Cluetrain 15 anni dopo

Il manifesto per un nuovo umanesimo digitale.


Molto di più di un manifesto sulle conversazioni nel web.

È una straordinaria sintesi di “ecologia di Internet” il seguito del celebre Cluetrain Manifesto. Quindici anni dopo, Doc Searls e David Weinberger pubblicano The New Clues un appello d’amore per la Rete libera, un manuale di istruzioni per il suo uso libero, lontano dalle mani di chi vuole sfruttarla, impadronirsene, spiarla, immobilizzarla, disumanizzarla. Uno straordinario Manifesto umanista, dunque: perfino più profondo e prezioso di quello di 15 anni fa.

buona lettura, il team Bee Free.

THE NEW CLUES

Da due degli autori del Cluetrain,Doc Searls and David Weinberger

Sono passati quindici anni dal nostro precedente messaggio.

In questo periodo, il Popolo di Internet — io e te e tutti i nostri amici di amici di amici, fino all’ultimo grado di separazione — ha reso internet un posto fantastico, ricco di prodigi e meraviglie.

Dagli argomenti più seri ai più divertenti fino ai più assurdi, abbiamo distrutto titani, creato eroi e modificato i presupposti più basilari riguardo a Come Funzionano le Cose e Chi Siamo.

Ma adesso tutto il lavoro fatto insieme sta per affrontare pericoli mortali.

Quando ci siamo rivolti a voi per la prima volta, volevamo avvertirvi della minaccia rappresentata da chi non capiva di non aver capito Internet.

Loro sono gli “Sciocchi”, le imprese che hanno semplicemente fatto proprie le “istruzioni” di Internet. Ora due nuove orde minacciano quello che abbiamo costruito l’uno per l’altro.

I Marauders (criminali) capiscono Internet fin troppo bene. Pensano che appartenga a loro e che possano depredarlo, prelevando i nostri soldi e le informazioni che ci riguardano, convinti che gli sciocchi siamo noi.

Ma l’orda più pericolosa è la terza: Noi.

Un’orda è una massa di persone indifferenziata. Ma lo splendore di Internet è che ci permette di connetterci in quanto individui diversi e distinti.

A tutti noi piace l’intrattenimento di massa. Negli ultimi anni la TV sta sfornando piccoli capolavori e la Rete ci permette di guardarli quando lo desideriamo. Fantastico!

Ma dobbiamo tenere a mente che la distribuzione di mass media è solo l’ultimo dei poteri della Rete. Il super-potere della Rete è la connessione senza autorizzazione. Il suo massimo potere è che possiamo farne quello che ci pare.

Dunque non è il momento di riposarsi, godendoci l’irresistibile cibo spazzatura che Pazzi e Criminali (Marauders) hanno creato apposta per noi, come se il nostro lavoro fosse finito. È il momento di soffiare il fuoco della Rete e trasformare tutte le istituzioni che vorrebbero prenderci per fessi.

Su Internet è già in corso l’invasione degli ultracorpi. Non fate errori: con un tratto di penna, una stretta di mano segreta o permettendo ai meme di coprire le grida dei più disperati, rischiamo di perdere l’Internet che amiamo.

Ci siamo rivolti a voi negli anni della nascita del Web. Siamo invecchiati insieme a Internet. Il tempo vola.

Noi, il Popolo di Internet, dobbiamo ricordare la gloria della sua rivelazione, per poterlo rivendicare in nome di ciò che è veramente.

David Weinberger Doc Searls 8 gennaio, 2015


Un tempo eravamo giovani, nel Giardino…


a. Internet siamo noi, connessi.

1. Internet non è fatto di cavi di rame, fibre di vetro, onde radio e nemmeno di condotti.

2. I dispositivi che utilizziamo per connetterci a Internet non sono Internet.

3. Internet non appartiene a Verizon, Comcast, AT&T, Deutsche Telekom o China Telecom (中国电). Facebook, Google e Amazon non sono i re della Rete e non lo sono nemmeno i loro tirapiedi o i loro algoritmi. Né i governi della Terra, né le associazioni di settore hanno il permesso dei cittadini del web per dominare la Rete come se ne fossero i sovrani.

4. Internet è una proprietà comune e non appartiene a nessuno.

5. Tutto il valore di Internet deriva da noi e da ciò che abbiamo costruito.

6. La Rete è costituita da noi, creata da noi e per noi.

7. Internet è nostro.

b. Internet non è niente e non ha scopo.

