrivare da soggetti pubblici.

Al fine di approfondire la nostra analisi riguardante la proposta di transizione, è interessante analizzare come questa tratti il tema della tutela dei diritti umani. La Transition Proposal, in merito, contiene delle raccomandazioni che prevedono l’adozione di un decreto che afferma l’impegno di ICANN nella tutela dei diritti umani “come previsto dalla legge”. Tuttavia, come spiega Appelmann nel suo saggio, il decreto non otterrebbe alcun riscontro

[…] a meno che e fino a quando non sarà approvato dal CCWG un quadro per l’interpretazione dei diritti umani (FOIHR) da presentare al Consiglio (Board) […].

In questa lettura, dunque, sembrerebbe che ICANN sia obbligata a rispettare i diritti umani solo e soltanto dove la legge lo preveda e quando sia stato redatto e approvato il FOIHR. In aggiunta, il decreto sembra chiarire che ICANN non risponda ad alcuna violazione dei diritti umani, anche quando commessa dai soggetti ai quali ICANN ha delegato alcune delle sue funzioni (come i manager responsabili dei nomi a dominio, i registar, i registries e così via). È interessante notare, inoltre, come nel testo del decreto non vengono menzionati nemmeno i diritti umani più rilevanti per ICANN, ovvero il diritto alla libertà di espressione e il diritto alla privacy. Quindi, da una lettura approfondita, possiamo capire che l’impegno di ICANN per la tutela dei diritti umani varrà a partire dal rilascio del FOIHR. Recentemente è stato costituito un gruppo di lavoro per sviluppare questo documento, aperto alla partecipazione di tutti gli interessati; come si legge dal file rilasciato da ICANN in cui si parla delle modifiche da apportare al testo del decreto, il rispetto dei diritti dell’uomo è tra le modifiche più proposte per essere sottoposta ad una valutazione, insieme alla costituzione del quadro interpretativo. Per lo sviluppo del FOIHR il CCWG dovrà prendere alcune importanti decisioni, fra cui decidere se considerare o meno le convenzioni sui diritti umani, se l’ICANN debba o meno sviluppare politiche e strutture per rispettare l’impegno di tutela dei diritti umani, scegliere come coinvolgere nella discussione e nella bozza del FOIHR la comunità multistakeholder, scegliere in che modo l’attuazione del decreto interagirà con le politiche esistenti e future dell’organizzazione e così via. Spesso, a livello nazionale e internazionale, ci si è occupati di come le aziende dovrebbero tutelare i diritti fondamentali. A tal proposito è importante ricordare che le Nazione Unite, negli ultimi anni, hanno tentato più volte di sviluppare degli obblighi di tutela dei diritti umani da parte delle aziende come ICANN. Un esempio su tutti sono i “Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani”(2011), ovvero una lista di norme (non legislativamente vincolanti) che cercano di integrare la cura dei diritti umani nei processi e nelle funzioni interne delle aziende. Nella carta, tra le altre cose, troviamo il suggerimento per le imprese di adottare dei regolamenti scritti inerenti al rispetto dei diritti umani e di monitorare la situazione affinché si garantisca il rispetto di tali politiche. In conclusione a quanto detto finora, risulta molto ambigua la decisione, da parte di un organismo importante come ICANN, di non dotarsi di un regolamento proprio per la tutela dei diritti dell’uomo.

Bibliografia

M. Mensi - P. Falletta (2015) “Il diritto del web. Casi e materiali”, Trento: CEDAM

Sitografia

Show your support

Clapping shows how much you appreciated Morgana Aurioso’s story.