“Humans”: i robot che vogliono diventare umani

Chi l’ha detto che le grandi serie TV sono solamente americane? Nelle ultime settimane mi sono appassionato a Humans, una produzione britannica di fantascienza, ancora inedita in Italia.

È il remake della serie svedese Real Humans (Äkta människor), che racconta gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla società, partendo dalla vita di tutti i giorni.

I protagonisti sono i Synth, robot androidi di ultima generazione, quasi indistinguibili dagli esseri umani, se non fosse per le iridi degli occhi che brillano come i led di un dispositivo elettronico.

In una Londra di un futuro prossimo, non molto diversa da quella di oggi, i Synth sono ovunque. Svolgono i lavori più umili e ripetitivi, ma sono anche in molte case, dove aiutano nelle faccende domestiche e fanno le pulizie.

È tutto molto verosimile (e, chissà perché, viene in mente subito Black Mirror). Ma molto presto si intuisce che i Synth hanno qualcosa di sinistro.

*** spoiler alert ***

Questo qualcosa è che alcuni di loro sono autocoscienti, cioè consapevoli come lo siamo noi. Questi Synth molto speciali si convincono di essere “vivi”, ma sono braccati da un reparto speciale della polizia che vuole catturarli e disattivarli, perché li ritiene pericolosi. Faranno di tutto per sopravvivere e cercare di essere, a modo loro, “umani”.

(Ne L’uomo bicentenario, con Robin Williams, avevamo già visto un robot che adotta una soluzione estrema per diventare “umano”.)

7 cose interessanti dei Synth

1. I Synth sono programmati per rispettare le 3 Leggi della Robotica di Asimov,

che dicono:

a) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

b) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

c) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

2. Quando si incontrano, si scambiano informazioni utili con il Wi-Fi

(ma i Synth autocoscienti si rifiutano di farlo, come a voler preservare una forma di privacy). Questo è più o meno quello che succederà con la diffusione dell’Internet of Things (IoT — Internet delle Cose), che collegherà alla Rete non solo computer e dispositivi mobili, ma anche le automobili e gli elettrodomestici del futuro.

3. I Synth si autoriparano

(quelli ordinari con l’assistenza umana, quelli “autocoscienti” da soli).

4. Hanno un utente primario

ed eventuali utenti secondari, in maniera simile a un personal computer.

5. I Synth rappresentano la Singolarità di Kurzweil,

l’epoca in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni.

6. Il segreto della coscienza è racchiuso in 17.000 righe di codice.

Questa parte di codice, nascosta in ogni Synth “autocosciente” dal loro misterioso creatore David, è ciò che permetterebbe alla loro “specie” di riprodursi, risvegliando tutti altri Synth che non sono ancora consapevoli.

7. Leo rappresenta sia il primo cyborg, sia il primo essere umano risuscitato.

Il figlio di David muore annegato, ma suo padre riesce a riportarlo alla vita grazie alla sua tecnologia. Sostituisce parte del suo cervello con un dispositivo cibernetico. Da quel momento, tutti i suoi ricordi sono digitali e indelebili.

(Un cervello ibrido simile, sia biologico sia artificiale, lo troviamo nel super-poliziotto Kiera Cameron di Continuum [un’altra bella serie TV non americana: è una produzione canadese]).


Se volete saperne di più sui Synth, visitate il sito: Persona Synthetics, creato appositamente per annunciare l’arrivo della seconda stagione della serie.


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