8. Internet non è una cosa più di quanto lo sia la gravità. Entrambi ci tengono insieme.

9. Internet non è affatto una cosa. Le sue fondamenta sono rette da un insieme di accordi che i più geek tra di noi (che i loro nomi siano a lungo venerati) chiamano “protocolli”, ma che potremmo chiamare “comandamenti”, secondo le mode attuali.

10. Il primo è questo: la tua rete trasferirà ogni più vicino “pacchetto dati” alla propria destinazione, senza precedenze o ritardi e senza discriminare origine, sorgente, contenuto o intenzione

11. Il Primo Comandamento, dunque, fa sì che Internet sia aperto a qualsiasi idea, domanda, lavoro, ricerca, vizio (cattiva abitudine) o altro.

12. Dall’invenzione del linguaggio non c’è mai stato nessun altro strumento con un scopo tanto generico.

13. Questo significa che Internet non serve a qualcosa di speciale o particolare. Non serve ai social network, ai documenti, alla pubblicità, alle imprese, all’istruzione, al porno, non serve a niente. È specificamente pensato per tutto.

14. Ottimizzare la rete per un singolo scopo la de-ottimizza per tutti gli altri.

15. Così come la gravità, Internet esercita la propria attrazione in modo indiscriminato. Ci unisce tutti, buoni e cattivi.

c.La Rete non è un contenuto.

16. Su Internet c’è una gran quantità di contenuti. Ma per carità, Internet non è fatto di contenuti.

17. La prima poesia di un adolescente, la gioiosa rivelazione di un segreto tenuto nascosto a lungo, uno splendido schizzo disegnato da una mano paralitica, un post in un regime che non vuole ascoltare la voce del proprio popolo. Nessuna di queste persone intendeva scrivere “un contenuto”.

18. Abbiamo usato la parola “contenuto” senza citare la fonte? …Ci sentiamo molto disonesti…

d. La Rete non è un “medium”.

19. La Rete non è un “medium” più di quanto lo sia una conversazione.

20. In Rete, siamo noi il “medium”. Siamo noi a trasportare i messaggi. Lo facciamo quando postiamo o retwittiamo, quando inviamo un link tramite email o lo postiamo su un social network.

21. A differenza di un “medium”, noi lasciamo le nostre impronte digitali, a volte anche i segni di un morso, sul messaggio che facciamo circolare. Spieghiamo agli altri perché lo condividiamo. Lo commentiamo. Aggiungiamo una battuta. Eliminiamo la parte che non ci piace. Ci appropriamo di quel messaggio.

22. Ogni volta che spostiamo un messaggio attraverso la Rete, quest’ultimo si porta con sé una piccola parte di noi.

23. Spostiamo un messaggio tramite questo “medium” solo se per noi è importante a causa di una delle infinite ragioni per cui gli uomini si interessano di qualcosa.

24. “Prendersi cura” — “avere a cuore” sono la forza motrice di Internet.

e La Rete è un mondo intero.

25. Nel 1991, Tim Berners-Lee ha usato la Rete per creare un dono che ha regalato a tutti noi: il World Wide Web. Grazie.

26. Tim ha creato il Web fornendo dei protocolli (eccoli di nuovo!) che spiegano come scrivere una pagina che rimanda a un’altra pagina senza dover chiedere nessuna autorizzazione.

27. Boom. Nel giro di tre anni, si sono materializzate miliardi di pagine sul Web. Uno sforzo congiunto pari a una guerra mondiale, eppure molto positivo, tanto che la lamentela peggiore fu per i <blink> tag (i testi lampeggianti ndr).

28. Il Web è un’area estremamente vasta costituita da oggetti da scoprire in una rete densa di interconnessioni.

29. Ha un che di famigliare…Ah, certo, è uguale al nostro mondo!

30. A differenza del mondo reale, ogni oggetto e connessione presenti sul Web sono stati creati da qualcuno come espressione di uno specifico interesse e secondo una personale supposizione di come questi tasselli siano interconnessi.

31. Ogni link di chi ha qualcosa da dire è un atto di generosità, un atto di altruismo, che invita il lettore a lasciare la nostra pagina per guardare il mondo con gli occhi di qualcun altro.

32. Il Web ricrea il mondo, nella nostra immagine emergente e collettiva.


Ma quanto ci siamo allontanati dalla “retta via” fratelli e sorelle…


a. Perché abbiamo permesso che le conversazioni diventassero armi?

