“Interstellar”, l’amore e l’entanglement quantistico

Tra Cooper e Murph, padre e figlia, c’è un legame speciale che può essere spiegato dalla meccanica quantistica

Non ci sono dubbi che una delle chiavi per la comprensione di Interstellar di Christopher Nolan è il rapporto profondo che lega Cooper a sua figlia Murph.

Da quando Cooper decide di partire per la sua missione e quindi abbandonare, provvisoriamente, Murph, il loro legame resta indissolubile, anzi, per certi versi, diventa ancora più forte.

Nel momento decisivo, lontanissimi e da dimensioni diverse, padre e figlia trovano il modo di comunicare. Come riescano a farlo è un grosso mistero che ha lasciato gli spettatori allo stesso tempo affascinati e confusi.

Cos’è l’entanglement quantistico

Forse una spiegazione può essere tentata ricorrendo a un concetto della meccanica quantistica chiamato “entanglement” (che in inglese significa groviglio, intreccio). Il primo a parlarne fu il fisico Erwin Schrödinger in un commento a un articolo sul paradosso EPR, che nel 1935 gettò le basi teoriche del fenomeno.

È come se due particelle che si sono generate nello stesso istante, da quel momento e per sempre, comunicassero “telepaticamente”. Se si apporta un cambiamento a una particella, ad esempio invertendo lo spin, l’altra particella, dovunque si trovi, risentirà instantaneamente della stessa modifica.

L’entanglement tra Cooper e Murph

In Interstellar la libreria (e il relativo tesseratto nella quinta dimensione) non rappresenta l’osservazione di stati quantistici collegati, ma può essere considerata metaforicamente un entanglement tra padre e figlia.

Questa “speciale” forma di comunicazione, nel corso del film, attraversa stadi sempre più raffinati.

All’inizio il “fantasma” di Cooper fa cadere alcuni volumi di un’enciclopedia. Murph collega le iniziali delle lettere dei lemmi fino a formare la parola “Stay” (Resta).

Poi Cooper, attraverso alcune strane deviazioni dei raggi solari e gli appunti raccolti minuziosamente da Murph, riesce a ricostruire un codice. E arriva a una serie di numeri che sono le coordinate per raggiungere la sede segreta della NASA.

Infine, dopo essere finito nel tesseratto, Cooper comunica con sua figlia attraverso l’orologio che le ha lasciato prima di partire. Con il movimento della lancetta dei secondi traduce in codice binario, con l’assistenza del robot intelligente TARS, i dati sulla gravità quantistica raccolti dentro il buco nero Gargantua. Murph riuscirà a trascrivere le informazioni fondamentali e a risolvere, probabilmente, il più spinoso problema dei fisici contemporanei: cioè la conciliazione della teoria della relatività con la meccanica quantistica. Con la sua scoperta salverà l’umanità, arrivando, forse, a una Teoria del Tutto.

L’entanglement e l’amore

(Credit: Eleonora Zedda)

La formula più citata a proposito (e sproposito) dell’entanglement quantistico è l’equazione di Dirac (qui sopra un adattamento romantico). Come racconta Giulia Murtas:

è un’equazione d’onda (espressione matematica che descrive la propagazione delle onde nel tempo e nello spazio), e la sua funzione è quella di descrivere in modo relativisticamente invariante il moto dei fermioni, particelle (tra cui l’elettrone!) che costituiscono insieme ai bosoni una delle due classi fondamentali di particelle e rispettano il principio di esclusione di Pauli (oltre ad avere sempre massa, mentre alcuni bosoni ne sono privi).

Il risvolto romantico di quest’equazione sta nel fatto che

due sistemi che vengono messi a contatto e creano un’interazione tra di loro, se separati continueranno a sentire l’influenza l’uno dell’altro anche se posti a distanza infinita, e perciò devono essere considerati come un sistema unico.

La coppia di particelle, quindi, va considerata come un sistema unico con caratteristiche peculiari. Proprio come succede a una coppia di innamorati.

Nel film I Origins di Mike Cahill, lo scienziato Ian Gray dichiara in questo modo il suo amore alla fidanzata Sofi:

Credo che noi due ci conosciamo da sempre, sai perché? Quando c’è stato il Big Bang tutti gli atomi dell’universo si sono uniti in un minuscolo puntino che poi è esploso. Quindi i miei atomi e i tuoi atomi erano sicuramente insieme, chissà, magari si sono uniti diverse volte negli ultimi 13,7 miliardi di anni. I miei atomi conoscono i tuoi atomi, li conoscono sin dall’inizio. I miei atomi hanno sempre amato i tuoi atomi.

Forse allora ha senso pensare che, anche quando ci si lascia, si conservi dentro di sé una parte dell’altro, una parte di noi diventi l’altro. E che, anche distanti anni luce, in qualche modo, continueremo a influenzarci.

[Leggi anche:

“Interstellar” spiegato da Rust Cohle;

8 cose in comune tra “Interstellar” e “2001: Odissea nello Spazio”;

Capire “Interstellar” (con l’aiuto di Stanley Kubrick)]


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