La convinzione uccide

Clamoroso aumento delle vittime di convinzione, nessuna cura nota

Caro seguace (segua’, nel seguito), sono tornato. Non sono state ferie tranquille, troppe cose mi intristiscono in questa Apocalisse Tonta, giovane, fresca di detonazione. Si “te l’avevo detto io che Apocalissava”, ma non ero preparato. Non si è mai preparati.

Tra uno scombussolamento interiore e l’altro (c’ho pure i cazzi miei, che credi), mi chiedevo, sempre più spesso ultimamente, se forse non abbiamo sbagliato il messaggio. Forse, noi pochi al di qua delle barricate, ci vantiamo troppo di essere “quelli intelligenti”. Pontifichiamo dal nostro piedistallo autocostruito, dileggiamo l’altrui incapacità di non sapere infilare i tasselli pentagonali nei buchi esagonali, ma non siamo capaci di catturare un solo Gonzo nella rete della razionalità e del “Ama con il cuore, per tutto il resto usa la testa” (cit.).

Pertanto, consigliato dal mio Web Media Manager, che poi sarei io stesso, ho ritenuto di svelare alcuni segreti. Di mostrare il fatto che tutti noi, sotto la spinta del contesto, e di sostanze anche solo moderatamente stupefacenti, siamo capaci di gesti cazzoni. Anche lo scrivente, se ben alimentato, sa essere un webete.

Pertanto voglio raccontarti una storia autobiografica. Una storia che mi ha segnato, ma che mi ha indirizzato sul binario della Sapienza. Con grande umiltà, procedo.

In quel tempo, Maestro Agelin Bee soleva andare di estate in quei posti dove nessun Italiano con qualche neurone funzionante avrebbe mai messo piede. Tipo quei posti dove piove a catinelle tutto il giorno, anche il 15 Agosto, non lo so, l’Irlanda, l’Inghilterra con la sterlina ai massimi storici, queste cose qui.

Ovviamente, tra lo stupore dei nativi (i quali avranno i loro porci motivi se vantano templi millenari dedicati al Dio Sole), io non ero l’unico italiano, anzi. Questa la dice tutta sulla nostra tempra di popolo che ama martellarsi sulla strumentazione gonadica.

Dunque, mi ritrovo a un certo punto a visitare una bellissima cattedrale. Era da qualche parte vicino Stonehenge: Salisbury credo.

FOTO: E’ canalizzando la propria ciotia che si può restare razionale quando serve. Per questo mi avvalgo da anni di un pupazzo viaggiatore. Foto scattata qualche minuto prima del misfatto (Sì, era proprio Salisbury). CIOTIA: sf. terron., stupidità, irrazionalità. Da “ciota” sf. terron., strumento gonadico, o anche “oggetto frollato, flaccido e di scarsa consistenza autonoma”.

Entro, passeggio tra i banchi. Guardo. La puzza del legno vecchio, l’odore delle statue. Le Bibbie tra i banchi, quelle cose lì. E c’è un sibilo tremendo che rimbomba da tutte le parti. Un fastidio tremendo.

Non è facile capire da dove viene il rumore, ma a un certo punto trovo un loculo, e in questo loculo c’è l’organo della chiesa, e sulla tastiera, proprio al centro, qualcuno ha infilato una matita. E ha bloccato un tasto. Proprio al centro.

Un piccolo stronzo teppistello, una di quelle carogne antisociali, quelli che tutti noi vorremmo accartocciare come un foglio A4, aveva ficcato una matita nell’organo.

Una occasione unica, per fare una buona azione. “Guarda un po’ questi cazzoni di nativi, nessuno che toglie la matita. Ci penso io, questa sì che è una buona azione. Vale almeno 10 kilo-vecchiette aiutate ad attraversare la strada”.

Tolgo la matita. Il sollievo, la pace. Interminabili secondi di gaudio. Ma una voce che proviene da qualche parte dietro, sopra, vicino l’organo interrompe tutto. Serena. Pacata. Inglese perfetto, “eccerto è la sua lingua madre”. Come prassi consolidata, sottotitolerò le parti espresse in lingue che tu, segua’, potresti ahimè non masticare.

“Sir. Can you please put it back?” — “Gentile signore. La rimetteresti dentro (la matita)?”

FOTO: “E mo’??”

Non ci volle molto a capire che avevo fatto una tremenda cazzata. Una cazzata da 12 Giga Di Maio (segua’, ho scelto Di Maio solo per farti capire, sostituisci con il tuo politico spreferito che ritieni meno intelligente, c’è ampia scelta).

Ma posso ancora riparare. Cosa sta succedendo? Perchè vuole che io rimetta la matita? Ah ok, forse ho capito. Questo tizio sta accordando l’organo. Gli serve bloccare il tasto. Ora rimetto a posto, e finisce qui. Sì ma che nota? Dove cavolo era sta matita? Vabè, io so le note. Suonavo la diamonica alle medie, eh. E questo mi qualifica come compositore.

“No problem sir. Which note?” — “Ma certo signore. Quale nota le aggrada di più?”

“G” — “G de che??? E poi che ottava? Dannazione ci sono le ottave”

Ok, ok, “G”. Dunque Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. “G”? Che cazz’è sta G? Ah già gli anglosassoni usano le lettere C,D,E ‘na roba così. Si ma “G” qual è. QUAL E’ G???? (Supremo e Onnipotente Gugol, dove sei)

Procedo dunque a tentoni.

“This one, sir?” — “Questa buon uomo?”

“No.”

“This other one, sir?” — “Allora è forse questa, stimato accordatore?”

“NO.”

“Or this, maybe”.

Più nessuna risposta. Si odono dei cigolii di legno che si incurva. Movimenti lenti, pacati. Passa più di mezzo minuto. I movimenti cigolosi si fanno sempre più vicini, finchè dall’organo sbuca un tizio, dall’aria piuttosto seccata. Ma non un muscolo che tradisca emozione.

Mi prende la matita dalle mani e la ficca nel posto giusto. Il sibilo riprende sordo. Poi si reinfila nel cunicolo da cui era uscito.

“I’m very very sorry sir”. Non ebbi mai il piacere di sentire quel “Non ti preoccupare, succede sempre con gli u-tonti come te”, che avrebbe immediatamente posto fine alle mie sofferenze e ai miei rimorsi. Invece me li porto dietro ancora oggi.

FOTO: Onore agli accordatori di organi. Che tra l’altro guadagnano anche bene, dice Google.

Quel giorno capii tante cose. Che volevo essere meno cazzone. Che non si edita su Wikipedia mettendo la prima pinzillacchera che ti viene in mente e il primo sentito dire, che poi ti bastonano; che se ti intrometti in cose che non sai pensando di saperle, e non approfondisci, non studi, non ti specializzi, perchè tanto non serve, tanto hai capito già tutto, allora,

prima o poi sulla tua strada incontrerai una matita.

E questa volta tirandola via, magari viene giù un ponte, o qualcuno muore di morbillo. O magari si accappotta una nazione intera, fai un po’ tu. La convinzione uccide. Stai lontano dalla convinzione.


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