Nel frattempo, in Giappone

Agelin Bee
Feb 4, 2018 · 4 min read

Bello, il Giappone. Che cultura, che cibo, che posti. Non mi stancherei mai di parlarne. Oggi però non voglio raccontarti la solita storia stereotipata di sushi, anime e manga: troppo stereotipale, troppo da pizza e mandolino, ma in variante giapponese.

La Giapponesina — Mercante in fiera edizione Dal Negro, carta n.27. 100% puro succo di stereotipo

Pochi tra i miei pochi lettori ricorderanno che cos’è una Locuzione Lanterna, termine che ho usato in Cinquanta sfumature di Gonzo. Una locuzione lanterna attira i Gonzi più che le lanterne propriamente dette attirino le zanzare.

Non sono razzista ma” è una locuzione lanterna, e anche “Se l’è cercata”. Le locuzioni lanterna attirano tutti i tipi di tonto, impedendo, da quel punto in poi, qualsiasi analisi razionale dell’oggetto del contendere.

Per fare un esempio, “Se l’è cercata”, frase tipicamente buttata nella mischia nel contesto di uno stupro femminile, impedisce qualsiasi discussione civile e razionale, poichè attira squadre di nazifemministe, ma anche manipoli di ultrasessantenni incapaci di tenerselo nelle mutande — e scusate se non ho una locuzione analgesica per definire meglio queste due categorie.

Un fatto curioso a base di “Se l’è cercata”, ma con colpo di scena finale, ha fatto di recente parlare i media giapponesi.

C’è un problema molto sentito in Giappone, che è quello dei Chikan. I Chikan sono questi maschietti, che immagino ampiamente frustrati, che ravanano impunemente nella parti intime delle donne sui mezzi pubblici.

Problema molto sentito, legato sia a delle circostanze pratiche, e cioè i vagoni metro estremamente affollati: pensa letto’, nella metro di Tokyo ci stanno gli spingitori di viaggiato’;

FOTO: dura la vita dello spingitore

Ma il problema è anche, e soprattutto, legato ad alcuni aspetti della cultura giapponese. Le donne giapponesi difficilmente protestano — “non è bello disturbare”— e gli spettatori difficilmente sposano battaglie che non sono proprie.

Si parla molto del problema, e si fanno anche dei tentativi per risolverlo, come ad esempio le carrozze riservate alle sole donne, ovviamente osteggiate dalle femministe che si sentono ghettizzate, e suppongo, dai chikan che non possono più tocculiare in ora di punta.

[Apro un inciso per il lettore che in questo momento, al solito accecato dalla sua priapica saggezza, sta pensando “Si lamentano di una toccatina, qui in Italia abbiamo gli stupri veri”. In Giappone ci sono, ahimè, anche gli stupri veri; ma dal momento che culturalmente i giapponesi somigliano non di poco a un Terronico del Sud di inizio Novecento, il problema rimane sommerso nel silenzio. Ti ricordo inoltre che l’autore di questo blog è un basso Terronico anch’esso, e può permettersi di inveire sui bassi Terronici quanto vuole. Tu no]

Ora, quasi in contemporanea, sono recentemente successe due cose. Una giovane ragazza , Kumi Sasaki, pubblica un libro, davvero molto triste, su tutto quello che ha subito in metro dai 12 ai 18 anni.

Ed esce uno studio [del quale ho contezza indiretta ma giuro che imparo l’alfabeto kanji solo per voi il prima possibile] che conteggia i casi di molestie in metro, raggruppandoli per età della vittima e modo di vestire, evidenziando che se entri in metro vestita in un certo modo, probabilmente il rischio di strusciamento molesto è molto più alto.

FOTO: quali tra queste giapponesine “Se l’è cercata?”

Ovviamente l’immediata polemica infuria ancora adesso. “Mi vesto come voglio” e “Devono imparare a tenerselo nei pantaloni”, le frasi più gettonate: frasi qui tradotte per voi, poichè gli amici giapponesi sono estremamente più diplomatici e si saranno espressi nei termini più educati e sobri che possiamo immaginare.

Ma, sebbene le proteste e le polemiche siano state pressochè identiche, la sorpresa sta nel fatto che la ricerca di cui sopra, associa il maggior rischio a chi si veste come a sinistra nella figura qui sopra.

Pare che il chikan, stereotipabile come frustrato senza vita sentimentale che si nutre di porno e fugaci incontri rubati sui mezzi pubblici, eviti accuratamente le cougar ben vestite e aggressivamente dotate di tacco 12, per concentrarsi su ragazzine e persone dagli abiti oggettivamente modesti.

Perchè? Sono quelle che più difficilmente alzerebbero la voce, congettura il chikan.

Sigh. Anzi, ひっひっ.

FOTO: credo che dica, “Il primo che vede un Chikan non esiti a sbriciolargli le gonadi con un calcio ben assestato”

[Disclaimer finale: la mia carriera accademica è intrisa di studi di Intelligenza Artificiale e Logica Computazionale per cui “Barricate contro la Gonzità” riferisce sul mondo delle fallacie logiche, delle tecniche di manipolazione dei tonti e sui fatti dell’Apocalisse Tonta, dalla mia prospettiva e in base al mio bagaglio culturale. Logici tradizionali, filosofi, psicologi, esperti di marketing, retori di professione, finanzieri, neurologi e oggi anche antropologi, sappiano perdonarmi per l’intrusione nel loro territorio. Lo so che vi faccio incazzare]

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Barricate contro la Gonzità

Terra, XXI secolo. La Pocalisse Tonta è ormai realtà. Pochi valorosi eroi rimangono a battersi contro le Armate Gonze.

Agelin Bee

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In vita analogica, fa Intelligenza Artificiale in una ignota università della Bassa Terronia Settentrionale. In vita digitale si occupa di Stupidità Naturale.

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