“Interstellar” spiegato da Rust Cohle

Il carismatico personaggio di “True Detective”, interpretato da Matthew McConaughey, sembra proprio che parli dei misteri di “Interstellar”

Qualcuno una volta mi ha detto: “Il tempo è un cerchio piatto”. Tutto quello che abbiamo fatto o faremo, lo rifaremo ancora, ancora e ancora.

Quando il detective Rust Cohle pronuncia queste parole (che ad alcuni suoneranno familiari e faranno pensare all’Eterno Ritorno dell’Uguale di Nietzsche), non sappiamo se sia arguto o folle o entrambe le cose. I poliziotti che sono di fronte a lui, durante l’interrogatorio, si guardano increduli e confusi. Ma non è detto che Rust abbia torto. La scienza suggerisce il contrario — il tempo potrebbe essere fatto di cerchi piatti, e questo spiega la fine di Interstellar.

Tutto quello che abbiamo fatto o che faremo

Nel colossal fantascientifico di Christopher Nolan, Matthew McConaughey e il suo equipaggio hanno il compito di trovare una nuova Terra. Nel nostro sistema solare non ci sono pianeti in grado di sostenere la vita, così l’umanità deve cercare altrove — in un’altra galassia. Ci potrebbero volere centinaia di migliaia di anni, ma c’è una scorciatoia vicino Saturno. Qualcuno ha costruito un wormhole lì, e ci abbiamo spedito già delle persone per attraversarlo.

Attraversato il wormhole, Cooper (aka Mcconaughey) dovrà fare i conti con bugie, dilatazioni temporali e disastri che lo porteranno a finire dentro il buco nero conosciuto come Gargantua. Sopravvissuto all’incredibile attrazione gravitazionale (per l’intervento di un’intelligenza aliena), Cooper troverà se stesso in un tesseratto, un artefatto della quinta dimensione, e sarà in grado di spedire dei messaggi a sua figlia nel passato. Questi messaggi permetteranno a Murph di risolvere le equazioni gravitazionali. Cooper alla fine, abbandonato il tesseratto, viene recuperato da qualche parte vicino Saturno. L’umanità è stata salvata.

Ma come poteva Cooper salvare il mondo se quello che faceva era così dipendente da quello che era già successo nel futuro?

Beh, tanto per dire, il tempo è un cerchio piatto.

Curve chiuse di tempo

Sebbene siano stati davvero teorizzati da fisici e cosmologi, non abbiamo evidenze fisiche che i wormhole esistano davvero o che qualcosa possa viaggiarci attraverso. Non abbiamo mai visto un buco nero e quasi sicuramente chiunque ci cadesse dentro, morirebbe. In breve, gran parte delle teorie scientifiche su cui si basa Interstellar sono pura speculazione.

Ma è anche vero che, in teoria, se potessimo creare e manipolare un wormhole, per esempio, potremmo creare una macchina del tempo.

Ma, molto più importante per la comprensione del finale di Interstellar, alcune soluzioni alle equazioni di Einstein della relatività generale permettono le cosìdette curve chiuse di tempo” (closed timelike curves) — cicli chiusi di spazio e tempo. Entrare in una curva chiusa di tempo domani significa che si potrebbe arrivare a oggi.

E dove potrebbero esistere le curve chiuse di tempo? Vicino alla singolarità a forma di anello di un buco nero, che ruota a una velocità prossima a quella della luce. Questi sono chiamati buchi neri di Kerr — Roy Kerr ha scoperto questa soluzione alle equazioni di Einstein nel 1963 — e sono presumibilmente la tipologia di buco nero che si vede in Interstellar, almeno secondo Kip Thorne, il fisico gravitazionale che ha fatto da consulente scientifico per il film.

Così, se Cooper potesse entrare in Gargantua, entrare in una curva chiusa di tempo, potrebbe essere in grado di essere simultaneamente nel futuro per salvare l’umanità ed esistere nel passato per seguire le sue stesse istruzioni (le coordinate per raggiungere la sede segreta della NASA).

Ma c’è un’altra questione irrisolta:

Chi ha messo il wormhole vicino Saturno in modo che tutta questa avventura potesse iniziare?

