Ci trattarono con gentilezza

Celebrazione Ecumenica per l’unità dei cristiani a Rimini

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Jan 27 · 10 min read
Fotografie di Claudio Maria Lerario

La Veglia Ecumenica per l’unità dei cristiana è la conclusione della settimana durante la quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità “che è il volere di Cristo stesso”. A Rimini la liturgia ha avuto luogo nella Chiesa di San Giuseppe al Porto, a San Giuliano Mare.

In rappresentanza delle diverse chiese hanno partecipato: mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini; padre Serafino Corallo, Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; diacono Luca per padre Marcian Bucurenciu, Patriarcato di Romania; Giuseppina Bagnato, Pastora della Chiesa Valdese di Rimini.

Don Mario, parroco di San Giuseppe al Porto, si prepara per la cerimonia

Perché “Ci trattarono con gentilezza”?

I fedeli arrivano alla Chiesa di San Giuseppe al Porto di Rimini

Padre Serafino — Il materiale per la Settimana di preghiera di quest’anno è stato preparato da varie chiese cristiane di Malta. La storia del cristianesimo in questa piccola isola risale ai tempi degli apostoli. Secondo la tradizione, infatti, Paolo, l’apostolo delle genti, raggiunse le coste maltesi nell’anno 60 d.C. La narrazione di questo episodio, memorabile e provvidenziale, ci è stata tramandata negli ultimi due capitoli degli Atti degli Apostoli.

Allestimento della ricostruzione della Porta d’Europa. Disegni di Francesco Piobbichi

Padre Marcian — Questa pericope segna l’inizio del cristianesimo a Malta — un piccolo stato, costituito da due isole maggiori abitate, Malta e Gozo, e da altre isole minori — nel cuore del Mar Mediterraneo a metà tra la punta più meridionale della Sicilia e il Nord Africa. Questa isola, di biblica memoria, si trova al crocevia di varie civiltà, culture e religioni.

La figlia della Pastora della Chiesa Valdese, Giuseppina Bagnato, in attesa dell’inizio della celebrazione

Vescovo Francesco — Le nostre preghiere e le nostre riflessioni sono centrate sull’ospitalità mostrata dagli abitanti dell’isola verso coloro che avevano patito il naufragio: “Ci trattarono con gentilezza” (Atti 28, 2). Possano l’amore e il rispetto che oggi mostriamo gli uni per gli altri mentre preghiamo per l’unità, accompagnarci durante tutto l’anno.

Il diacono Luca porta una Bibbia. Seguono i rappresentanti delle chiese cristiane di Rimini: cattolica, ortodosse e valdese

Ci trattarono con gentilezza (Atti 28, 2)

Per parecchi giorni non si riuscì a vedere né il sole né le stelle, e la tempesta continuava sempre più forte. Ogni speranza di salvarci era ormai perduta per noi. Da molto tempo nessuno più mangiava.

Padre Serafino Corallo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

Allora Paolo si alzò in mezzo ai passeggeri e disse: “Amici, se mi davate ascolto e non partivamo da Creta, avremmo evitato questo pericolo e questo danno. Ora però vi raccomando di avere coraggio. Soltanto la nave andrà perduta: ma nessuno di noi morirà.

I rappresentanti delle chiese cristiane si avviano verso l’altare

Questa notte, infatti, mi è apparso un angelo di quel Dio che io servo e al quale io appartengo. Egli mi ha detto: “Non temere, Paolo! Tu dovrai comparire davanti all’imperatore e Dio, nella sua bontà, ti dona anche la vita dei tuoi compagni di viaggio”.

Giuseppina Bagnato, Padre Serafino Corallo, Vescovo Francesco e il diacono Luca

Perciò fatevi coraggio, amici! Ho fiducia in Dio: sono sicuro che accadrà come mi è stato detto. Andremo a finire su qualche isola”. Da due settimane noi ci trovavamo alla deriva nel mare Mediterraneo quand’ecco, verso mezzanotte, i marinai ebbero l’impressione di trovarsi vicino a terra.

Giuseppina (Giusy) Bagnato — Pastora della Chiesa Valdese

Gettarono lo scandaglio e misurarono circa quaranta metri di profondità. Un po’ più avanti provarono di nuovo e misurarono circa trenta metri di profondità. Allora, per paura di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, e aspettarono con ansia la prima luce del giorno. Ma i marinai cercavano di fuggire dalla nave: per questo stavano calando in mare la scialuppa di salvataggio, col pretesto di gettare le ancore da prora.

