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Journaling the mondora Handbook: Un “paralogo” o meglio un “perìlogo” o forse un “metalogo”

di Alessandra Scala

Visual recording di un Open Space

Da maggio 2020 ha preso avvio in mondora una attività di riscrittura dell’Handbook che aveva già 6–7 anni di vita e soprattutto la riscrittura è stata vista come un pretesto per sperimentare un processo partecipativo di tutti i collaboratori dell’azienda su una tematica a livello strategico, come la definizione del proprio manuale d’uso, comprensivo di valori e pratiche. Qui un articolo di Irene Brambilla, già apparso su Bcalm Bcorp che ne racconta un po’ le dinamiche, le metodologie e le intenzioni.

Pierre Houben, Joshua Volpara e io, stiamo facilitando questo processo di revisione dell’Handbook, attraverso metodologie sociali partecipative, come l’open space technology e il world cafè, ben descritti da Irene nell’articolo, e pratiche di presa di decisione sociocratiche, come la procedura di assenso su proposte, che prevede più giri di parola su una proposta che rappresenta la fase convergente, rispetto a una divergenza ottenuta con OST e world cafè. I vari giri servono per raccogliere eventuali domande di chiarimento, le reazioni e le obiezioni. Joshua ed io poi ci occupiamo anche di tenere un Journaling di tutta l’esperienza, a volte più puntuale, a volte più emozionale.

Durante il percorso, che è un vero e proprio viaggio - una notte scrivo nella mente delle parole e mi sveglio per metterle giù - ne è emerso un breve journaling di emozioni, pensieri e domande a me stessa che mi piace condividere. Il mio paraperimetalogo. O periparacetamolo, come dice Joshua sorridendo. Non sappiamo ancora in che parte dell’Handbook lo inseriremo, forse all’inizio ma la parte iniziale è molto più seria e di contenuto e poi il pezzo non è ancora finito, come il Journaling dell’Handbook stesso del resto. Un lavoro in divenire che sta prendendo forma con input di natura diversa e che vuole essere una memoria di tutto il percorso, una memoria di testa, di cuore e di mani.

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Come nasce l’empito di scrittura, quell’impulso irrefrenabile di dar voce ai pensieri lasciandone una traccia che li porti a esistenza e che possa poi essere letta e condivisa? Me lo sono sempre chiesta, quando a 13 anni scrivevo poesie e mi svegliavo di notte con in mente le parole da scrivere.

Pensavo fossero l’emozione e il vissuto più profondo e strettamente personale a guidare l’impulso del prender la penna in mano, per cui non avrei mai pensato potesse accadere scrivendo il Journaling di un processo di revisione di un Handbook aziendale.

Invece mi sta accadendo proprio adesso. E’ la notte fra il 28 e il 29 dicembre 2020, quindi nel bel mezzo dell’attività di Journaling di cui parlo.

Per cui non potrebbe essere un prologo, ma neanche un epilogo, piuttosto un “paralogo” se vogliamo enfatizzare l’aspetto cronologico, nel senso di scritto durante il processo, un “perilogo” se invece che sul tempo focalizziamo il contenuto e quindi nel senso di scritto intorno ai temi che si trattano o infine un “metalogo” nel senso che si sottolinea il proposito e la portata che trascende il processo stesso. Lo decideremo.

Forse, il fatto che mi succeda di svegliarmi di notte per scrivere è connesso al legame forte che ho con la società del cui Handbook si tratta, fatta da persone meravigliose, i fondatori, guidati dal proposito, da quella forza interiore che porta al doing business for good; forse perché questa forza la vedo in molti di loro, non solo nei fondatori; forse perché condivido profondamente il proposito; forse perché questo percorso lo sto facendo insieme ad altre due persone meravigliose, Pierre e Joshua, con le quali lavorare non rimanda all’etimologia francese o spagnola del lavoro (il tripalium, lo strumento di tortura di cui ha parlato Joshua in uno degli OST), ma anzi è rinfrancante e generativo di idee e possibilità.

O, forse, un po’ per tutto questo.

Ed è bella questa commistione di spicchi di sè, in piena sintonia con la wholeness di Laloux, l’essere persone intere con tutto il proprio essere anche nel mondo professionale e lavorativo, senza paratie stagne o maschere professionali. E non è cringe, come direbbe mio figlio, con il frasario disincantato e cinico degli adolescenti che pensano e si illudono di aver già visto e capito tutto.

Forse ancora, perché parlando stasera con Pierre e Joshua, ho realizzato che quello che stiamo facendo ha un significato e una portata ben più ampia di quello che pensavamo all’inizio del percorso. E’ come quando si creano quei particolari allineamenti di pianeti in cui tutto converge e trova significato.

Stiamo mettendo in pratica, combinandoli assieme, in un processo che ha risvolti strategici ed operativi, tutti i più innovativi approcci verso cui si orientano le organizzazioni del futuro. Dalla sociocrazia agli strumenti di facilitazione partecipativa, dal pensiero sistemico ai metodi agile, dalla teoria della complessità alla theory U, dall’Holacracy agli OKR, dalla comunicazione non violenta all’ontologia trasformazionale del linguaggio, dal design thinking al getting things done…ci sono spunti e pratiche che vengono da tutti questi approcci e metodologie…

To be continued

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