SteamWorld Heist

Dopo Dig, Image&Form torna alla ribalta con un altro titolo della serie SteamWorld.
Avete presente Dig, no? Quell’indie col robot che scava. 
Ecco, scordatevelo perché Heist non c’entra un tubo, almeno come gameplay.

Pur prendendola larga, è ambientato nello stesso universo narrativo di Dig con rimandi più o meno evidenti, ma qui seguiamo le vicende di Piper, un’intrepida robottina a capo di una piccola astronave con la quale fa scorribande in lungo e in largo attorno a ciò che rimane della Terra (rip), saccheggiando astronavi di altre fazioni di canaglie spaziali. A lei si aggregano presto un nutrito gruppo di ribelli, reclutabili via via, e tutti assieme si imbarcheranno in un’avventura per risollevare le sorti dell’umana stirpe (cit.).

Invece di essere un breve platform/”simulatore di arricchimento tramite picconate” o in qualunque altro genere vogliate inquadrare Dig, Heist è invece uno strategico 2D sparacchino più dalle parti di X-COM, in cui a ogni turno dobbiamo decidere attentamente come muovere i personaggi, se farli sparare, riparare dietro qualche barriera o usare un oggetto, ma con un’importante differenza: mettere a segno o meno i colpi non dipende da fantasiose e improbabili percentuali sulle quali bestemmiare e farci i meme, bensì dalla nostra mira vera e propria. 
Molte armi hanno infatti un mirino incorporato che — pur ondeggiando, altrimenti è troppo facile — mostra la traiettoria del proiettile, per cui ci si deve spesso ingegnare con millimetrici rimbalzi sui muri per colpire il nemico alle spalle o alla testa.

La parte ruolistica gioca un ruolo importante in questa struttura: in ogni missione si possono portare 1–4 personaggi, ognuno con 3 slot per gli oggetti e le sue skill specifiche sbloccabili salendo di livello, capace di impugnare un tipo o l’altro di arma e in grado di muoversi di un certo numero di caselle. Vi sono armi da cecchino (col mirino), da mischia, a corto raggio, pesanti (che fanno danni ad area) e una mezza infinità di oggetti da comprare o trovare quali armature, granate, medikit, jetpack e quant’altro permetta di sopravvivere più a lungo o di dare vita a tattiche specifiche.

Bang!

Ogni livello (generato semi-casualmente) ha un obiettivo specifico, che va dall’eliminare tutti i nemici alla raccolta del bottino, ma sono presenti anche alcuni boss piuttosto impegnativi. Oltre a un tesoro dal contenuto fisso e unico, il resto del bottino consiste in un certo numero di sacchi sparsi in giro, che al termine della missione possono conferire galloni d’acqua (la valuta del gioco da spendere nei negozi), equipaggiamento non comune oppure raro, ovviamente il più utile e difficile da trovare.

La trama mantiene più o meno la stessa idea di base di Dig ma è senz’altro più lunga, sulle 10 ore. Ci sono poi 5 diversi livelli di difficoltà, missioni sfida e un sistema di valutazione finale con le solite stelline d’oro, che incentiva a rigiocarlo più volte anche alla difficoltà più alta, dove è sì impegnativo ma neanche troppo sleale.
Menzione a parte per la raccolta di cappelli, grande classico che non dovrebbe mancare in nessun gioco: oltre a comprarli in appositi negozi, si troveranno raramente in testa alle varie tipologie di nemici e una volta colpiti con attenzione per farli volare via, si potranno raccogliere, collezionare ed equipaggiare sui nostri robot. Come farne a meno?

Heist non è però esente da alcuni minimi difetti che almeno la prima volta mi hanno dato un po’ fastidio: uno è la gestione dell’inventario, non troppo intuitiva e un po’ caotica, con la possibilità di equipaggiare gli oggetti solo all’inizio di ogni missione e che vengono rimossi se dati a un altro personaggio.
Secondo, una certa tendenza in una buona metà dei livelli a far partire subito l’allarme (con conseguenti rinforzi), che costringe a fare le cose di fretta per non venir sommersi da nemici/torrette e soprattutto a sperare che, nella casualità del tutto, non spawnino in posizioni sfavorevoli e non vadano a chiudere all’istante un ignaro personaggio che aveva come unica colpa quella di trovarsi nel posto sbagliato senza saperlo. In questi casi la tattica va un po’ a farsi benedire, e avrei preferito la prevalenza di un approccio più calmo e ragionato.

Anche la grafica è sostanzialmente la stessa di Dig, con un adorabile stile western/steampunk e un ottimo design dei personaggi/nemici e delle ambientazioni, mentre la colonna sonora è affidata agli Steam Powered Giraffe, gruppo folk-rock composto da tre tizi squinternati che nessuno ha mai sentito, ma che ha realizzato dei brani cantati (nei vari bar o dopo gli scontri coi boss) così belli ed azzeccati che sono quasi invogliato a comprargliela.

Sono bravi anche in forma robotica

In buona sostanza Heist è un titolo dal gameplay estremamente solido e divertente, ma soprattutto la dimostrazione che gli sviluppatori sono senz’altro maturati dal pur buono ma ancora semplicistico Dig, riuscendo a passare per due generi così diversi senza problemi e alzando nel contempo anche la complessità e la qualità delle loro produzioni.

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