33. È importante notare e apprezzare le parole, l’amicizia e i moltissimi gesti di solidarietà, gentilezza e gioia che troviamo su Internet.

34. Eppure le parole “frocio” e “negro” sono usate più in Rete che fuori.

35. “Loro” — chi ha aspetto, lingua, opinioni, appartenenze e altre classificazioni che non capiamo, non tolleriamo o non ci piacciono — sono demonizzati più su Internet che altrove.

36. In Arabia Saudita le donne non possono guidare? Intanto, la metà di noi non può esprimersi in Rete senza doversi guardare le spalle.

37. C’è odio in Rete perché c’è odio nel mondo, ma in Rete è più facile esprimerlo e percepirlo.

38. La soluzione: se avessimo una soluzione, non staremmo qui ad annoiarvi con tutte queste dannate “tesi”.

39. Ecco cosa possiamo dire: l’odio non ha creato la Rete, ma sta ostacolando sia la Rete che noi.

40. Almeno riconosciamo che la Rete ha dei valori impliciti. Valori umani.

41. Se osservata in modo distaccato, la Rete non è che tecnologia. Ma è popolata da creature che mostrano affetto verso ciò che sta loro a cuore: la vita, gli amici, il mondo che condividono.

42. La Rete ci offre uno spazio comune dove poter essere noi stessi e dove gli altri si deliziano delle nostre diversità.

43. Quello spazio non appartiene a nessuno, tutti possono utilizzarlo. Chiunque può migliorarlo.

44. Ecco cos’è Internet libero. Si sono combattute guerre per molto meno.

b. “Siamo d’accordo su tutto. Ti trovo affascinante!”

45. Il mondo è un grande buffet, eppure rimaniamo attaccati a bistecca e patate, maiale e hummus, pesce e riso e via dicendo.

46. Lo facciamo in parte perché la conversazione richiede un territorio comune: lingua, conoscenze, norme,interessi condivisi. Senza, è difficile se non impossibile avviare una conversazione.

47. La condivisione della terra ha generato le tribù. La Terra ha poi tenuto le tribù a distanza le une dalle altre, favorendo la generazione di radicali differenze. Gioite! Le tribù generano separazioni (Noi contro di Loro) e guerre. Gioite? Mica tanto…

48. Su Internet la distanza tra tribù è zero.

49. Apparentemente saper trovare qualcun altro interessante non è semplice come sembra.

50. È una sfida che possiamo superare se saremo aperti, solidali e pazienti. Ce la possiamo fare, ragazzi! Siamo i numeri 1! Siamo i numeri 1!

51. Essere accoglienti: ecco un valore che la rete deve imparare dalle migliori culture del mondo reale.

c. Il marketing rende più difficile parlare.

52. Avevamo ragione la prima volta: i mercati sono conversazioni.

53. Avere una conversazione non significa strattonarci per una manica per parlarci di un prodotto che non ci interessa.

54. Se vogliamo sapere la verità sui vostri prodotti, lo scopriremo l’uno dall’altro.

55. Sappiamo che queste conversazioni sono molto preziose per voi. Peccato. Sono nostre.

56. Siete i benvenuti a partecipare alle nostre conversazioni, ma a condizione di dirci per chi lavorate e se siete nelle condizioni di parlare per voi.

57. Quando ci chiamate “consumatori”, ci sentiamo come mucche che cercano (sul vocabolario) la parola “carne” . (ci sentiamo trattati come carne da macello). [E’ come se una mucca scoprisse che il suo scopo è essere macellata e consumata ndt]

58. Smettetela di scavare nelle nostre vite per estrarre informazioni che non vi riguardano e che le vostre “macchine” interpretano male.

59. Non preoccupatevi: saremo noi a dirvi quando cerchiamo un prodotto. Lo faremo a modo nostro. Non a modo vostro. Fidatevi: sarà meglio per voi.

60. Le pubblicità che sembrano umane, ma che provengono dall’intestino irritabile del vostro ufficio marketing, sporcano il tessuto del Web.

61. Una personalizzazione raccapricciante (non riuscita) indica non aver capito cosa significa essere una persona.

62. Personale è umano. Personalizzato, no.

63. Più le macchine sembrano umane, più si scivola verso l’uncannyvalley, dove tutto diventa una deformazione.

64. Inoltre: vi preghiamo di smettere di travestire le pubblicità da notizie, nella speranza che non si noti il cartellino appeso alla loro “biancheria intima”.

