È il primo maggio: lasciateci divertire

Strano questo paese che si prende sempre troppo sul serio

Oggi ho guardato, come quasi ogni anno, il concerto del primo Maggio. L’ho fatto da casa, in un pomeriggio stanco, grigio, un po’ aperto, a tratti soleggiato, strano. Ci sono stati ottimi artisti sul palco, Motta, Vasco Brondi, gli Ex Otago e anche Bombino e Ari Malikian che non conoscevo e che non vedo l’ora di approfondire.

Su Twitter si cazzeggia di brutto. Lo si fa a Sanremo e lo si fa anche per il #1M2017, ovviamente. Agli italiani sembra non vada bene nulla. Fa tutto schifo. Io non so, ma mi piacerebbe essere lì ad applaudire, alzare le mani, per il gusto di farlo, di liberare quell’energia che negli altri giorni sento chiusa dentro il mio ufficio, sotto la scrivania, tra le venature bianche della mia tastiera QWERTY. E invece no, per dirla come in una canzone di chi ha suonato prima, sembrano tutti “cinghiali incazzati”, che poi, insomma, almeno per il primo Maggio, che per me è come Natale, bisognerebbe essere felici.

E invece gli artisti sono stonati, chi li ha invitati? Migliaia e migliaia di braccia sono lì per fare apposta, supportare il rapper napoletano e poi andare via. Sicuri? O forse vogliono stare insime e divertirsi? Che poi è quello il vero scopo di un concerto. Perché a me piacciono tantissimo i comizi e le celebrazioni, ma non per divertirmi. Per quello mi affido alla musica, a chitarra, basso e batteria e voce nel microfono, alta finché di fiato ce ne sia (l’ho scritto solo per fare una rima, si intende).

Di detrattori ce ne sono tantissimi. Tra i primi quelli che oggi si lamentano perché non c’è lavoro (e credono che piova dal cielo), tra i secondi quelli che ogni cosa organizzata dagli altri deve per forza essere una paraculata, tra i terzi quelli che ritengono semplicissimo anche organizzare un concerto come il Coachella o Glastonbury e al massimo nella loro vita hanno visto dal vivo Gino Paoli.

Lasciateci divertire, è il primo maggio. Domani torniamo a lavorare, promesso!

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