Equinozio d’autunno

Un racconto di Morena Pedriali su un pezzo storia romanì che resiste

Muj Project
Oct 31 · 2 min read
Photo by Linas Bam

Autunno ha i capelli di fuoco e porta negli occhi la cenere e il caos. Ha il profumo di grano bruciato e canta con la voce dei mari deserti. Quest’anno è nato il 23 settembre.

Per la mia famiglia (la parte rom montenegrina), l’equinozio è motivo di festa. Si arrotolano i tappeti, si sciolgono i capelli e la vita rallenta, si dilata nei bicchieri di liquore quasi incendiario.

La tradizione prevede di raccogliere rametti di rosmarino, arrotolarli e legarli con spago e seta. Dopodiché si bruciano le punte degli aghi, e si recitano preghiere profane, si invoca Devel, “dio”, perché le kampine siano case accoglienti e il vento rimanga gentile.

I promessi sposi non devono vedersi fino all’alba del 24 e le donne vedove siedono al tramonto cantando dei mariti (stessa cosa eventuali uomini vedovi).

La sera si srotola il rosmarino e si appende alla porta della kampina, al cui esterno viene disegnata la ruota indiana con vernice colorata, in oro o blu, come simbolo di protezione.

Ci si ritrova e prima di iniziare la cena, si fanno libagioni per i morti, pronunciando il loro nome a ogni goccia di vino che bagna il terreno. È, peraltro, unico momento in cui è concesso pronunciare il nome dei morti.

Poi si dà il via alle feste, si mangiano piatti tipici (come la gibanizza o i cupauzi) e si suona fino “a quanto il vento non si ferma” (espressione che non saprei tradurre altrimenti in italiano).

Le donne bagnano le trecce in acqua di rose e ballano intorno al fuoco, indossando le gonne tipiche. Si va a dormire solo all’alba.

Il giorno dopo, e tutti i giorni a seguire, per un mese, si accende una candela da mettere in un barattolo di vetro con un ramo di lavanda, al centro della kampina.

Non sempre la tradizione rimane viva nella storia famigliare e spesso viene modificata in base al luogo geografico in cui ci si stabilisce, ma per quelli che ancora lo festeggiano, è un giorno importante, è l’inizio della stagione fredda che avvolgerà il cuore e fermerà il tempo.

È di nuovo segno di partire.


Morena Pedriali / Autoritratto

Co-fondatrice di Muj Project e collaboratrice di Ayzoh!, Morena Pedriali scrive storie e raccoglie istantanee sulle sue antiche origini sinte. E racconta di come la Bellezza, un giorno, ha chiuso con dolcezza la porta in faccia a chi sezionava il mondo in “noi” e in “loro”.

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