Parla con me — 15.

Va bene, ora ti dico una banalità nella quale intendo pure sprofondare, ti faccio una domanda: secondo te perché le cose accadono? Quale è la ragione necessaria per cui ogni cosa accada?

Pensaci.

La mia banalità è questa: le cose accadono semplicemente perché possono accadere e le cose che non possono accadere non accadono. Sembra stupido ma non lo è, perché una simile condizione, un simile motore incidentale, non è di supporto ad atti creativi intenzionali, le cose accadono perché ci sono le condizioni perché accadano, così una frana cade perché piove troppo e non ci sono alberi su quel terreno e un fiume straripa perché ha argini troppo stretti e troppo bassi. Nessuno lo voleva.

Così la gente parla perché ha la bocca e scrive perché può farlo, si sposa e fa figli solo perché è possibile, perché farlo è normale, come è normale scambiare l’attrazione per amore, e poi su! lo fanno tutti, si fa così, è naturale, ricordati l’aggettivo naturale, si spaccia un sacco di merda con l’aggettivo naturale, tornando al discorso, stare soli è più difficile, messa così mi pare chiaro che non sono i contenuti a determinare l’espressione.

Ora però, parlando della tua espressione, tu hai fatto teatro, hai dipinto quadri enormi e hai suonato la chitarra in diversi gruppi. Hai fatto un sacco di fotografie, perché non hai mai voluto esibire nessuna di queste cose?

Non hai mai voluto fare mostre o suonare in pubblico, non hai mai voluto recitare su un palcoscenico se non quella volta che alle medie ti hanno costretto, e su questo tornerò più avanti, perché tutte queste cose no?

Come mai la scrittura sì?

La tua scrittura non accade solo perché è possibile, accade perché ti è necessaria, e ora sprofondiamo un altro poco.

Data la possibilità di farlo molte persone si esprimono pubblicamente, lo fanno sui social, dove dicono tutte le prime cose che passano loro per la mente, in questo caso è la possibilità a determinare una abitudine che poi in quanto tale diventa necessità, una sorta di droga, drogàti di espressione solo perché è possibile, senza nessuna premeditazione, senza nessuna costruzione, senza nessuna attenzione al senso, alle premesse e al filo logico. Una bulimia, fanno il pieno di pensieri associativi e poi li vomitano, è una cosa che si può fare anche col cibo, mangiare e vomitare. È una patologia, moderna forse.

Il mondo è pieno di gente che vomita, il mondo tecnologicizzato galleggia sul vomito e non è colpa della tecnologia come non è colpa di una curva a gomito se la gente esce di strada.

Nel tuo caso lo storione e il caviale sono stati solo il primo contagio, poi le difese immunitarie sono crollate di colpo, facevi le medie ed eri molto violento.

Nel collegio omosessuato e sessuofobico tu eri un ragazzo forte e alto ed esercitavi un sadico controllo sugli altri con la violenza, li picchiavi se non facevano quello che volevi tu, era questa la tua espressione, il tuo modo di affermarti nel mondo, lo avevi portato da casa, lo portavi da casa nostra, dove io e te ci picchiavamo sempre, tu mi picchiavi anzi, meglio.

Poi un pomeriggio Sandro, la tua vittima preferita, ti ha detto, in un momento tranquillo, Tu hai ragione solo perché sei più forte, è stato lì che il virus ti è entrato dentro fino al midollo, in un istante, un momento in cui hai visto la tua profonda e devastata miseria.

Hai sentito le gambe rammollirsi e una nebbia bianca attraversare i pensieri trasversalmente. Dovevi trovare un altro modo per avere ragione del mondo e la cosa bella era che lo conoscevi già, insomma, hai guardato serio e in silenzio Sandro e poi, prima di Adams, hai sorriso e ringraziato per tutto il pesce.

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