Abstract dall’infografica: http://www.slideshare.net/Artlandis/social-media-mktg-road-to-perfection-infographic

Si fa presto a dire Strategy. 8 punti chiave. I soliti, si, ma a modo mio. #chetelodicoafare

Avviso ai lettori. Ho scritto tanto.

Il web è pieno zeppo di punti chiave da conoscere su questo o quell’altro argomento.
Giorni fa li ho uniti tutti per vedere che disegno saltava fuori. 
E’ uscita una mano col dito medio alzato. Un segnale criptico.

Come dire: uno scrive e in seicento condividono. Ma si sa, son tutti marketeers con gli articoli degli altri (semi-cit.) ;)

Il punto chiave, l’unico indispensabile, è chiedersi se si possa davvero assolutizzare l’infinita serie di dogmi e presupposti snocciolati al mattino tra doccia e caffè. 
E’ banale. Lo dicono tutti. Gli altri lo pensano. Comunque si sa: “questi sono punti di partenza sui quali ragionare”. 
In realtà il sotto-testo è il seguente:

Ecco la verità, prendine una porzione. Su, non fare complimenti. Poi seguimi che ti mostro il paradiso. Con l’early price ti conviene anche.

Solita storia. L’informazione tira. La formazione di più. E’ un business. 
E #sticazzi se i contenuti sono sempre gli stessi e se a parlare di giardinaggio è uno che non ha mai innaffiato una piantina in vita sua. 
Quindi riflettere bene su quel che si legge online è necessario.

Ma tralasciando la tangente verso la quale ero diretto torniamo a bomba con l’argomento dell’articolo di oggi. I punti chiave di una strategia.
Ecco i miei. Miei miei, non è che l’ho copiati. Non consapevolmente almeno. Comunque ho le attenuanti generiche. Mi arrendo.

// 8 punti chiave di una strategia chiarificata. Senza burro. Per una sana e consapevole esperienza

1) Hai tanti canali social a disposizione. Sperimenta. 
Usali. Aprire un account è gratis (di solito :D). 
Quindi prova tu stesso sulla tua pelle il loro funzionamento. Giocaci un pò. Divertiti, anche. Perché essere social significa sapersi mostrare in modo spontaneo, quasi istintivo quando si prova qualcosa di nuovo. 
Molla gli ormeggi e vivi quella piattaforma. 
Sovverti le regole, se vuoi, e osserva senza fretta. 
Per assorbire reazioni, dinamiche lato utente e sorprese inattese. 
Ricorda bene: Il Social non è uno strumento. 
E’ un universo organico dove poter tessere una trama. La tua.
Se sbagli va bene comunque. Si migliora commettendo errori. 
Solo in quel momento capirai se e quale piattaforma valga la pena usare all’interno del tuo mercato di riferimento o sul Cliente che ha voglia di presentarsi al meglio online. 
Io stesso gioco e sperimento di continuo su tutti i miei canali — lo dico sempre. Che sennò ci faccio una figura barbina.

2) La trama. Lo storytelling. Il visual. Siamo tutti dei cantastorie.
L’argomento del momento è quello. Siamo tutti storytellers. Meglio se visual.
Sai che c’è? Lo siamo davvero. 
Poi arriva chi ci deve spiegare la trama della trama e si torna a banalizzare il concetto fondamentale, in funzione della citazione “illuminata” di cui sopra.

Lo storytelling funziona? Si. Da sempre. Prima ancora che Zuckerberg scoprisse cosa tira più di un carro di buoi nel film a lui dedicato. 
Il visual funziona? Si. Più o meno da quando l’uomo delle caverne giocava a Pictionary disegnando forme strane che i suoi amici dovevano indovinare. Finiva sempre a randellate. Ma questa è un’altra storia.

Detto questo: esistono infiniti modi diversi di raccontare una storia come la tua. O come quella del Brand per il quale lavori. 
Vuoi una regola che giustifichi l’esistenza di questo “punto numero due”?
Scrivi/schematizza la tua storia prima di farne una strategia. Come in un libro illustrato, chiediti sempre: Chi. Cosa. Come. Dove. Quando. Perché. 
Usa tutto quel che hai a disposizione. Ri-combinalo in modo creativo, se puoi. 
Inoltre, se il disegnatore che illustra il libro è anche bravo tutto funziona meglio.

