TALENTI ITALIANI ALL’ESTERO: La versione di Gessica, maga del performance marketing a Berlino

Gessica Bicego, fotografata da Alberto Granzotto

È un talento con grinta da vendere, Gessica Bicego. Vicentina di Castelgomberto, 32 anni, ha una laurea in informatica e tiene conferenze in giro per l’Europa, ma questa è solo la punta dell’iceberg: studi universitari anche in matematica, esperienze professionali di ogni tipo (dalla baby-sitter alla ripetitrice di statistica, dalla bagnina alla social media manager), e soprattutto una voglia pressoché inesauribile di imparare cose nuove. Una self-made woman, insomma.

Vive a Berlino assieme al marito, e si occupa di user acquisition e performance marketing (tecniche per attrarre nuovi utenti massimizzando i risultati, specie in termini di ricavi) per una startup di fama mondiale, Blinkist.

Nel corso di una scoppiettante conversazione prima di pranzo, Gessica ci ha raccontato la sua storia: perché ha lasciato l’Italia, cosa ha trovato a Berlino, quali sono state le sfide che ha superato… Il suo sogno? In realtà ne ha almeno due. Il primo è creare una startup in Italia, riportando nel nostro paese tutto ciò che ha imparato in questi anni berlinesi. Il secondo è aiutare altri professionisti del marketing (e le aziende) a crescere, condividendo esperienze e competenze.

In questo blog post, una sintesi della conversazione.

Castelgomberto (foto di Pottercomuneo-opera propria CC BY-SA 4.0)

Allora, parlaci un po’ di te. Sei vicentina…

Sì, esatto! Sono nata in mezzo ai monti, a Castelgomberto. Ho fatto il liceo scientifico a Valdagno, poi mi sono iscritta a matematica all’Università di Padova. Mentre studiavo ho sempre lavorato… ho iniziato a 14 anni come addetta alle pulizie, poi verso i 18 anni ho preso il brevetto di bagnina e ho lavorato in una piscina della zona, facendo anche la segreteria. In seguito ho iniziato a dare ripetizioni in materie scientifiche: matematica, statistica, programmazione…

Il tuo percorso di studi e lavoro mi ricorda quello di certi imprenditori scandinavi, o americani. Ti senti un po’ una self-made woman?

Beh, sì, assolutamente [ride].

Al di là delle etichette, di cose ne hai fatte davvero tante!

Non stavo mai ferma. Nei miei anni universitari cantavo in un gruppo di musica elettronica, scrivevo, avevo un programma radio, recensivo su internet film e libri… Ho sempre avuto tanta energia, ho sempre voluto impegnarmi in un sacco di cose. E oggi sono molto soddisfatta di essere qui a Berlino, di fare un lavoro che adoro in un’azienda che amo, e di parlare in molte conferenze in giro per l’Europa. E di poter essere, nel mio piccolo, un punto di riferimento per le giovani donne, o almeno provare a esserlo… Però l’Italia mi manca parecchio. Lasciare il paese era un passo da compiere, ma spero che sia stato un arrivederci e non un addio.

Come sei approdata a Berlino?

Una premessa: io sono entrata all’università da aspirante matematica, ma alla fine ne sono uscita con una laurea in informatica. Sai, io adoro i dati, e soprattutto adoro usare i dati in ambito marketing. In ogni caso, mentre stavo finendo l’università non sapevo dove volevo andare: mi piaceva molto la parte digitale, e allora scelsi uno stage in una web agency padovana. Loro avevano questo progetto alternativo, una sorta di sexy shop online, e io mi occupavo dell’e-commerce, a tutti i livelli: gestionale, marketing, sviluppo. Dopo il sexy shop mi affidarono altri progetti, e al termine dello stage venni assunta, come project manager e advertising manager. Facevo un po’ di tutto, e grazie a loro sono cresciuta molto, anche sul piano creativo.

Però a te piaceva il marketing più tecnico, vero?

