Luci

Rimboccai le maniche.

Eri si avvicinò con un vaporizzatore e mi spruzzò gli avambracci con un liquido fresco e leggermente vischioso. Mi annusai le braccia: profumavano di limone.

“Fa meno schifo di quanto immaginavo.” commentai.

“È una pellicola bioluminescente.” mi spiegò, guardandomi storto. “Lasciala asciugare, ci mette un paio di minuti.”

Aspettai pazientemente, le mani in aria. Come un chirurgo prima di un intervento. Eri, nel frattempo, digitava cose.

“Scegli un brano.” mi ordinò, senza nemmeno voltarsi.

“Che genere?”

“Qualcosa di tranquillo. Ambient. Cardio-chill.”

“Ah. Allora, fammi pensare…”

Elaborai mentalmente una playlist per il genere Cardio-chill. Non c’erano molti brani, ma quale sarebbe stato il più adatto? Ero imbarazzato.

“Sbrigati, altrimenti scelgo io.”

“Ah. Beh, ‘The liver of Shai-Hulud’ dei Freemeh.” improvvisai, con una smorfia. Il finale di quel pezzo non era il massimo.

Eri non rispose ma aumentò la velocità e la violenza con cui digitava robe incomprensibili. Gli schermi TLE diminuirono di luminosità, e dagli speaker superficiali iniziò a diffondersi la bassa vibrazione del brano della band scozzese. Piccole scintille blu cominciarono a fluttuare lente sugli schermi. Quando le prime note di basso e gli eco grattati degli effetti elettronici si fecero strada al di sopra del vibrato, notai che le scintille blu si muovevano a ritmo con la musica. Eri si scostò dalla scrivania, in attesa.

La Cardio-chill nacque nelle università di medicina quando si cominciarono a studiare seriamente gli effetti della musica sul ritmo cardiaco. Gli studi puntavano a scoprire le giuste frequenze e il ritmo perfetto per creare una musica che avesse effetti terapeutici. Ci arrivarono con una combinazione fortunata di studi empirici e teorie matematiche, e scoprirono che la musica funzionava davvero. E quando gli artisti misero mano sulle pubblicazioni scientifiche, nacque un genere musicale che era piacevole da ascoltare e che faceva anche bene alla salute.

Ero rilassato. Mi accorsi che avevo gli occhi chiusi solo quando sentii schioccare le dita di Eri. La guardai, stupito, e vidi che mi indicava le braccia.

Le alzai.

Non mi ero accorto che le scintille blu sugli schermi TLE altro non erano che il feedback visivo di quanto stava accadendo sulle mie braccia. Sollevai le mani. Minuscoli punti luminosi danzavano tra i polsi e i gomiti, muovendosi sulla pelle, lasciando scie che andavano spegnendosi con grazia. Mossi un braccio in avanti. I puntini esitarono un momento, poi seguirono il movimento spostandosi verso il dorso la mano. Feci un movimento più ampio e controllato, con entrambe le braccia. I puntini seguirono docili un’inerzia virtuale, accumulandosi per poi riprendere la loro danza al ritmo della musica.

“Wow.” esclamai, colpito.

“Il software sul Pod è autonomo.” mi spiegò Eri, porgendomi il dispositivo smontato. “Controlla tutto. Devi solo farlo installare ai tuoi amici.” Lo esaminai, mentre le lucciole blu sembravano incuriosite dall’oggetto. Aggrottai la fronte quando vidi il simbolo del paese di produzione.

“Non funzionerà solo su queste porcherie americane, vero?” chiesi, dubbioso.

Eri mi squadrò come se fossi un eretico, poi interruppe il brano musicale.

(prima del finale, gliene fui grato)

“No, funziona su tutti i Pod.” rispose in tono acido, “Quello americano me lo hanno regalato. Lo uso solo per sviluppare.”

Incrociò le braccia. “A quanto pensi di venderlo?”

Ci ragionai, pensando a chi poteva essere interessato. Conoscevo un paio di artisti ai quali poteva piacere. Le cubiste lo avrebbero usato nei locali, e un amico TJ lo avrebbe usato nei locali. Non erano tanti, ma con un po’ di passaparola potevamo arrivare a un centinaio di persone.

“Un centinaio di Euro per ottanta clienti.” sparai d’istinto. “Senza lo spray.”

Lei strinse gli occhi mentre considerava la proposta. Poi mi superò per aprire la porta della stanza, lasciando entrare la luce del soggiorno. Insieme al fumo delle sigarette e al profumo della pizza, l’atmosfera Cardio-chill della stanza di Eri andò a farsi benedire.

“Il prezzo può andare, ma la cioccolata è troppo poca. Mi devi qualcos’altro.” concluse, con un tono che non ammetteva repliche.

(questo post fa parte del progetto Papi64, di cui potrai leggere l’evoluzione a cadenza quasi settimanale)