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Nel nostro sesto Food4Thought, i pranzi tecnologici di mondora, dello scorso 26 maggio, abbiamo discusso di legal design, lo strumento che consente di "tradurre", attraverso l’uso della grafica e del service design, norme, leggi e contratti da un linguaggio burocratico e incomprensibile ad uno semplice, trasparente e chiaro ai cittadini, in modo che questi possano comprendere le leggi che incidono sulle loro vite ed esercitare i propri diritti.

La semplicità è complicata, ha scritto di recente Annamaria Testa, pubblicitaria, saggista e docente dalla lunga esperienza, in un articolo sul legal design. Un ossimoro? Basta guardare alla recente emergenza Covid. Milioni di parole, ordinanze e decreti redatti in un linguaggio al limite del perverso, che hanno gettato nello sconforto altrettanti milioni di cittadini proprio nel momento in cui ci sarebbe stato maggior bisogno di chiarezza. 
I linguisti sostengono che le leggi per venire osservate devono essere poche e chiare. Invece anche in quest’occasione siamo stati sommersi da una marea di norme scritte in modo ostico ed elitario. In extremis persino il governo ha dovuto arrendersi, annunciando un decreto per la semplificazione. Ci si augura comprensibile, almeno questo.

Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi. 
(Galileo Galilei)

Agli azzeccagarbugli che per cattiva abitudine o vezzo classista si ostinano a stilare leggi con linguaggio bizantino, si contrappone oggi una nuova leva di avvocati e giuristi che mettono al centro le persone e i loro bisogni. Con l’ausilio della grafica, del video e del service design perseguono un obiettivo comune: rendere i regolamenti e gli atti giudiziari accessibili a tutti. Utilizzano altri occhiali e "lenti nuove" che tengano conto dello scopo, degli utenti e del contesto, ha sintetizzato Amedeo Santosuosso, coordinatore dell’European Center for Law, Science and New Tecnologies dell’Università di Pavia in apertura del nostro sesto Food4Thought dal titolo Legal design, perché progettare contenuti legali human-centered
"Il legal design permette di progettare, organizzare e comunicare i contenuti legali nella maniera più comprensibile partendo dai bisogni delle persone", spiega Giorgio Trono, avvocato ed esperto di legal design
Una comunicazione semplice e chiara è sinonimo di rispetto. Ed è anche la chiave per far sì che il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione – la legge è uguale per tutti - non rimanga uno slogan che campeggia sulle pareti dei tribunali. 
"Il design applicato al diritto consente di superare le barriere testuali che impediscono l’accesso alla conoscenza, escludendo di fatto gli utenti finali, o comunque molti di essi", aggiunge Marco Imperiale dello Studio legale Lca di Milano.

Occorre che la legge sia breve, in modo che l’inesperto possa comprenderla facilmente.
(Seneca)

Il legal design è uno strumento innovativo importato dal mondo anglosassone. Law is broken, è la constatazione da cui si è partiti. "Pensiamo a un contratto di assicurazione, di fornitura di luce o di gas o alle informative per la privacy", commenta Giorgio Trono. "Un muro di parole scritto in legalese che tutto fanno fuorché informare". Riscriverli in maniera semplificata utilizzando icone e disegni li rende invece immediatamente fruibili.

“Facilitazione grafica e visualizzazione servono a restituire messaggi e contenuti in maniera semplice”, spiega Chiara Cremonini dello studio Housatonic di Bologna. “La visualizzazione inoltre aiuta ad abbattere le barriere culturali e a trovare soluzioni condivise".

Il legal design sta dimostrando la sua validità anche in ambito aziendale, dove è più che mai necessario esprimersi in modo chiaro e accessibile. "Di recente l’abbiamo sperimentato con il regolamento informatico di una società", esemplifica Trono. "Un’indagine interna rivelava che era stato letto soltanto dal 2 per cento dei dipendenti. Assieme l’abbiamo "tradotto" e riscritto utilizzando icone e disegni e abbiamo co-progettato dei flyers plastificati da applicare sulle macchinette del caffè. L’hanno letto tutti. E soprattutto l’hanno capito". 
Per l’azienda si è tradotto in una comunicazione che ispira fiducia, dipendenti più consapevoli delle norme, un’immagine affidabile e innovativa. A livello di customer service – un esempio su tutti: le condizioni di vendita dei servizi on line che saltiamo a piè pari al momento dell’acquisto - quanti reclami si risparmierebbero con il legal design!

"Comunicare e pensare anche visivamente, privilegiando anzitutto la chiarezza, significa mettersi al servizio dell’altro", precisa Federico Fontana, Lecturer on Legal Writing alla Scuola Holden di Torino. Un’abilità in cui i britannici sono maestri. Le istruzioni del sito del governo britannico durante l’emergenza Covid sono un esempio magistrale di semplicità e chiarezza (https://www.gov.uk/coronavirus). 
Da noi, invece, la cultura del servizio è vanificata dal linguaggio farraginoso delle norme e dei regolamenti. E il deficit della pubblica amministrazione è apparso ancora più evidente durante l’emergenza coronavirus. 
Per rispondere in modo chiaro ai dubbi e alle richieste dei cittadini, l’amministrazione milanese ha istituito da tempo un team di "facilitatori" riuniti nell’unità Customer Experience guidata da Fabio Famoso, Digital Marketing Executive del Comune di Milano. In pratica ciò che a un cittadino risulta incomprensibile sul sito istituzionale, viene spiegato con parole semplici sui canali social e ora anche su WhatsApp (che semplificare anche il sito sia troppo complicato? per dirla con Annamaria Testa).

"Lo sforzo consiste nel tradurre contenuti, procedure, normative e mindset del legislatore tenendo conto del contesto, delle esigenze e del mindset dei cittadini", riassume Famoso. Incaricato di interfacciarsi con i cittadini è un assistente virtuale che ha il difficile compito, su Whatsapp, di ascoltare tutti e rispondere con "una voce sola".

Se esistono diecimila norme si distrugge ogni rispetto per la legge. 
(Winston Churchill)

“Il legal design ha anche una funzione etica”, conclude Barbara De Muro, partner dello Studio legale Lca. "Liberarsi dall’iper-bruttezza del linguaggio giuridico per renderlo semplice e comprensibile è un modo di essere socialmente responsabili. Il dovere del legale è consentire al cittadino di comprendere le leggi che governano e modificano la sua vita. Per un avvocato non c’è niente di peggio che sentirsi dire: non ho capito".

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Anna Vullo

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