L’algoritmo della parzialità — logiche, reazioni e considerazioni.

Facebook e l’algoritmo della parzialità.

Logiche, spunti di ragionamento e considerazioni aperte sull’algoritmo di facebook, le evoluzioni delle piattaforme social e la relazione da e verso gli utenti.

Premessa: vi segnalo questo articolo dedicato alle logiche dell’algoritmo di #Facebook ed alle controversie frequenti sulla censura tra le sue pagine.

Vale la pena leggere bene ogni passaggio poiché riguarda tutti noi e i tanti soggetti che affollano le pagine che frequentiamo ogni giorno. 
Haters, troll, misogini, razzisti o violenti ecc… non sono manifestazioni temporanee ma insane presenze che generano un profondo dibattito e reazioni continue tra utenti che “abbandonano” il campo e altri che insorgono contro di esse.

Quest’ultima categoria si trova ad affrontare però un ostacolo (quasi) insormontabile: le regole della piattaforma ed i suoi automatismi (o presunti tali).

Tornando all’articolo: quanto si legge in merito ai risultati dell’inchiesta è sufficientemente comprensibile ma di certo non mancano spunti di polemiche e contrari a buon diritto.
Non entrerò nello specifico ma ne colgo il riflesso e voglio esprimere una considerazione che, di recente, fa spesso capolino durante le mie lezioni.

Come funzionano gli algoritmi di piattaforma? Perché “non ci soddisfano” e “non funzionano come dovrebbero”?

Quando si parla di algoritmi, cambiamenti nella gestione della visibilità del contenuto o risoluzione di alcune problematiche specifiche (vedi il caso #youtubeapocalypse) è ovvio quanto atteso il malcontento che segue ad ogni annuncio o modifica dello status quo.
Non si può far contenti tutti, si sa. 
Ma il focus della questione è altrove.

E’ necessario rendersi conto che le piattaforme contano ormai miliardi di presenze e miliardi di interazioni e sfumature comportamentali, casi singoli e particolarità che quotidianamente vanno affrontati, in un modo o nell’altro.

Considerare in termini di numeri la vastità e la complessità di una gestione totale lascia intendere quale gargantuesca indomabile fiera ci si trovi davanti.
Non è certo facile come sembra. 
Eppure dal nostro punto di vista “basterebbe poco”. 
Ma un punto di vista è per definizione soggettivo e ridotto perché potrebbe essersi sviluppato in un mercato assai limitato come quello nazionale. Oppure, ancora peggio, esso potrebbe essere il riflesso del nostro singolare modo di vivere i Social che prescinde da qualsiasi ragionamento logico.

Sono solito sottolineare quanta differenza esista tra le nostre convinzioni e le dinamiche o le statistiche che prendono in considerazione una mole di dati e di variabili a noi del tutto ignote. 
Di conseguenza il “lamentarsi” o l’ “essere contro” i cambiamenti e gli automatismi rappresentano la frequente incapacità di valutare un approccio diverso, meno arbitrario e più pragmatico.
Se poi la lamentela arriva da influencers o bloggers che hanno guadagnato o speculato su certe dinamiche la gravità della presa di posizione aumenta.

Una citazione è doverosa: “il sonno della ragione genera mostri”. 
Alcuni di quei “mostri” poi, generano disinformazione, contro-cultura e populismo in modi insospettabili. 
Un “effetto farfalla” perpetuo e viralmente malevolo.

Sia chiaro: non tutte le lamentele sono prive di senso e, di contro, è innegabile la paradossalità di certi casi (si pensi al noto “autoscatto di donna nuda con pargolo in braccio” censurato da Fb), la parzialità del “giudizio di Facebook” e l’incapacità di assistere gli “utenti comuni” e le loro problematiche.
Ingiustizie “social” alle quali è facile assistere.

Rischio e opportunità. 
Fascino e decadenza. 
Libertà e devianza.

Eppure è importante ricordarci che siamo di fronte ad una tecnologia nuova con dinamiche sociali/social ancora del tutto nuove e inesplorate che necessitano di tempo per crescere, migliorare e modificarsi.
Sebbene i social siano ormai la radice della quotidianità è opportuno sottolineare quanto il “loro” universo sia ancora giovane e in fase di espansione/formazione. 
L’universo in questione è cresciuto velocemente, non è più un astratto digitale ma un canale di espressione concreto, considerabile un “essere” tangibile, amorfo e ingombrante. 
Esso è un ossimoro pervaso da contrasti netti e sfumature essenziali che ha bisogno di un approccio esteso e maturo, da parte degli utenti, nel rapportarsi ad esso a tutti i livelli (soprattutto in termini di comprensione delle dinamiche).
Sospendendo eventualmente il nostro giudizio in certi casi e concentrando la protesta dove sinceramente necessaria.

La direzione ostinata e contraria è mio leit motiv preferito: si cresce insieme o non si cresce.
Ne sono persuaso. (cit.)

A buon intenditor… ;)

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