Il coro San Nicola

Allora Paolo disse all’ufficiale e ai soldati: “Se i marinai non restano sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo”. Subito i soldati tagliarono le corde che sostenevano la scialuppa di salvataggio e la lasciarono cadere in mare.

Guya Valmaggi dirige il coro San Nicola

Nell’attesa che spuntasse il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo. Diceva: “Da due settimane vivete sotto questo incubo senza mangiare. Per questo vi prego di mangiare: dovete farlo, se volete mettervi in salvo. Nessuno di voi perderà neppure un capello”.

Il coro San Nicola

Dopo queste parole Paolo prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e incominciò a mangiare. Tutti si sentirono incoraggiati e si misero a mangiare anche loro. Sulla nave vi erano in tutto duecentosettantasei persone. Quando tutti ebbero mangiato a sufficienza, gettarono in mare il frumento per alleggerire la nave.

Componenti del Collettivo Movimento Centrale

Spuntò il giorno, ma i marinai non riconobbero la terra alla quale ci eravamo avvicinati. Videro però un’insenatura che aveva una spiaggia e decisero di fare il possibile per spingervi la nave. Staccarono le ancore e le abbandonarono in mare.

Alessia Canducci legge “Ci trattarono con gentilezza”

Nello stesso tempo slegarono le corde dei timoni, spiegarono al vento la vela principale e così poterono muoversi verso la spiaggia. Ma andarono a sbattere contro un banco di sabbia, e la nave si incagliò.

Omelia del Vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi

Mentre la prua, incastrata sul fondo, rimaneva immobile, la poppa invece minacciava di sfasciarsi sotto i colpi delle onde. I soldati allora pensarono di uccidere i prigionieri: avevano paura che fuggissero gettandosi in mare.

Un relitto è posto simbolicamente al centro della Chiesa di San Giuseppe al Porto

Ma l’ufficiale voleva salvare Paolo e perciò impedì loro di attuare questo progetto. Anzi, comandò a quelli capaci di nuotare di gettarsi per primi in acqua per raggiungere la terra. Gli altri fecero lo stesso, aiutandosi con tavole di legno e rottami della nave. In questa maniera tutti arrivarono a terra sani e salvi.

Azione coreografica del Collettivo Movimento Centrale

Dopo essere scampati al pericolo, venimmo a sapere che quell’isola si chiamava Malta. I suoi abitanti ci trattarono con gentilezza: siccome si era messo a piovere e faceva freddo, essi ci radunarono tutti intorno a un gran fuoco che avevano acceso. Anche Paolo raccolse un fascio di rami per gettarlo nel fuoco; ma ecco che una vipera, a causa del calore, saltò fuori e si attaccò alla sua mano.

Azione coreografica del Collettivo Movimento Centrale

La gente del luogo, come vide la vipera che pendeva dalla mano di Paolo, diceva fra sé: “Certamente questo uomo è un assassino: infatti si è salvato dal mare, ma ora la giustizia di Dio non lo lascia più vivere”. Ma Paolo, con un colpo, gettò la vipera nel fuoco e non ne ebbe alcun male.

Azione coreografica del Collettivo Movimento Centrale

La gente invece si aspettava che la mano di Paolo si gonfiasse, oppure che Paolo cadesse a terra morto sul colpo. Aspettarono un bel po’, ma alla fine dovettero costatare che Paolo non aveva alcun male. Allora cambiarono parere e dicevano: “Questo uomo è un dio”.

Azione coreografica del Collettivo Movimento Centrale

Vicino a quel luogo, aveva i suoi possedimenti il governatore dell’isola, un certo Publio. Egli ci accolse e ci ospitò per tre giorni con grande cortesia. Un giorno il padre di Publio si ammalò di dissenteria ed era a letto con febbre alta. Paolo andò a visitarlo: pregò, stese le mani su lui e lo guarì.

Una donna nigeriana racconta l’esperienza del proprio viaggio

Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che erano ammalati, vennero da Paolo e furono guariti. I maltesi perciò ci trattarono con grandi onori, e al momento della nostra partenza ci diedero tutto quello che era necessario per il viaggio.