Esatto. Ed è stato proprio questo a spingermi ad andare all’estero: volevo conoscere il modo di lavorare delle altre aziende, e potenziare le mie competenze in questo settore.

E sei andata a Berlino…

Sì. A Berlino ho iniziato a lavorare per un’azienda americana di viaggi. Si trattava di una realtà molto grande, dove si lavorava con ritmi diversi da quelli a cui ero abituata in Italia. Lì ho iniziato a fare quello che volevo fare davvero, performance marketing. Il mio compito, allora come oggi, era quello di far crescere l’azienda in maniera sostenibile, gestendo l’allocazione dei budget e massimizzando i risultati attraverso l’ottimizzazione delle campagne digitali.

A Berlino ti sei subito sentita apprezzata, no?

Come sai io ho una formazione tecnica, pur occupandomi di marketing. In Italia a questo non si dava quasi nessuna importanza, mentre a Berlino, quando nei colloqui di lavoro dicevo “faccio marketing e sono laureata in informatica” la gente sorrideva, esclamava “Ecco, finalmente l’abbiamo trovata!”. Certo, gli inizi sono stati difficili: tante le cose da imparare, molto lavoro, il contesto internazionale… E la mia figura era un ibrido tra un marketing manager e un data scientist. Mettevo le mani nei dati, sviluppavo dashboard, cercavo di capire come investire i fondi, dove aveva più senso allocare denaro…

In questa prima azienda sono rimasta quasi due anni, imparando un sacco di cose. Ma volevo fare un salto, tornare a gestire un team, lavorare in una startup. Sai, mi piace far parte di imprese agli inizi, posti dove non tutto è definito, dove cresci con l’azienda. Dopo un po’ di ricerca sono approdata a Blinkist, come capo del performance marketing. Lavoro nel dipartimento marketing, guido il mio team che si occupa soprattutto di user acquisition, cioè di distribuire la nostra applicazione mobile a un pubblico altamente interessato.

E senti, com’è vivere a Berlino?

Io e mio marito ci siamo trasferiti qui insieme. Lui è italiano come me, è un senior UI/UX designer, e lavora con una startup di fotografia. L’idea era quella di provare a vedere cosa c’era all’estero. Volevamo uscire dall’ambiente italiano, che spesso tende a declassare certi tipi di competenze. Abbiamo scelto Berlino perché questa città è un po’ la capitale delle startup europee, ha una buona qualità della vita, e non volevamo spingerci troppo lontano, ad esempio in America.

Berlino: la Porta di Brandeburgo, da un altro punto di vista

Soddisfatta della scelta?

Sì, a Berlino va molto bene, in primo luogo dal punto di vista lavorativo. Mi sconvolge vedere quanto le cose siano veloci qui, quanto abbiamo imparato io e mio marito in tre anni. Stiamo poi conoscendo un sacco di persone interessanti, da tutto il mondo: una cosa davvero stimolante. Abbiamo anche tanti amici italiani, amici veri, incluse alcune persone con cui ho studiato a Padova. Insomma, vivere a Berlino è bello ma mi manca l’Italia, la passione della nostra terra, il modo italiano di fare le cose. Mi trovo benissimo in Germania, però mi manca molto l’italianità. Ma va bene così, per adesso.

Secondo te saresti riuscita a crescere così tanto anche rimanendo in Italia?

No, impossibile. Innanzitutto perché bisogna trovare l’azienda che abbia la capacità e anche la voglia di formarti, e in Italia non è affatto facile. Tante delle tematiche di cui mi occupo adesso, per esempio, nel nostro paese quasi non si affrontano. E a livello economico gli stipendi berlinesi sono più alti, mentre il costo della vita è più o meno lo stesso che in Italia, anzi, leggermente più basso. Tutto ciò contribuisce al successo di questa città. Qui ci sono tantissime startup e aziende, infrastrutture, grandi opportunità. Insomma, è tutto molto più facile! Quando ho voluto cambiare azienda, in due settimane ho trovato lavoro. Mio marito è venuto a Berlino senza un’occupazione, e in tre settimane ha iniziato a lavorare. Ed è tutto concentrato qui, nella capitale, mentre in Italia devi essere pronto a traslocare, se vuoi fare carriera…

Come è essere donna a Berlino?