Il cavaliere salva la donzella dal mostro cattivo. O il cavaliere è cattivo e salva la donzella dal mostro. O il cavaliere è un mostro ma salva la donzella da sé stesso. O il cavaliere è uno stronzo quanto la donzella coatta e il mostro cattivo non lo era davvero ma è finito in una brutta storia di fraintendimenti.

Mettila come vuoi ma le “trame” dei racconti (ciò che hanno da dire i brand) alla fine si somigliano spesso e volentieri (accade di frequente, ahinoi). 
Ma allo scrittore resta il potere di manipolare trama, personaggi e scenari per rendere credibile, emozionante o fantasioso il suo racconto. 
Per arrivare al cuore del lettore. Cioè dello spettatore. Quindi del tuo pubblico.
Facile a dirsi. Creativo a farsi.
 
3) Funziona solo Facebook. O forse no ma stanno tutti lì, che vo fa. 
Si. Certo, sono tutti su Facebook. Ma proprio tutti. Anche i tuoi competitors. 
E loro spendono più di te in advertising. Dispongono di un grafico competente. Hanno persino una strategia in sviluppo. Pensa te che matti.

La gente ti segue solo su Facebook perché tu è lì che stai sempre. Prova a dare la stessa considerazione ad altri canali. Magari non otterrai lo stesso risultato. Forse non da subito. Forse mai del tutto. Ma…
Twitter non funziona. Su Youtube non siamo pronti. Su Linkedin non so cosa scrivere. Snaptchiù! (salute). Instagram forse. Google+ non l’ho capito. Tumblr è porno e tutto il resto fa schifo. Epperò c’abbiamo il sito mezzo-responsive e un catalogo stampato in pdf che tira tantissimo nonostante le 411 pagine in biancoennero.

Mi chiedo: tutte ste pippe mentali te le facevi anche se lanciavi una campagna suifreepress e sui manifesti 6x3 della tua città, con uno spazio pubblicitario accanto a quello della lavanderia a gettoni dove tua cugina mostrava tutta la sua personalità in perizoma?

E’ vero, siamo in Italia. Un mercato tutto strano. 
Piccolo e poco aperto alle novità. Ma posizionarsi sui Social equivale a garantirsi una presenza online sulla quale lavorare e sviluppare una strategia. 
Forse non oggi. Magari al momento giusto. Ma nel frattempo, hai provato a dare un motivo vero ai tuoi clienti per seguirti su quel social lì oppure continui a clonare lo stesso messaggio su cento canali diversi convinto che funzioni?
La diversità è ricchezza. La natura ce lo insegna.
Diversità sui social si traduce in cross-medialità e in trans-medialità (questa cercatela, è interessante e ci farò su un #webinar se non mi fregano l’idea prima :D ;)) e nella capacità di raccontare una storia che si sviluppi su piani differenti, un social alla volta a presentare ogni capitolo e le sue caratteristiche.
Pensaci su.
Famo a capisse: un libro in una libreria si nasconde tra gli altri.
Un libro dentro una teca in vetro di una lavanderia a gettoni attira l’attenzione.
A buon intenditor..

4. Ottimizza le pubblicazioni. Tempo e qualità: ci vuole ritmo.
Esistono decine di articoli che ti dicono quanto e quando pubblicare.
Prima di tutto però devi fare i conti con te (o con il Brand che gestisci) e capire se e quanto sei in grado di produrre. 
E’ vero. Se scrivi con una buona frequenza è meglio. Ma è altrettanto vero che forzarti la mano oppure farlo senza una pianificazione che abbia richiesto più di 10 minuti per essere scritta rischia di diventare un’attività noiosa e ripetitiva.
La ridondanza nei contenuti fotocopia è qui. 
C’è a chi piace e ne fa un mestiere, lo so. 
Ma se non hai nulla di nuovo da dire forse è il momento di cambiare approccio.
Hai a disposizione web-app e App per il tuo smartphone utilissime nell’aiutarti a creare il tuo linguaggio. Hai decine di casi studio a disposizione e le fonti alle quali ispirarti non mancano mai. 
Quindi crea tu stesso il tuo “ritmo”. Scegli ciò che preferisci. Quel che ti viene meglio e che fa al caso tuo. Usa lo strumento che ti stimola di più e crea un profilo diverso che dimostri personalità. 
Altrimenti poi ti annoi. Oppure, peggio, annoi chi ti segue.
 