I rappresentanti delle chiese cristiane

“Non possiamo affrontare la tempesta della vita da soli. Una barca si muove solo se tutti remano insieme. Di fronte alle difficoltà riconosciamo il bisogno di remare tutti insieme e di unire i nostri sforzi”.

Gli scout nautici portano i simboli della luce (lanterna), della speranza (àncora), della fiducia (timone) e della forza (remo).

Commento di Giuseppina Bagnato, pastora valdese

Uno degli scout nautici porta un remo, simbolo della forza

Abbiamo scelto di dare voce all’ascolto. Abbiamo scelto di dare spazio a chi di solito questo spazio non lo trova nell’ufficialità, ma ha reso la propria vita il luogo in cui pratica l’accoglienza e l’incontro.

Giuseppina Bagnato, Padre Serafino Corallo e il Vescovo Francesco Lambiasi

Le esperienze umane, i meticciati, le culture, le fedi, il desiderio di Dio di vederci tutti all’opera per annunciare la Sua Giustizia, ci hanno aiutato a realizzare tutto questo.

Un segno di pace

Ci serviva un simbolo con cui entrare con voi in questa dimensione e abbiamo pensato alla Porta d’Europa: un’opera d’arte nell’isola di Lampedusa rivolta verso l’Africa, che racconta di arrivi sulle coste italiane e, come un gioco di fata Morgana, abbiamo provato a far riapparire questo varco in mezzo a noi.

Gesto del pane della fraternità

In San Giuseppe al Porto stasera si guarda verso il Mediterraneo con gratitudine. È grazie all’arrivo — decenni orsono — dei pescatori lampedusani in questa comunità se ancora oggi si ode il fragore delle reti che si schiantano negli abissi dell’Adriatico.

Segno di pace

Abbiamo ricostruito questo passaggio di memorie attraverso i “disegni di Frontiera” di Francesco Piobbichi con cui la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia assieme la Comunità di Sant’Egidio hanno avviato il progetto Corridoi umanitari.

Gesto del pane della fraternità

Abbiamo chiesto a chi, in un modo o nell’altro, si è trovato su una spiaggia come nel racconto di Malta; a chi è stato trattato o ha trattato con gentilezza, di raccontarsi stasera con parole semplici.

Gesto del pane della fraternità

Il testo dell’Apostolo Luca letto da Alessia Canducci si intreccia con la musica di un canto africano sconosciuto di cui John Newton — presbitero e abolizionista, e prima di ciò capitano di una nave negriera, convertitosi durante una tempesta — ha scritto le parole.

Giuseppina Bagnato

Amazing Grace, “quale Grazia sorprendente, che dolce suono fu quello che salvò un reietto come me”recita l’inno — “Ero perso e fui trovato, cieco e ora vedo. Amazing Grace… fu la Grazia a condurci al sicuro attraverso grandi pericoli e la Grazia ci porterà a casa”.

Uno dei quattro scout nautici con Alessia Canducci e Giuseppina Bagnato

Il Collettivo Movimento Centrale / Danza & Teatro dà corpo a queste emozioni. Ricordando la sera del nostro primo incontro preparatorio, sera di pioggia e di mare in tempesta, Claudio Gasparotto del Collettivo MC dice: “quella sera per me rappresenta una serata diversa, assume un significato particolare: noi tra noi.

Un operatore di Tele Icaro mentre si prepara a intervistare Giuseppina Bagnato

È nata così l’idea di una azione in slow motion, semplice e essenziale, per avvolgere le persone in una calda corrente di compassione e trasmettere il rispetto per la sacralità della vita.

Il Vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi esce passando attraverso la ricostruzione della Porta d’Europa

Un’azione coreografica che coinvolge gente diversa per età, formazione e abilità, unita dal desiderio di portare testimonianza, attraverso il proprio vissuto, della nostra comune umanità.

La gente esce passando attraverso la ricostruzione della Porta d’Europa

Danza come scrittura creativa, poesia che vive dentro ciascuno di noi, un linguaggio per scrivere e parlare in questo mondo senza creare conflitti”.


Hanno collaborato Giuseppina (Giusy) Bagnato e Claudio Gasparotto. Fotografie di Claudio Maria Lerario di Ayzoh.

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