B Calm and B Corp
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Parlando di sostenibilità e impatto nel carcere di Bollate

La prigionia è una strada per la libertà (William Shakespeare)

Lo scorso giovedì 20 febbraio si è svolto il nostro quarto Food4Thought, i pranzi tecnologici che mondora organizza per favorire lo scambio di buone pratiche tra imprese e per discutere su temi che hanno al centro il ruolo, il potenziale e la responsabilità della tecnologia.

Tema di quest’ultimo Food4Thought era l’impatto, declinato in ambito non soltanto ambientale, ma anche sociale ed economico.

il Food4Thought disegnato da Irene Brambilla

Marco Frey, in qualità di presidente della Fondazione Global Compact Italia, ha fatto da Keynote speaker.

A rendere il nostro meeting speciale è stata la scelta di svolgerlo all’interno del Carcere di Bollate (Milano), riconosciuto in tutta Italia come un modello nell’aiutare le persone a ricostruirsi un futuro, personale e professionale, attraverso il lavoro e il reinserimento nella società. Anche il pranzo che accompagna i Food4Thought e ci consente di continuare a conversare con i nostri ospiti in un clima informale si è tenuto all’interno del carcere, nel ristorante InGalera, uno dei progetti meglio riusciti di inclusione lavorativa dei detenuti di Bollate.

Volevamo — ci piacerebbe che d’ora in poi fosse sempre più così — che il Food4Thought non si limitasse soltanto a un meeting tra colleghi con una visione d’impresa comune, ma che si trasformasse in una vera e propria esperienza, capace di lasciare un segno e di diventare essa stessa un modo per generare impatto. Il carcere di Bollate ci è sembrato il luogo giusto. Perché racconta una storia di inclusione e mette l’uomo al centro, restituendogli la dignità a cui ciascun essere umano ha diritto.

La nostra volontà di andare oltre le barriere, vincendo i pregiudizi che separano chi sta dentro da chi sta fuori, ha incontrato la disponibilità di Cosima Buccoliero, direttrice del carcere, che ci ha aperto le porte della struttura e ci ha consentito di toccare con mano i tanti progetti che si svolgono dietro le mura.

Il Food4Thought disegnato da Francesco Mondora

All’interno di Bollate c’è un mondo a porte chiuse (1350 detenuti, un piccolo paese) che lavora per l’esterno: il call center ideato da due ex detenuti che risponde ai numeri verdi di Wind, 3 e altre società; la vetreria; l’officina dove si assemblano biciclette per il Comune di Torino e si rigenerano i modem di Tim e Vodafone; la struttura gestita dall’Amsa e finanziata dalla Regione Lombardia per riciclare e smaltire elettrodomestici e rifiuti informatici (un bell’esempio di economia circolare in cui sono coinvolti i carcerati ).

Tra le pagine di Carte Bollate (un titolo da copy professionista!) il bimestrale curato dai detenuti, abbiamo scoperto che anche dietro le sbarre si stanno facendo strada temi come la sostenibilità ambientale e l’economia circolare. Che gli SDG’s delle Nazioni Unite non sono prerogativa esclusiva di aziende e fondazioni. E che “costruire ponti con le persone” non è uno slogan ma un agire concreto, che a Bollate si traduce nel lasciare le porte aperte tra le diverse sezioni, nel promuovere un dialogo che non sia interrotto dal rumore sinistro dei chiavistelli. Favorire il lavoro all’esterno e la graduale inclusione sociale dei detenuti nel territorio è il vero obiettivo di Bollate. Così per esempio, per ricucire il vissuto di alcune detenute di Bollate e San Vittore a cui è consentito lavorare fuori dal carcere, è nata una sartoria gestita dalla Cooperativa Alice che già da anni confenziona abiti (bellissimi), accessori e le toghe dei giurati del tribunale di Milano (a proposito di scambi senza catene).