Non è difficile. Ti basta scartare le azioni più ovvie e cercare qualcosa di diverso. Forse meno immediato, ma di certo più significativo e permanente. 
Per le sveltine si fa sempre in tempo.

5) Dati, numeri e statistiche. Il fai-da-te non abita qui.
Ecco un’altra cosa che tutti sanno. Poi se la dimenticano. C’è quel nuovo programma in tv e non è che possiamo perdere tutto il tempo dietro ai numeri.
Si. Lo so che è più facile usare il proprio punto di vista o uno di quegli articoli che qualcuno ci ha messo 3 giorni a produrre e tu leggi in 20 secondi se va bene. 
L’osservazione, quella vera e produttiva, richiede tempo. Ricorda sempre che il comportamento degli utenti (e il modo in cui il feed lo gestisce) può cambiare in uno spazio di tempo brevissimo ma richiede assestamenti medio-lunghi per essere compreso o gestito a dovere. 
Ci sono più variabili in gioco che pornazzi nel computer di un onanista convinto.
Se le dai per scontate e ti accontenti di un dato raccolto casualmente qua e là diventi come lui. Cieco e brutto. 
Ricorda: quel che appare non è sempre come pare. Ragiona e contestualizza ogni informazione che raccogli. Dedicagli il giusto tempo, senza aver paura di “sprecare” il tuo o lesinando risorse economiche per analizzare i dati.
Mai dare nulla per scontato. Neanche la tendinite.

6) La call to action e la tua community. Coinvolgere è bello.
Tutti vogliono avere un pubblico sempre sveglio e attivo. Pimpante come ad un rave party e attento come davanti alla Champions.
Solo che adesso ti ritrovi in un party dove tutti i partecipanti hanno portato le cuffie e ci sono circa 22 televisori accesi a trasmettere qualsiasi cosa nello stesso momento.
Quindi puoi provare ad alzare il tuo volume. 
Strillare a destra e a manca il messaggio più sensazionale di tutti e spingere-spingere-spingere. 
Può funzionare. Per circa 10 minuti. 
Poi però la suscettibilità del pubblico ha la meglio e se continui a replicare contenuti ridondanti, il pubblico decide per sé e si rivolge altrove. 
Quindi il leit motiv è sempre quello: sii creativo. Diverso. Divertente. Coinvolgente anche. Ma devi essere pronto a cambiare e variare il tuo stile. 
Chi può aiutarti? Il mondo dell’Advertising, ecco chi. Solo che non mi riferisco all’adv online, ma a quello delle Comunicazione pubblicitaria, costretta da sempre ad re-inventarsi e costruire campagne, non iniziative singole.
Gli strumenti di pubblicazione all’interno dei social sono tanti e variegati.

Continuità e contiguità. Semplicità. Originalità, se possibile. Empatico (capace di emozionare, cioè). Attento (al tuo target). 
Le solite cose, cioè. Ma stavolta rileggile bene. Più volte. 
20 secondi non bastano più.

….
Mancano 2 punti.
Ma sono stanco di scrivere e anche tu di leggere la mia prosopopea.

Quindi sarà una cosa veloce ;)

7) Smettila di prenderti sul serio. Fattela una risata e smettila di parlarti addosso su quanto sei bravo e sei figo. Questa è dedicata a te.
Nota a margine che ho voglia di inserire. Se ti prendi troppo sul serio allora i social non fanno per te. 
Può sembrare di si. Ma ti sbagli.
E’ scientificamente provato: 4 idioti su 5 sono sui social e si sentono in gamba. 
Il quinto è quello che gli ride dietro.

8) Divertiti. Dai libero sfogo alla tua fantasia ma non spegnere il cervello, quello serve sempre. 
Perché Comunicare è bello e fa bene alla pelle. Ma se non ti diverti tu nel fare il tuo lavoro figurati chi ti segue.

Link utili finali:
La “timeline” sulla costruzione di una strategia che ho creato qualche tempo fa, tanto per tornare seri 5 minuti: http://www.slideshare.net/Artlandis/social-media-mktg-road-to-perfection-infographic (a breve la aggiorno).

La Social Media Map 2016, perchè se esistono tanti mo(n)di diversi di esprimersi forse è il caso di smetterla di arroccarsi solo su Facebook per lanciare una strategia: http://www.ovrdrv.com/social-media-map/

Abbasta. Finito. Ecco.
Vado a magnà.
Art

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