Limbo-26.

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A questo punto sei uscito da una infanzia di solitudini, da una adolescenza in cui hai imparato a relazionarti in un collegio di preti e da un inferno a cui sei sopravvissuto per caso. A questo punto sei lo straniero arrivato in paese in mutande.

Gli altri, tutti gli altri, ora sono soltanto le persone che ti stanno attorno e ora devi pensare a fare qualcosa, a inserirti, a trovarti un lavoro.

Entri così nell’azienda di famiglia dove è chiaro che famiglia non ha per te una accezione di appartenenza ma di minaccia, tu sei l’ippopotamo che si muove in una casa di chiodi e punte acuminate, ma a differenza dell’ippopotamo, del pachiderma, dell’animale con la pelle spessa, la tua pelle è sottilissima e tu sei magrissimo.

Fai l’operaio, sollevi e sposti cose, fai quello che ti dicono di fare, fai tutto quello che ti dicono di fare e ancora ti aspetti che qualcuno ti dica bravo nella costante percezione che gli altri siano soltanto le persone che ti stanno attorno.

Loro sono gli alberi, i pali della luce, i lampioni, le montagne sullo sfondo, le nuvole che passano, le automobili che non si fermano nemmeno davanti ai passaggi pedonali, è un mondo che produce e che va di fretta, un mondo di concorrenti dove è presto chiaro che l’appartenenza è un miraggio e che mangiare nel tuo piatto è il loro miraggio.

Vai in discoteca con le persone che conoscevi prima e qualcuno che conosci adesso e lì passi le serate a girare in tondo come un cavallo da circo e a sentire musica che non ti piace e a guardare persone che non parlano la tua lingua. Tutto questo per molti anni. Nel frattempo nell’azienda famigliare si accorgono che come operaio sei sprecato e ti danno mansioni dirigenziali. Ti accorgi che l’azienda vive sui fasti del passato e sta fallendo, così in tre anni risani la situazione e triplichi il fatturato. Così diventi amministratore e fai un po’ tutto, in un posto che non ti piace.

Non hai più donne, i tuoi amici passano le giornate a parlare di biciclette. Una bicicletta è un mezzo di locomozione fatto da pochi elementi e col quale non si possono fare molte cose, a parte andare in bicicletta, ma loro riescono per giorni e per mesi, per anni, a parlare sempre e solo di biciclette. Tu stai zitto. Come mai non te ne rimanevi a casa? Volevi lasciare aperte le possibilità ai miracoli dato che eri vivo per miracolo? Quanti miracoli spettano nella vita a una persona? A me nemmeno uno, hai presente?

Continuavi a leggere, il virus così ti rendeva un alieno che stava attento a quello che diceva perché nessuno si accorgesse che era un alieno.

Niente donne, nessuna donna, e una domanda: cosa si fa con una donna a parte tutte le cose che ci hai già fatto?

Il tuo arco di vita, partito da una solitudine era arrivato ad un’altra e non poteva più nemmeno sprofondare, ti potevi solo allargare su una superficie piatta come una pallina di mercurio. Sperando di non separarti in goccioline più piccole, tanto piccole da diventare niente.

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