Lo Zippo

“No, lo Zippo no.”

Cercavo un tono di voce imperioso, ma mi uscì un pessimo, ridicolo squittio.

Eri non rise. Mi fissò accigliata. Stava dicendo sul serio. Agitò con la mano il sacchetto di bioplastica. All’interno dell’involucro semi trasparente lo Zippo color acciaio si ribaltò un paio di volte. L’accendino metallico era cesellato con un disegno al laser che riproduceva il PMX 003, uno strambo modello di robot della serie Gundam. Mi piaceva, anche se non avevo mai visto nemmeno un fotogramma di quella serie.

“Ma se non hai mai fumato, a cosa ti serve?” chiese Eri, non senza un minimo di logica.

Deglutii. Quell’oggetto era una delle poche cose che mi portavo sempre appresso, anche senza averne un reale bisogno. E soprattutto non un bisogno razionale. Ne ero geloso, lo tenevo nella plastica per non rigarne la superficie metallica. Eppure rischiavo di perderlo ogni volta che dimenticavo il borsello da qualche parte.

“È di mio padre. È un ricordo del mio vero padre.” risposi, sempre con una convincente voce da topo strozzato.

“Ah.” Eri sembrò esitare, ma solo per un paio di secondi.

“Senti.” mi disse, con un profondo sospiro. “Non voglio privarti dei ricordi di famiglia. Lasciarmelo in pegno e il mese prossimo mi porti il resto dell’anticipo insieme ai ricavi delle vendite. E te lo restituisco. Prometto di tenerlo con cura.”

Esitai fin troppo. Qualcosa nel tono di Eri, e nel suo sguardo serio, mi diceva che non aveva nessun interesse a fregarmi. Che voleva solo tutelarsi nei confronti di un giro di persone che ancora non conosceva bene. Conoscendo i balordi che frequentavano i locali della riviera, non potevo darle torto.

“Prometto di tenerlo nascosto ai ragazzi.” disse, come ultima dimostrazione di buona volontà.

Mi poteva bastare, decisi. Feci un solo gesto con la testa, nel timore di poter parlare di nuovo con quella voce goffa. Il gesto mi riuscì bene e sembrò impressionare Eri. Forse riuscivo ancora a passare per un maschio degno di questo nome.

Ci congedammo in silenzio. Raccolsi lo scatolone con i campioni di spray, i Pod e le istruzioni per caricare l’applicazione. Gli appoggiai sopra il casco e cominciai a scendere le scale.

Non sentii chiudere la porta dell’appartamento. Immaginai Eri seguirmi con lo sguardo.

Raddrizzai la schiena.

(questo post fa parte del progetto Papi64, di cui potrai leggere l’evoluzione a cadenza quasi settimanale)