65. Quando inserite un “native advertising”, state intaccando non solo la vostra affidabilità, ma anche l’affidabilità di questo nostro nuovo modo di stare insieme.

66. A proposito, perché non chiamare i “native advertsing” con uno dei loro veri nomi: “product placement”, “advertorial” o “false notizie del cazzo”?

67. I pubblicitari sono riusciti a non farci venire i brividi per generazioni. Possono continuare a farlo anche in Rete.

d. Le “Guantanamo” della Rete.

68. A tutti piacciono le app scintillanti, anche quando sono sigillate quanto una base sulla Luna. Ma se raduniamo tutte le app del mondo, otteniamo un mucchio di app.

69. Raggruppando tutte la pagine Web, otteniamo un mondo nuovo.

70. Le pagine Web riguardano la connessione (tra le persone). Le app riguardano il controllo (delle persone).

71. Non appena ci spostiamo dal Web a un mondo di app, perdiamo ciò che stavamo costruendo insieme.

72. Nel Regno delle app, siamo utenti, non creatori.

73. Ogni nuova pagina rende il Web più ampio. Ogni nuovo link rende il Web più ricco.

74. Ogni nuova app ci offre qualcosa in più da fare sull’autobus.

75. Questo sì che è un tiro mancino!

76. Ehi, “TiroMancino” sarebbe un’app fantastica! Ha l’“In-app purchase” già nel nome.

e La gravità è splendida finché non ci risucchia in un buco nero.

77. Le app non-neutrali (sponsorizzate)realizzate su una Rete neutrale, sono ormai inevitabili tanto quanto la forza di un buco nero.

78. Se la vostra esperienza in Rete si limita a Facebook, allora significa che state guardando alla rete con le lenti di una corporation che ha promesso ai suoi azionisti che farà in modo che non li togliate mai.

79. Google, Amazon, Facebook e Apple sono tutte nel settore “lenti”. Ecco la verità più importante che i loro occhiali tengono nascosta: queste società vogliono trattenerci così come i buchi neri fanno con la luce.

80. Queste “singolarità” aziendali sono pericolose non perché incarnino il male. In effetti, molte di loro hanno comportamenti civici degni di nota. Dovrebbero essere elogiate.

81. Però beneficiano della forza gravitazionale della socialità: “l’economia di rete” descrive la situazione in cui molte persone utilizzano un bene perché molte persone utilizzano lo stesso bene.

82. In assenza di alternative competitive, è necessario essere iper-vigili per ricordare ai Titani della Valley i valori del Web da cui hanno tratto ispirazione.

83. E dobbiamo inchinarci al suono che quando uno di noi, con coraggio, si allontana da loro produce. È un suono intermedio, tra il rumore di un razzo che parte dalla rampa di lancio e lo strappo del velcro quando ci sfiliamo un abito toppo stretto.

f. La privacy nell’epoca delle spie.

84. Ok, governi, avete vinto. Avete i nostri dati. Ora, come possiamo essere sicuri che li utilizzerete contro di Loro e non contro di Noi? A proposito, sapete dirci qual è la differenza?

85. Se vogliamo che i governi facciano un passo indietro, dobbiamo fare un accordo: se (quando) arriverà il prossimo attacco, non potremo lamentarci per la mancanza di controlli.

86. Nessuno scambio può considerarsi equo se non sappiamo a cosa rinunciamo. Mi hai sentito, Sicurezza in cambio di Privacy?

87. Con una probabilità che si avvicina all’assoluta certezza, ci pentiremo per non protetto i nostri dati dalle mani dei governi e dalle grandi corporation.

g. La privacy nell’epoca delle vipere.

88. La privacy personale va bene per chi la desidera. Tutti abbiamo tracciato un confine, da qualche parte.

89. Domanda: Quanto tempo ci ha messo la cultura pre-Web a capire dove tracciare il confine? Risposta: Quanti anni ha la cultura?

90. Il Web è a malapena maggiorenne. Siamo solo all’inizio della questione sulla privacy, non alla fine.

91. Potremo comprendere il significato di sfera privata solo quando comprenderemo il significato di sfera sociale. Ed è un concetto che abbiamo appena iniziato a reinventare.

92. Gli incentivi economici e politici in atto per metterci a nudo sono così forti, che ci converrà investire in mutande di latta.