Siamo entrati a Bollate, noi di mondora e i nostri ospiti — ceo di aziende, clienti e prospect -, con il privilegio effimero della nostra libertà e il senso di disorientamento che accompagna l’ingresso in un luogo che ne è privo; ne siamo usciti con l’impressione che questa parola possa riacquistare un significato dentro le mura di un carcere se dà modo a chi lo abita di ritrovare l’orgoglio di un lavoro fatto bene, che in definitiva è l’unica vera arma contro le recidive: le risorse e le competenze che un giorno potranno essere trasferite all’esterno.

Lo confermano i dati: a Bollate il tasso di recidiva si assesta attorno al 15–17 per cento, contro una media nazionale che sfiora il 70.

Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni (Fëdor Dostoevskij)

Durante il nostro incontro Marco Frey ha sottolineato che “la sostenibilità, la cui leadership è passata dagli Stati Uniti all’Europa, si deve associare al lungo periodo, altrimenti non può dichiararsi tale”. Si può dire che l’affermazione di Frey a Bollate sia stata presa sul serio, benché nel tempo liquido che scandisce i ritmi di vita di chi è recluso non sia facile vincere sulla distanza.

Frey ha aggiunto che è compito delle imprese cercare soluzioni innovative, poiché le normative che regolano le attività delle aziende non riescono a tenere il passo con l’innovazione e, anzi, rischiano di frenarla. A Bollate si sperimentano soluzioni creative da 20 anni (e si insiste nel definirlo un “modello sperimentale”), muovendosi abilmente tra gli interstizi delle regole e trovando il modo di renderle meno rigide e più umane. Il carcere milanese ha tracciato una strada che rimette l’uomo al centro, pur con tutte le sue fragilità. Che è ciò che molte imprese Bcorp, come mondora, si propongono.

Un’indagine di Green Italy rivela che sostenibilità e innovazione viaggiano sullo stesso binario e che quel terzo di imprese che investe su soluzioni sostenibili raggiunge migliori performance di fatturato, di export e di acquisizione di nuovi clienti.

La sostenibilità, insomma, è ormai un fattore imprescindibile per chi vuole restare competitivo sul mercato. Decathlon, ad esempio, sta implementando l’inclusione con un programma di assunzione di rifugiati ed è alla ricerca di soluzioni per ridurre i gap di genere . E anche un’azienda dal business altamente inquinante come Tenova (settore minerario, gruppo Techint) con il programma Sustenovability ha spinto l’acceleratore su modalità di estrazione più sostenibili e si è impegnata a diminuire le emissioni di CO2 in fase di estrazione, con benefici per l’ambiente e le persone.

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare (Andy Warhol)

Perché la Terza Missione, così nelle università si definiscono le nuove logiche sostenibili, prevede di tenere insieme tre dimensioni: crisi economica, sociale e ambientale.

In passato, ha concluso Frey, noi italiani venivamo considerati “ecologisti verbali”. Oggi sta fiorendo una nuova sensibilità anche tra i giovanissimi, come ha testimoniato Giulia Detomati di InVento Innovation Lab, Bcorp pluripremiata, che con un programma capillare nelle scuole primarie e secondarie dal 2014 a oggi ha coinvolto 10mila studenti l’anno supportandoli nella creazione di progetti innovativi in campo ambientale. Saranno loro, gli adulti del futuro, i veri protagonisti del cambiamento.

Al termine dei nostri F4T proponiamo ai partecipanti un “accordo di interdipendenza” che li spinga a mettersi in gioco in prima persona. Perché vogliamo che il F4T abbia anche una valenza generatrice e ri-generatrice, ovvero che serva da moltiplicatore di buone pratiche e modelli virtuosi. È un invito ai nostri ospiti, che ringraziamo sentitamente.

Ancora grazie a:

Marco Frey

Giulia Detomati di InventoLab

Anna Cogo di Nativa

Maria Cristina Terrenghi di Decathlon

Luisiana Gaita de Il Fatto Quotidiano

Luca Bauckneht di Faac

Andrea Lovato di Tenova

Valeria Surico di TeamSystem

Caterina Micolano della Cooperativa Alice, le cui sarte hanno confezionato per i nostri ospiti delle custodie per tablet

Silvia Polleri e Massimo Sestito del ristorante InGalera

Cosima Buccoliero, direttrice della Casa di reclusione di Milano carcere di Bollate

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