Cooper è convinto che siano stati gli esseri umani del futuro.

Qui è dove le cose si fanno veramente strane, e dove Rust Cohle entra in gioco.

Un cerchio piatto

Molte persone avranno sentito parlare della teoria della relatività di Einstein, ma sicuramente le sue implicazioni profonde sfuggono ai più. Se davvero seguiamo la teoria, la separazione tra passato, presente e futuro perde di significato.

Per esempio, a causa della relatività generale, quello che pensiamo sia “adesso” dipende da dove siamo nell’universo e da come ci muoviamo. Se “adesso” per te significa leggere questo paragrafo, un osservatore che si muove da qualche parte nell’universo potrebbe interpretare il tuo adesso come già accaduto o non ancora accaduto. In altre parole, ci sono molti modi di tagliare a fette il continuum dello spazio-tempo. Tutto a seconda di come il tempo si muove per l’osservatore.

Considerati quanti “adesso” possono essere differenti nel nostro universo, la conclusione è che il passato e il futuro come li conosciamo devono essere reali, e potrebbero essere l’adesso di qualcuno, se ci basiamo sulla relatività. Se passato, presente e futuro sono reali, e non solo ricordati o immaginati, allora una curva chiusa di tempo che ha attraversato passato e futuro potrebbe generare il proprio ciclo di eventi all’interno del continuum spazio-temporale.

Una spiegazione di Interstellar potrebbe essere: ad un certo punto del continuum spazio-temporale, gli esseri umani sono abbastanza avanzati da manipolare lo spazio e curvarlo per creare wormhole. Ma questa civiltà avanzata è possibile solo se Cooper trova le informazioni all’interno di Gargantua necessarie a risolvere le nostre equazioni e le trasmette a sua figlia. Questo può avvenire solo, però, se l’umanità sopravvive per essere abbastanza avanzata per inviare un wormhole nel passato. È un loop.

Questi eventi non possono accadere l’uno senza l’altro, il che non rientra nella nostra visione tradizionalmente lineare del tempo. Poiché è stato possibile per Cooper entrare in una curva chiusa di tempo, gli eventi che gli permettono di farlo devono esistere anche in futuro.

Se potessimo vedere tutto questo casino da sopra, da una dimensione più alta, vedremmo il tempo come un cerchio piatto.

Vedremmo Cooper che attraversa sempre quel wormhole perché è quello che ha sempre fatto.

Il destino segreto di tutti i McConaughey

(Credit: Breaking Men)

Rust Cohle abbraccia una specie di cosmicismo — la famosa filosofia di H. P. Lovecraft — affermando:

“gli esseri umani sono particolarmente insignificanti nel più ampio schema dell’esistenza intergalattica, e forse sono solo una piccola specie che proietta le proprie idolatrie mentali nell’immensità del cosmo, sempre suscettibile di essere spazzata via dall’esistenza in qualsiasi momento.”

In un certo senso, questo ci fa capire perfettamente qual è l’inquietudine di Cooper. Non c’è un dio che ci possa salvare, e l’universo è freddo e indifferente. Dobbiamo salvarci da soli. E se tutto il film è una specie di loop temporale, allora la filosofia nichilista di Cohle e la teoria del “cerchio piatto” suonano ancora più vere.

Ma c’è di più. McConaughey ha recitato sia in Interstellar che in Contact, entrambi i film usano wormhole per viaggiare ed entrambi sono basati sulle teorie del fisico Kip Thorne. In True Detective, McConaughey apparentemente descrive la fine di Interstellar.

Tutti i McConaughey appartengono a universi paralleli, collegati da wormhole, che sono l’uno la causa dell’altro?

Non lo so, ma sarebbe bello credere che noi spettatori siamo parte dell’equazione.

(Fonte: Nerdist.com)

[Leggi anche:

“Interstellar”, l’amore e l’entanglement quantistico;

8 cose in comune tra “Interstellar” e “2001: Odissea nello Spazio”;

Capire “Interstellar” (con l’aiuto di Stanley Kubrick)]


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