Molto meglio che altrove. A partire dai colloqui di lavoro, dove nessuno osa porre domande personali tipo “Quando intendi avere dei figli?” (come è successo invece a molte mie amiche italiane), fino ai papà che restano a casa ad accudire i figli al posto delle compagne senza essere stigmatizzati dalla società. In generale credo che a Berlino non ci sia nessun ostacolo per una donna che, come me, vuole fare carriera. Nell’azienda dove lavoro le donne sono la maggioranza, e molti ruoli apicali sono ricoperti da donne.

Secondo te l’Italia è un paese per talenti?

No, non lo è. Non so perché, ma è così. Conosco un sacco di italiane e italiani capaci, intelligenti, che se ne vanno via, e mi chiedo sempre: perché?? Indubbiamente c’entrano la mancanza di meritocrazia e di opportunità, la questione della diseguaglianza tra i sessi, gli stipendi bassi, la difficoltà nel formarsi. È una società fossilizzata, la nostra.

Berlino invece è una città per i talenti…

Sì, assolutamente, talenti da tutto il mondo riuniti in un unico posto, è pazzesco! Questo ha i suoi pro, ma anche i suoi contro. Quando sei a Berlino, dove arrivano persone in gamba da tutto il mondo, la concorrenza cresce, lo standard si alza. A Berlino si deve dare molto di più, ma si impara anche molto di più. Ciò non significa che non abbia imparato parecchio anche in Italia. Le prime campagne di advertising, su Facebook Ads, le ho fatte in Italia ad esempio. Però Berlino mi ha fatto perfezionare tanto, e mi ha innalzato a un nuovo livello.

foto di Gessica Bicego

Cosa ne pensi della fuga di talenti dall’Italia?

Che i talenti viaggino è una cosa positiva: andare all’estero a imparare è sempre un fatto meraviglioso! Consiglio a tutti i giovani di lasciare l’Italia per un po’, e di fare esperienze in altri paesi. Però sarebbe fantastico riuscire anche a trovare un modo per riportare questi talenti in Italia, in modo che possano usare le competenze acquisite per far crescere il nostro paese. Ma dobbiamo sbrigarci. A parte qualche eccezione, credo che un talento all’estero difficilmente possa tornare in Italia. Quindi continuiamo a incitare i giovani a viaggiare e a formarsi, ma troviamo anche un posto per loro nel nostro paese!

Oltre a lavorare nel marketing, partecipi a conferenze in tutta Europa. Di cosa si tratta?

Amo condividere quello che imparo, ma soprattutto amo scambiare idee con altri colleghi. Una volta arrivata a Berlino mi sono subito messa all’opera per costruirmi un network di talenti e contatti. Circa un anno fa ho deciso di raccontare la mia esperienza sul palco (già lo facevo in Italia, a dire il vero), e ho anche scritto un articolo sul tema. Finora ho partecipato a molte conferenze in giro per l’Europa, occupandomi di diversi argomenti: dalle nuove piattaforme per acquisire utenti, a come usare i dati nella propria strategia digitale. La prossima meta? L’America!

Qual è il tuo sogno? Cosa vorresti realizzare da qui ai prossimi 5–10 anni?

Vorrei fare qualcosa di mio, senza dubbio. E del resto mi piacerebbe davvero tornare in Italia. Come ti ho già detto mi mancano molto la cultura italiana, la passione italiana, la famiglia, gli amici… anche se in realtà molti amici se ne sono andati: chi a Dubai, chi in Spagna, chi ancora più lontano… Però sì, è questo il mio sogno: vorrei creare una mia startup in Italia, riportando a casa tutto quello che ho imparato in questi anni berlinesi. Sarebbe bello.