93. Gli hacker ci hanno messo nei guai e gli hacker ci tireranno fuori.


Costruire e piantare


a. La canzone Kumbiyah ha un suono fantastico all’interno di una cassa di risonanza.

94. Internet è stupefacente. Il Web è fantastico. Tu sei bellissimo. Se ci colleghiamo tutti, siamo incredibilmente più favolosi di Jennifer Lawrence (di un’attrice bellissima). Questi sono semplicemente fatti.

95. Dunque non minimizziamo ciò che la Rete ha fatto negli ultimi vent’anni:

96. C’è molta più musica nel mondo.

97. Adesso creiamo da soli la gran parte della nostra cultura, con incursioni occasionali in qualche cinema per un film esplosivo e un po’ di popcorn.

98. Adesso i politici devono spiegare le proprie posizioni più di quanto facessero nelle loro “tribune” sui vecchi media.

99. Si può trovare una spiegazione a tutto quello che non capiamo. E un relativo dibattito. E una discussione al riguardo. Non è ancora chiaro quanto sia straordinario?

100. Vuoi sapere cosa comprare? L’azienda che realizza l’oggetto che desideri ormai è la peggior fonte di informazioni. La fonte migliore siamo noi.

101. Vuoi ascoltare un corso universitario che ti interessa? Cerca su Google l’argomento. Fai la tua scelta. Gratis.

102. Ok, Internet non ha risolto tutti i problemi del mondo. È per questo che l’Onnipotente ci ha dato le braccia: affinché potessimo rimboccarci le maniche!

103. I contro-Internet ci mantengono onesti. È solo, che ci piacciono di più quando non fanno gli ingrati.

b. Una tasca piena di luoghi comuni.

104. Volevamo spiegarvi come sistemare Internet in quattro semplici mosse, ma l’unica che ci ricordiamo è l’ultima: profitto. Quindi, ecco qualche pensiero casuale…

105. Dobbiamo sostenere gli artisti e i creativi che ci danno gioia o alleviano i nostri tormenti.

106. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno.

107. Abbiamo una cultura che favorisce la condivisione e delle leggi che favoriscono il copyright. Il copyright ha una sua sede, ma in caso di dubbi, liberiamolo.

108. Nel contesto sbagliato, ci comportiamo tutti da stupidi. (Compresi noi, ma lo sapevate già.) Se avete intenzione di invitare un po’ di gente a fare una nuotata, pubblicate le regole. Mi raccomando: i troll, fuori dall’acqua!

109. Se le conversazioni sul vostro sito non vanno bene, la colpa è vostra.

110. Ovunque avvenga una conversazione, nessuno è obbligato a rispondervi, indipendentemente da quanto ragionevoli siano le vostre argomentazioni o smagliante il vostro sorriso.

111. Sostenete le imprese che “capiscono” davvero il Web. Le riconoscete non perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte.

112. È vero, le app sono carine. Ma il Web è fatto di link che mettono in comunicazione, in una connessione senza fine. Il completamento è la morte della vita e delle idee. Scegliete la vita.

113. La rabbia è una patente per essere stupidi. Le strade di Internet sono già piene di guidatori con la patente.

114. Vivete seguendo i valori che volete che Internet promuova.

115. Se state parlando da un po’ di tempo, tacete. (Noi lo faremo prestissimo.)

c. Stare insieme: causa e soluzione di ogni problema.

116. Se ci siamo focalizzati sul ruolo che il Popolo della Rete — noi e voi — abbiamo avuto nel declino di Internet, è perché abbiamo ancora la fede iniziale.

117. Noi, il Popolo della Rete, non riusciamo a immaginare quanto possiamo fare insieme, perché siamo ancora lontani dall’aver capito come fare a stare insieme.

118. Internet ha liberato una forza antica: la forza gravitazionale dell’unione.

119. La forza gravitazionale della connessione è l’amore.

120. Lunga vita a Internet libero.

121. Che a lungo si possa amare Internet.

Edizione Italiana a cura di Martina Dal Negro e Patrizia Grandicelli

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Photo credit 3° titolo Tim RT https://www.flickr.com/photos/tim-rt-photography/

Photo credit 4° titolo Evan Leeson https://www.flickr.com/photos/ecstaticist/

Qui la versione in tedesco a cura di Felix Holzapfel

Qui ci sono maggiori informazioni sul progetto e sui suoi autori, Doc Searls doc@searls.com e David Weinberger david@weinberger.org.