Perché il timore è legittimo ma non deve prendere il sopravvento

Se non affrontassimo con spirito di solidarietà questo problema, se ciascuno pensasse di lasciarli fuori, pensasse di distruggere i ponti per costruire dei muri, se ciascuno si accontentasse di non vederli nel proprio paese, sarebbe l’ipocrisia a prendere il sopravvento.

Non voglio fare un discorso retorico e buonista ma nemmeno un discorso che scarica la responsabilità delle pressioni che stanno vivendo le nostre comunità, esclusivamente sull’Unione Europea, sul Governo, sul Parlamento. Sarebbe un discorso scontato ed inutile, poiché è assodato che queste istituzioni abbiano gran parte della responsabilità nella cattiva gestione dell’immigrazione. Vorrei fare un discorso ad un livello molto più concreto, poiché è questo che interroga e scuote una parte della comunità gradese nell’immediato.

Siamo stati chiamati a condividere parte delle pressioni migratorie che si sono riversate su alcune città del Friuli Venezia Giulia. Una parte anche esigua rispetto a quanto previsto dai parametri del Viminale. Saranno 18 le persone, gli esseri umani che accoglieremo. Siamo stati chiamati a non voltare le spalle a quei Comuni e a quelle Comunità che da anni si sono fatte carico per imposizione dello Stato di accogliere i migranti.

Abbiamo detto sì poiché il progetto che ci è stato prospettato è un progetto sostenibile, concreto, un progetto di integrazione che guarda all’impiego di queste persone in piccoli lavori di manutenzione del territorio.

Abbiamo detto anche un NO. Abbiamo detto no al trasferimento integrale o parziale del CARA di Gradisca in alcune strutture ricettive del Comune di Grado. Ci sono dei limiti, delle soglie di sostenibilità sopra i quali come amministrazione e credo anche come comunità non possiamo e non vogliamo andare.

In questi mesi voci più o meno insistenti rappresentavano l’ipotetico arrivo di 300 migranti sul territorio comunale, ebbene non sono nemmeno 30 le persone che accoglieremo sul territorio comunale. Sono 18. Un numero che non fa di noi dei paladini dell’accoglienza, ma di certo fa di noi una comunità solidale nei confronti delle altre comunità limitrofe.

C’è un altro punto da menzionare, i migranti verranno sistemati in una struttura privata a Fossalon. Non al Cinema Cristallo, non alle Piramidi, non in alloggi Comunali. Di fatto non sottraendo nulla ai cittadini gradesi, specie alla fascia più fragile della nostra comunità.

Comprendo la preoccupazione e a volte la paura di alcuni, in parte la condivido, il confrontarsi per la prima volta con la diversità culturale e con un problema epocale come quello dell’immigrazione può essere difficile.

Ma penso anche che i nostri scolari e studenti, quanti lavorano fuori Grado siano abituati ad incrociare queste persone nei pressi delle stazioni delle Città capoluogo di Provincia ed in molte parti del territorio regionale. Ammesso e non concesso che questi possano costituire un pericolo, credo che il sistema di accoglienza più è diffuso e più consente di monitorare e prevenire meglio anche ipotetiche violazioni della legge italiana. Più è diffuso e più permette l’integrazione e la collaborazione lavorativa dei migranti.

Il problema della gestione delle migrazioni c’è, esiste, ci circonda, potevamo far finta che la cosa non ci riguardasse, oppure fare la nostra parte. Potevamo aspettare che ci venisse imposta l’accoglienza dei migranti in numero ben più consistente in qualche struttura ricettiva, oppure fare la nostra parte.

Molti Comuni la loro parte la stanno facendo, l’Italia pure (anche se in misura nettamente inferiore rispetto agli enti locali), l’Unione Europea invece risulta quasi totalmente assente. Come possiamo chiedere a gran voce all’Europa di essere solidale se non riusciamo a riprodurre la stessa solidarietà tra Comuni di una stessa Regione?

Se da un lato il timore è comprensibile e condivisibile, dall’altro l’ipocrisia, la demagogia, il populismo e il razzismo fanno ribrezzo e ci rimandano col pensiero a qualcosa che l’Europa ha già vissuto, che la storia ha già impietosamente condannato.

Non è facile assumersi responsabilità di questo tipo, non sarà facile nemmeno giustificare le proprie scelte di fronte a chi non vuol vedere, di fronte a chi sentire ragione, ma abbiamo preso la decisione di accettare questo progetto per senso di responsabilità e solidarietà ed anche per tutelare gli interessi della nostra comunità. Per metterci a riparo da scelte imposte e calate dall’alto con processi che non avremmo potuto governare.

Ancora una volta scegliamo di gestire le situazioni non scaricando la responsabilità, non ignorando i problemi, ma affrontandoli; non nascondendo la testa sotto la sabbia. Matteo Polo — Vicesindaco del Comune di Grado