Cosa ascoltare questo week end?

Blues, padre e figlio insieme e una bellissima voce georgiana

Sophie Villy, cantautrice dalla Georgia

Questo fine settimana voglio presentarvi qualche disco che si differenzia da ciò che trovate comunemente in giro. Spazierò un po’ ovunque, dal blues all’elettronica, sperando di potervi incuriosire e guidare all’ascolto. Iniziamo!

Unbound dei Bayou Side è di sicuro uno degli album più intensi e belli che io abbia ascoltato in questi primi mesi del 2017. A meno che non facciate qualche ricerca su Google, vi sembrerà di ascoltare l’”ennesimo” trio blues del sud degli Stati Uniti. E invece…beh la band è tutta italiana, alto atesina, e vive di composizioni proprie.
Gli standard del blues, del country e del jazz sono tutti presenti e nella miglior forma possibile, minimalista, curata e assolutamente originale. In un disco come Unbound troverete virtuosismi che lasciano spazio a tutti i componenti della band, a partire da Christian Unterhofer, un bravissimo interprete delle venature più blues di pezzi come Vodoo Queen in Pink o I get Lost, episodi decisamente fortunati e deliziosi, come la conclusiva Not Ready To Go.


Sophie Villy è una bravissima cantautrice di origine georgiana, a soli 27 anni ha già pubblicato tre dischi e diversi singoli finiti all’interno di colonne sonore di film europei e americani. Nata e vissuta in una terra di confine, Sophie è considerata dalla stampa di settore come una delle artiste più rappresentative del suo paese. La sua ricerca, soprattutto nell’ultimo disco, è indirizzata ad una forma canzone di ampio respiro, pop ma allo stesso tempo ricercata quanto a ritmi e linee melodiche, delicate ma allo stesso tempo ricercate, sulla falsariga degli insegnamenti di Nina Simone, Jeff Buckley e Nick Drake che hanno innegabilmente influenzato la crescita artistica della cantautrice. L’ultimo album Planet A, è “dedicato a tutti gli eroi che hanno amato la propria patria” e rappresenta una forte presa di posizione verso la politica regionale di Ucraina e Georgia.


Parlando di Ulf Wakenius, John McLaughlin disse che “suona la chitarra come se fosse nato con quello strumento tra le sue mani”. Non si può dire diversamente di Eric, figlio di vita e di arte che è probabilmente nato davvero su un giaciglio a sei corde.
“Eric è una benedizione”, dice Ulf, “con lui abbiamo condiviso tantissimi concerti in tutto il mondo ed è sempre una gioia poterlo fare!”. Così, eccoci qui a celebrare una bellissima collaborazione, in cui il suono degli strumenti di padre e figlio si uniscono fino a dar vita ad episodi bellissimi, che spaziano da momenti più intimi a ritmi più veloci lasciando sempre intravedere un profondo senso dell’acustica e della pulizia sonora, tanto che entrambi i Wakenius si possono tranquillamente distinguere nei loro movimenti sui tasti. La sensibilità dei due è apprezzabile in momenti in cui omaggiano altri territori, come quelli arabi, oppure altri mondi come quelli sixties dei Beatles o ancora in momenti da pelle d’oca come nella riproposizione toccante e sincera di Father and Son, che dà il titolo ad un disco che non può mancare sui vostri scaffali.


Ah, qualche giorno fa, il primo maggio, a Roma ha suonato al concertone un bravissimo ragazzo toscano che si chiama Francesco Motta. Con la sua band di una volta, i Criminal Jokers, ha pubblicato un paio di album molto interessanti poi è tornato da solo con un bellissimo progetto da cui sono stati estratti alcuni singoli davvero godibili e ben scritti. Sei Bella Davvero è uno di questi e non potete fare a meno di ascoltarlo.

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